Intervista a Chiara Montanari per Il Mese delle STEM

18 May 2017

Chiara Montanari

Eccoci con un nuovo appuntamento con le #ragazzeSTEM. Le interviste per Il Mese delle STEM continuano ed oggi abbiamo il piacere di chiacchierare con Chiara Montanari. Ci racconterà della sua esperienza e del suo rapporto con le materie STEM. Ecco come si presenta Chiara Montanari:

Chiara Montanari è Travel Addicted e per guadagnarsi da vivere fa l’ingegnere. Ha un’esperienza di 14 anni nell’organizzazione e gestione di missioni polari, con un interesse particolare per la leadership di team multiculturali e multidisciplinari in ambiente estremo.

All’attivo ha 5 spedizioni in Antartide: è stata Expedition Leader nelle missioni internazionali alle basi di ricerca dell’Italia, della Francia  e del Belgio. Oltre alle esperienze polari, ha lavorato come Operations Manager in UK nel settore innovazione e Start-up digitale, ha un master in management ed è stata ricercatrice al Politecnico di Milano, dove attualmente si occupa di sviluppo sinergico in progetti di innovazione con la Cina. Fa ricerca al Centro di Antropologia ed Epistemologia della Complessità di Bergamo per sviluppare metodologie di trasferimento in ambito organizzativo delle competenze che si acquisiscono nelle esperienze di vita-lavoro in Antartide (MindSet dell’incertezza).

Nel 2014 è stata insignita dell’Ambrogino d’oro, civica benemerenza della città di Milano per l’impegno nell’innovazione, la ricerca e il trasferimento tecnologico e nel 2016 candidata all’Onorificenza al Merito della Repubblica Italiana per la sua ultima missione con il Belgio.

Nel 2015 ha pubblicato (Mondadori) il libro dell’ultima spedizione sul Plateau Antartico in cui propone l’ambiente estremo come metafora del mondo contemporaneo: caratterizzato da elevata complessità, alto rischio ed incertezza permanente.

E’ speaker in convegni internazionali incentrati sui temi del project management globale, start-up e open innovation a livello organizzativo, così come la resilienza, la leadership e l’empowerment individuale. Quando non è impegnata in Antartide vive a Milano, dove insegna yoga e pratica Shaolin Kung Fu Wushu.

Intervista a Chiara Montanari per Il Mese delle STEM

Quale Liceo hai scelto?

Il liceo scientifico.

Quale era la tua materia preferita al Liceo?

Matematica, perché era come un giocare e non dovevo studiarla. Non ho mai amato lo studio a scuola perché per la maggior parte del tempo era troppo nozionistico e poco ancorato con la vita. Almeno la matematica assomigliava al gioco.

Quale Università hai frequentato e perché?

Ingegneria civile, sempre per via della matematica, ma anche perché allora avevo sviluppato una passione per l’architettura e la sostenibilità ambientale

Se potessi tornare indietro nel tempo, chi vorresti conoscere?

Moltissime persone, ma se dovessi selezionane alcune: Leonardo da Vinci, Ipazia, Einstein, Shakespeare, Cleopatra, Van Gogh, Voltaire, Maria Montessori, Confucio, Socrate, Aristotele e Platone.

Chi ti ha ispirato e guidato nella tua carriera?

Sir Ernest Shakleton, un riferimento inarrivabile, ma anche leggere la letteratura classica e la methode di Edgar Morin e poi molti colleghi e compagni di avventura.

Una frase che non sopporti?

“Perché abbiamo sempre fatto così”

Una frase che ripeti spesso?

“Tu dois faire avec!”

Quanto hanno contribuito le tue conoscenze logico – matematiche nella tua carriera?

Sono state fondamentali, soprattutto le nozioni della geometria.

Cosa fare per scoraggiare il fenomeno degli stereotipi di genere?

Gli stereotipi per definizione sono “l’abitudine”. Per scoraggiarli secondo me è utile cominciare a guardare le questioni nella loro essenza. Cominciare a parlare in termini di “essere umano” per esempio, invece che far la distinzioni di genere, almeno per quanto riguarda lo studio e il lavoro è una possibilità. Evidentemente esistono generi diversi, ma se consideriamo la questione in senso stretto “la classificazione di genere” non è stata fatta per caratterizzare “l’essere umano quando studia o mentre lavora”. A ben vedere è come se ci tenessimo a fare una distinzione tra “mele e pere” quando, invece, vogliamo sapere e misurare la “qualità della frutta”. Non ha alcun senso logico! Però continuiamo a fare una distinzione, così, solo perché siamo abituati.

Oggi fra i giovani la paura più grande è non riuscire a realizzarsi. Qual è il tuo consiglio?

Oggi c’è un grande problema: il futuro fa paura. In molti c’è la sensazione di non essere più capaci né a pensarlo né, tanto meno, ad esserne attori in grado di costruirselo un futuro. Le trasformazioni sono così radicali e repentine che ci sembra che la terra possa crollare ad ogni passo sotto i nostri piedi. Lo sostengo da un po’ che il mondo sta diventando sempre più simile all’Antartide: la nostra logistica è molto organizzata e complessa, ma ogni volta accade sempre un imprevisto che capovolge tutti i presupposti e noi ci dobbiamo riorganizzare. Non credo che esista una formula magica ma secondo me è importante imparare a sviluppare la resilienza che abbiamo. Per questo da alcuni anni mi sono messa a sviluppare un metodo per portare il mindset antartico nelle organizzazioni.

Cos’è il successo per te?

E’ vivere con passione.

Grazie Chiara!

 

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