Intervista a Valentina Giordano per il Mese delle STEM

14 Feb 2017

Valentina Giordano

Le studentesse di oggi vogliono contare? Certo che sì! Per questo proponiamo anche oggi un esempio di leadership femminile per ispirare tutte le ragazze che “vogliono contare”. Oggi intervistiamo Valentina Giordano, che ci parlerà di sé, della sua esperienza e del suo rapporto con le materie STEM.

Questa intervista è contenuta nel libro “Le ragazze con il pallino per la matematica“.

Valentina Giordano si presenta così:

Valentina Giordano, 33 anni, una laurea in Lingue e Letterature Euroamericane, due master in Marketing, Comunicazione e Media Digitali e dieci anni di esperienza lavorativa tra insegnamento ai bambini, collaborazioni con il Consolato Brasiliano e organizzazione di eventi e congressi internazionali. Una passione genuina per il viaggio.

Poi l’incontro con la Mindfulness e l’inizio di una nuova crescita che si rivela a tal punto trasformativa, che Valentina decide di rispondere alla chiamata. Mindfulness Teacher qualificata con il Center for Mindfulness della University of Massachusetts Medical School, Valentina oggi insegna il programma MBSR per la riduzione dello stress, percorsi di Mindful Eating ed è entusiasta di portare la mindfulness in contesti aziendali e nell’education, favorendo lo sviluppo delle soft skills fin da piccoli.

Intervista a Valentina Giordano per il Mese delle STEM

• Quale Liceo hai scelto?

Linguistico. L’idea di conoscere più lingue, culture e letterature mi affascinava molto. Mi sembra di viaggiare da sempre.

• Quale era la tua materia preferita al Liceo?

Letteratura, qualsiasi letteratura. Al liceo ho studiato quella italiana, inglese, tedesca e spagnola. Poi, all’Università, la letteratura portoghese, brasiliana, argentina, russa, ebraica. E le ho amate tutte.

• Quale Università hai frequentato e perché?

Mediazione Linguistica e Culturale all’Università degli Studi di Milano, un’interfacoltà tra Lettere e Filosofia e Scienze Politiche. L’ho scelta perché allo studio delle lingue e delle relative letterature ho potuto affiancare percorsi culturali e antropologici, con approfondimenti di storia economica e diritto internazionale. Dopo la triennale, ho deciso di proseguire all’Università degli Studi di Firenze, scegliendo un corso di laurea specialistica in Studi sulle Americhe (Lingue e Letterature moderne euroamericane), specializzandomi sull’America Latina.

• Se potessi tornare indietro nel tempo, chi vorresti conoscere?

Maria Montessori. Mi piacciono le rivoluzioni culturali.

• Chi ti ha ispirato e guidato nella tua carriera?

Tutte le persone che ho incontrato. Davvero. Credo che se siamo abbastanza umili e curiosi da considerare chiunque incontriamo nel nostro cammino come un maestro, allora le nostre possibilità di crescere e di imparare diventano infinite.

• Una frase che non sopporti?

“Come sarei felice se…” o anche “Sarò felice quando…”.

Se siamo sempre tesi verso ciò che ci manca, verso un momento diverso da quello presente, rischiamo di non cogliere la bellezza e l’abbondanza che è già presente qui e ora nelle nostre vite. La felicità è più accessibile quando impariamo a rilassarci con la vita così com’è.

• Una frase che ripeti spesso?

“Fail again, fail better”. Sbagliare è fondamentale nel processo di apprendimento e cambiamento e grazie ai nostri errori possiamo modificare la visione di noi stessi e la nostra idea del mondo. Scrive Kathryn Schulz, autrice di un bellissimo libro che s’intitola Being Wrong: Adventures in the Margin of Error: “Per quanto i nostri errori possano disorientarci, essere difficili o renderci più umili, in sostanza è la nostra capacità di sbagliare, non di avere ragione, che può insegnarci chi siamo.”

• Quanto hanno contribuito le tue conoscenze logico – matematiche nella tua carriera?

In misura media, credo di avere l’emisfero destro più sviluppato di quello sinistro. Tuttavia, la mindfulness e le ricerche in tema di neuroplasticità mi hanno dato modo di comprendere che il nostro cervello si rimodella in risposta all’esperienza e all’allenamento. E questo smonterebbe un’altra delle frasi che non sopporto: “non sono portata”!

• Cosa fare per scoraggiare il fenomeno degli stereotipi di genere?

Essere un esempio. Per i bambini e le generazioni a venire, ma anche per uomini e donne della nostra età. Nel mio piccolo, provo sempre un’enorme soddisfazione quando sento donne più grandi o più giovani di me che affrontano il cambiamento con coraggio o intraprendono il loro primo viaggio da sole, perché in qualche modo – con un racconto, con una foto, con la mia esperienza personale – le ho ispirate.

• Oggi fra i giovani la paura più grande è non riuscire a realizzarsi. Qual è il tuo consiglio?

Coltivare la pazienza, ma anche il giusto atteggiamento. Guardare oltre l’idea di realizzazione che la società impone e fare scelte più in linea con il proprio sentire. Comprendere che la vita è piena di possibilità. E poi, mantenere una mente del principiante. Insegna Suzuki Roshi, un grande Maestro Zen: “Nella mente del principiante ci sono molte possibilità, in quella dell’esperto poche”.

• Cos’è il successo per te?

Vivere la vita con pienezza e autenticità, un respiro alla volta.

Grazie Valentina!

 

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