Intervista a Mirka Daniela Giacoletto Papas per il Mese delle STEM

21 Mar 2017

Mirka Daniela Giacoletto

Ecco un nuovo appuntamento con le interviste per il Mese delle STEM. Oggi Mirka Daniela Giacoletto Papas ci parla della sua esperienza e del suo rapporto con le materie STEM. Mirka Daniela Giacoletto Papas è un altro esempio di leadership femminile, ispirazione per tutte le ragazze “che vogliono contare”.

Questa intervista è contenuta nel libro “Le ragazze con il pallino per la matematica“.

Mirka Daniela Giacoletto Papas si presenta così:

Mirka Daniela Giacoletto Papas: Segretario del Consiglio di Amministrazione dell’Università Bocconi e Amministratore Delegato di Egea spa, casa editrice dell’Università Bocconi. Membro del Comitato di Presidenza di AIE, Associazione Italiana Editori.

Laureata in giurisprudenza a Genova, con un Master in Diritto della Comunità europea alla Politische Akademie di Eichholz. Ha lavorato in Associazioni industriali, in importanti gruppi industriali ( Montedison, Bi-Invest) e in multinazionali della consulenza prima di entrare all’Università Bocconi come Direttore centrale per lo sviluppo, la comunicazione e i rapporti istituzionali. E’ stata Vice-presidente dell’AIE-Associazione Italiana Editori, Amministratore Delegato di “Economia e società aperta”. Inoltre ha ricoperto i ruoli di: Vice-Presidente di Ketchum srl; Consigliere di Asiim- Associazione per lo sviluppo dell’imprenditorialità immigrata.

Ha insegnato Crisis management all’Università Bocconi e allo IULM.

Intervista a Mirka Daniela Giacoletto Papas per il Mese delle STEM

Quale Liceo hai scelto?

Il liceo classico

Quale era la tua materia preferita al Liceo?

Se proprio devo confessarlo, le ore che mi piacevano di più erano quelle in palestra, per l’ora di educazione fisica! Con tutte le altre ore di insegnamento vero e proprio avevo un rapporto paritario, di curiosità: mondi da scoprire, strumenti per capire chi ero io, quale il rapporto con gli altri, dove potevo andare, che cosa potevo fare. Studiavo tutto, e poiché studiavo tanto, andavo bene in tutto.

Quale Università hai frequentato e perché?

Per tutto il tempo degli studi, dalle elementari al liceo, avevo una sola convinzione: avrei studiato medicina. Mio padre, persona di grande intelligenza, umanità e calore, si era ammalato quando io ero nata. Aveva passato tutta la vita, troppo breve, da un sanatorio all’altro. Trovare il modo di evitare queste sofferenze, l’ingiustizia di una vita non vissuta ma solo sofferta, era diventata per me una ossessione.

Ma su questo trovai una resistenza fortissima in famiglia: medicina no e basta. Insistevano perché facessi una scelta in libertà, non condizionata dalla storia di mio padre. Così rimasi assolutamente incerta: mamma diceva lettere e insegnamento, che si combina bene con la famiglia (sic!). Il professore di storia e filosofia (9 alla maturità) anche, insistendo per il concorso alla Normale di Pisa (che spavento!). Il professore di matematica e fisica (10 alla maturità) sosteneva fisica, sempre alla Normale. I giornali sostenevano che per una carriera sicura occorreva fare geologia (la moda degli anni 70) oppure statistica. Nella confusione più totale, mi rivolsi ad un Centro di orientamento: dopo diversi colloqui, la sentenza: per lei va bene qualunque facoltà, scelga quello che le piace di più. Oibò! Ma che aiuto è?

Scelsi giurisprudenza perché, girovagando per i corridoi dell’università in cerca di informazioni, avevo concluso che era la facoltà con meno esami delle altre. Consentiva l’accesso a tutte le carriere del mondo, e in fondo si poteva fare anche senza frequentare (e questo era stata la tentazione vincente perché avrebbe lasciato spazio alla mia seconda passione di quegli anni, cioè la politica e l’impegno pubblico). Frequentai il necessario, mi laureai nei tempi giusti appassionandomi (senza mai confessarlo) al rigore metodologico e all’ordine mentale che la disciplina del diritto impone e che avrei istintivamente ricercato e applicato nell’esercizio di tutti gli impegni che ho  successivamente assunto.

Se potessi tornare indietro nel tempo, chi vorresti conoscere?

Socrate: un mito

Chi ti ha ispirato e guidato nella tua carriera?

Il mio professore di matematica al liceo Spotorno: per cinque anni ci ha parlato di filosofia della matematica. Il Direttore dell’Associazione industriali di Genova, Giuseppe Manzitti, il mio primo lavoro: aveva visto tutto, capiva tutto e guardava con comprensione e pazienza alle intemperanze di una neo laureata alle prime armi ma presuntuosa. Il gran capo del mio primo importante incarico da dirigente, Giuseppe Glisenti: un caratteraccio ,ma grande manager con un senso totalizzante dell’etica personale e professionale.

Una frase che non sopporti?

Tutti i luoghi comuni (sulle stagioni, sul governo, sulla responsabilità ecc.) dietro a cui le persone si nascondono per pigrizia, per paura, per stupidità. Quella che mi irrita di più è: “E’ il regolamento” quando te la snocciolano prima di verificare, prima ancora di capire il problema.

Una frase che ripeti spesso?

Non saprei, non ricordo. Però da adesso cercherò di stare attenta per scoprire se anch’io non sono colpevole di qualche personale luogo comune.

Cosa, dei tuoi studi, è stato più utile nella tua carriera?

L’educazione alla ragione, alla logica, che è il portato dei miei studi classici. Studiare latino e analisi logica fin dalla prima media, aggiungendo poi filosofia e matematica, crea una dipendenza irrinunciabile, una pulizia mentale che ti guida e ti condiziona in tutte le scelte. E poi (ma qui rischio io di cadere nei deprecati luoghi comuni), la determinazione: cioè non smettere mai di studiare. Cercare sempre di capire, scoprire nuove possibilità. Inoltre la volontà di riuscire in quello che fai, a costo di lavorare come un mulo.

Cosa fare per scoraggiare il fenomeno degli stereotipi di genere?

Denunciarli come stereotipi, contrastandoli in tutte le manifestazioni professionali e personali in cui puoi avere una influenza. Non credo molto nelle manifestazioni o nei manifesti, anche se ammiro chi dedica tempo ed energie a questo tipo di strumenti. So di avere conquistato, per capacità mia e benevolenza della fortuna, condizioni di vita privilegiate. E sento come un dovere mettere questa condizione a disposizione di una battaglia continua per il rispetto dei diritti e delle persone. Ho quindi sempre applicato, nella gestione delle mie responsabilità aziendali e sociali, una cultura della parità sostanziale: nell’assunzione delle persone, nell’offrire occasioni di formazione e crescita, nel lanciare messaggi forti negli ambienti che frequento.

Oggi fra i giovani la paura più grande è non riuscire a realizzarsi. Qual è il tuo consiglio?

Non spaventarsi di avere paura: è normale, è segno di consapevolezza delle difficoltà che il mondo, la vita possono presentare. E’ segno di umiltà, che è una grande dote oggi poco praticata. L’importante è non lasciarsi paralizzare dalla paura: non essere timidi, analizzare bene le proprie capacità e i propri limiti, difendere con fierezza le capacità e non nascondere i limiti, cercando di porvi rimedio. Avere fiducia negli altri (ma con giudizio!)

Cos’è il successo per te?

E’ constatare che quello che faccio, che penso, lascia una traccia. Che alle persone che hanno lavorato con me ( e sono tante!) o con cui sono stata in contatto, ho lasciato, o insegnato, qualcosa di utile. E se poi me lo riconoscono, è una festa!

Grazie Mirka!

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