La scuola deve diventare un laboratorio di didattica. Intervista a Roger Abravanel

3 nov 2015

intervista Roger Abravanel

Roger Abravanel: la scuola deve diventare un laboratorio di didattica. Non importa “cosa” ma “come” si studia.

Ingegnere (laureato a 21 anni – per due anni premio come più giovane ingegnere d’Italia) MBA INSEAD (primo italiano nella “lista del Rettore”), 35 anni alla McKinsey in Italia, Europa, Asia, USA, America Latina e Medio Oriente. Si è ritirato dalla McKinsey nel 2006 ed è oggi Director Emeritus della stessa. Negli ultimi 10 anni siede nei consigli di amministrazione di prestigiose società quotate nazionali e internazionali come Luxottica, Teva (borsa di NEW York), Admiral  (borsa di Londra) e private famigliari come COESIA /GD. E’ anche membro del CDA della BNL/BNP. Autore di saggi di successo: “Meritocrazia”, “Regole”, “Italia cresci o esci!” e l’ultimo nato, “La ricreazione è finita!”. Dal 2008 è editorialista del Corriere della Sera. E’ membro dell’Advisory Board del Politecnico di Milano e Presidente dell’INSEAD Council in Italia. Nel 2010, in occasione del 50nario della fondazione della stessa INSEAD  è stato selezionato tra i 40000 alunni della stessa INSEAD come uno  tra i “50  che hanno cambiato il mondo”, l’unico italiano.

La ricreazione è finita: i giovani italiani e le loro famiglie non possono aspettare la riforma epocale di cui l’istruzione italiana avrebbe bisogno, ma devono darsi da fare per ottenere la formazione giusta, più utile per il futuro, per prepararsi al lavoro del Ventunesimo secolo, per costruirsi un “curriculum del Ventunesimo secolo”.
Il tasso di disoccupazione giovanile in Italia è alto da sempre, i giovani fanno fatica a trovare lavoro perché la scuola non li prepara al mondo del lavoro. Quello che i datori di lavoro cercano è senso di responsabilità, spirito critico e capacità di comunicare con gli altri. Per questo i genitori non riescono a capirlo e la scuola, a parte poche eccezioni, non riesce a insegnarlo.
Ecco in sintesi il pensiero di Roger Abravanel e Luca D’agnese nel libro “La ricreazione è finita – Scegliere la scuola, trovare il lavoro” di Rizzoli.

Ho letto il libro appena ho ricevuto la mail di Roger che me lo anticipava. La dedica mi ha affascinato subito: Ai nostri figli, augurandoci che scelgano il proprio futuro guidati dalle loro passioni più che dal nostro affetto.

Tutto il libro è un’approfondita riflessione, basata su dati, interviste e tanti esempi, non solo esteri, su come la scuola, le famiglie e i ragazzi possono cambiare la situazione.

Recentemente Roger Abravanel ha anche pubblicato sul Corriere della Sera un articolo “La scuola (e la riforma) viste dalle famiglie” dove mostra i risultati di un sondaggio che evidenzia la sensibilità che le famiglie italiane mostrano per l’importanza della qualità dell’insegnamento e della didattica. Sta cambiando anche il sentimento generale nei confronti dei test INVALSI!

Cosa possono fare le famiglie, che hai definito “fabbriche di disoccupati”?

Le famiglie devono iniziare a scegliere le scuole dove mandare i propri ragazzi: devono prestare attenzione a iniziative come Eduscopio della Fondazione Agnelli e La Scuola in chiaro del MIUR (che analizza i dati Invalsi). Devono iniziare ad apprezzare le Scuole che sperimentano metodi di didattica innovativa: segno che il Preside/la Preside è preparato, capace di scegliere.

Cosa possono fare i ragazzi?

Finora la Scuola non è stata percepita come importante… in realtà la Scuola è chiave per formare al lavoro. I ragazzi sono i veri clienti della Scuola. Come veri clienti, i ragazzi devono pretendere che la didattica della scuola cambi, per metterli al centro, per diventare i protagonisti del loro percorso di formazione.

Cosa può fare la scuola?

Il lavoro cambia in fretta e richiede sempre di più soft skills. È importante “come” si studia, non “cosa” si studia. I ragazzi, le loro famiglie, devono pretendere una rivoluzione nella didattica offerta dalla scuola. Si deve passare da “a scuola si ascolta e a casa si studia” a “a casa si studia e a scuola fai domande, discuti, approfondisci, fai progetti”.
Con la flipped classroom la scuola diventa un laboratorio di didattica.

Quindi “didattica” è la parola chiave… ma anche “orientamento”. Come aiutare i ragazzi?

Dobbiamo dare ai ragazzi non solo tutte le opportunità di “diversity of experience” per aiutarli nella propria self awareness, ma anche il dono di un “mentor” che li accompagni nel loro percorso.

Grazie Roger!