Abbiamo un piano (molto) forte! Intervista ad Angelo Bardini sul Piano Nazionale Scuola Digitale

13 Nov 2015

piano nazionale scuola digitale

Il Piano Nazionale Scuola Digitale (PNSD) è il documento di indirizzo del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca per il lancio di una strategia complessiva di innovazione della scuola italiana e per un nuovo posizionamento del suo sistema educativo nell’era digitale. È un pilastro fondamentale de La Buona Scuola (legge 107/2015), una visione operativa che rispecchia la posizione del Governo rispetto alle più importanti sfide di innovazione del sistema pubblico: al centro di questa visione vi sono l’innovazione del sistema scolastico e le opportunità dell’educazione digitale.

Oggi intervistiamo il prof. Angelo Bardini, dell’Istituto Comprensivo Statale di Cadeo – Piacenza. Si occupa di innovazione didattica e tecnologica e di tecnologie per le disabilità, progetta biblioteche sin da bambino, è direttore artistico del Milestone – Piacenza Jazz club ed è attivo online con il progetto Digital Champion.

Piano Nazionale Scuola Digitale: intervista ad Angelo Bardini

La prima cosa che ti viene in mente pensando al Piano Nazionale Scuola Digitale?

Sorpreso e ancora incredulo di aver potuto far parte di questo gruppo di lavoro, di questo tavolo tecnico. Ho sempre pensato che queste cose venissero fatte a non meglio identificati “piani alti”. In questo caso è avvenuto l’esatto contrario, coordinati in modo molto informale da due ragazzi molto giovani, Damien Lanfrey e Donatella Solda, ci siamo trovati a lavorare in un gruppo ristrettissimo, anche 8 ore di seguito saltando il pranzo e anche nel mese di agosto.

Un modo stimolante, coinvolgente e molto pop di lavorare. Piani alti e scuola reale per pensare il piano di scuola digitale del futuro.

La parola pop per formulare un Piano nazionale di scuola digitale non è strana?

Al contrario. Era pop il gruppo (è un complimento per tutti!), è stato pop il modo di lavorare e pop la formattazione delle 135 pagine di testo. E’ pop avere i capitoli di spesa in testa ad ogni azione.

Tutto nasce con le Avanguardie Educative?

Avanguardie Educative come movimento di innovazione che sta portando a sistema le esperienze più significative di trasformazione del modello organizzativo e didattico della scuola è stato uno degli stimoli di partenza per il lavoro fatto con le 22 scuole fondatrici e le 250 le scuole adottanti. I temi che da anni fanno parte delle sue sperimentazioni, la trasformazione  del modello trasmissivo della scuola, l’attenzione per i nuovi spazi per l’apprendimento e la valorizzazione dei rapporti con il territorio li ritroviamo nel PNSD.

Il piano però ha prestato molta attenzione anche a chi in questi anni ha lavorato all’innovazione e ha osato e rischiato, reti, qualche dirigente e gli innovatori di cui parla Damien Lanfrey nell’articolo per il Sole 24 ore.

Tra gli strumenti, quale priorità: accesso, spazi e ambienti per l’apprendimento o identità digitale?

Inutile negarlo, la prima difficoltà è l’accesso, i dati parlano chiaro: delle 326.000 aule il 70% è connessa in rete, ma la connessione è generalmente inadatta alla didattica digitale; inoltre il 36% dei docenti (il 62% ha più di 50 anni, rispetto ad una media OCSE del 32%) dichiara di non essere sufficientemente preparato per la didattica digitale. Pensando alla scuola reale i dati credo siano anche peggiori.

Al secondo posto metterei gli spazi, che sono fondamentali per un recupero della didattica attiva e della scuola delle competenze e devono diventare i luoghi di incontro della comunità. Un buon esempio nel nostro Istituto, per me quasi un paradigma, è la biblioteca scolastica “La chiameremo Osvaldo” che offre servizio bibliotecario alla comunità che le ruota attorno e con MLOL (Media Library On Line) offre e-lending a tutti gli iscritti. Gli spazi proprio per la loro bellezza vengono utilizzati 11 mesi all’anno, infatti l’anno scolastico inizia il primo settembre e termina il 31 luglio. In questa ottica l’uso della parola atelier è secondo me significativa e importante, ricorda Loris Malaguzzi e Reggio Children, e non mi sembra poco.

La tecnologia non è al centro, come si potrebbe pensare parlando di un piano digitale, lo sono invece i nuovi modelli di didattica che utilizzano la tecnologia e lo sono i grandi maestri della scuola italiana. Come si fa a non pensare a Maria Montessori quando si parla di ambienti di apprendimento o di “sedute informali”? Era davvero necessario riportare al centro la didattica laboratoriale  e i laboratori come punto di incontro tra sapere e saper fare.

Era importante portare la parola “bellezza” nella scuola.

Competenze degli studenti e contenuti: digitale, pensiero logico-computazionale, STEM e  STEAM (STEM con arte!!!)

Al paese serve sicuramente una cittadinanza digitale. Le competenze chiave del 21° secolo (azione #16) sono le competenze trasversali: problem solving, pensiero laterale, capacità di apprendere; materie scientifiche che valorizzino la creatività. Il pensiero logico computazionale (azione # 17) lo puoi sviluppare usando qualunque strumento: i bambini devono diventare gli attori protagonisti. I piccoli innovatori crescono.

Leggendo la versione finale hai avuto delle sorprese?

Il lavoro di sei mesi e una infinita implementazione di post nei documenti condivisi, mi aveva lasciato il dubbio che le biblioteche potessero essere stralciate. Sono stato felice di ritrovarle e con un budget superiore a quanto si era previsto. Ora le due pagine dell’azione #24 devono trasformarsi in una rete di biblioteche in grado di innescare processi di innovazione nel campo dell’Information Literacy. Importante è anche l’idea di valorizzare le biblioteche esistenti con l’apertura al digitale, non carta contro e-book ma una bella e stimolante convivenza.

Qualche dubbio?

Più che dubbio un timore, il BYOD (Bring Your Own Device). Giusto che si parlasse di BYOD in un piano quinquennale, ma in questo momento è davvero molto complicato pensare a docenti che riescano a gestire e “far scuola” con più di due sistemi operativi, vista la scarsa coscienza digitale del nostro corpo docente come emerge dai dati OCSE.

Cosa ne pensi della formazione del personale?

La formazione dei docenti quando si parla di innovazione della didattica è una priorità assoluta. Dopo anni di ritardo la formazione è finalmente diventata obbligatoria e in più gli è stata data un’organizzazione molto precisa e definita. I poli formativi territoriali sono già una realtà che però andava portata a sistema: la costituzione di 250/300 poli permetterà la diffusione delle competenze con un approccio di formazione continua. Nel PNSD ci sono altre azioni rilevanti a supporto. L’animatore digitale è una figura nuova, un “evangelista” che deve diffondere competenze, esperienza e soprattutto entusiasmo!  

Accanto all’animatore si è pensato di portare a sistema l’assistenza tecnica alle scuole, per le scuole del primo ciclo un help importante per garantire il funzionamento delle tecnologie. I 250 poli formativi accanto ai 120/150 poli bibliotecari e ai 100 centri territoriali per la disabilità (C.T.S.) formeranno una vera “ragnatela” di servizi su tutto il territorio.

La Buona Scuola Digitale esiste già?

Il PNSD vuole attivare un processo di “emersione” delle reti, delle scuole e anche degli attori extrascolastici che hanno avviato processi di innovazione digitale attraverso esperienze che hanno animato in questi anni un vero e proprio movimento di innovazione “dal basso”. C’è una ricchezza enorme di esperienze concrete nelle scuole italiane, ma ancora troppo frammentate, che vanno diffuse in modo strutturale su tutto il territorio. Il piano spinge alla collaborazione con gli enti locali, le famiglie e gli stakeholders per una coprogettazione con il territorio dell’idea di scuola.

Un augurio o un sogno?

Vedere sempre più insegnanti della “comfort zone” (cit. da Damien Lanfrey sul Sole 24 ore) pensarsi insegnanti del terzo millennio e “sposare” l’innovazione.

Il PNSD in una frase:

Il Piano è un’azione concreta e collettiva, culturale e di sistema, per scrivere una “via italiana” alla scuola digitale.

Grazie Angelo! 

E voi, che ne pensate del Piano Nazionale Scuola Digitale?

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