La Scuola Digitale. Come utilizzare la tecnologia in aula?

21 Oct 2015

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La Scuola Digitale. Come utilizzare la tecnologia, i computer in aula? Una recente analisi dall’Ocse, l’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, ha riportato i dati relativi all’utilizzo dei computer in aula in 31 paesi, sottolineando che l’utilizzo della tecnologia in classe non è sufficienteper il miglioramento delle capacità di lettura e comprensione di testi da parte degli studenti anzi, sembra che gli studenti che usano il computer più di sei ore al giorno abbiano prestazioni peggiori rispetto a quelli che lo usano meno rivelando assenteismo e un provato sentimento di solitudine.

Apprendimento innovativo

Si riapre così l’acceso dibattito tra “innovatori”, che credono nell’informatizzazione scolastica come unica scelta in una società che evolve tecnologicamente a ritmi serrati, e i più “tradizionalisti”, che temono che la tecnologia possa rivelarsi una distrazione nell’apprendimento degli studenti e guardano con nostalgia ai tempi in cui le ricerche si ricopiavano dall’enciclopedia cartacea perché “la prima fase dell’apprendimento avviene già ricopiando” o quantomeno si era costretti a leggere quello che si stava ricercando.

Ma com’è possibile che la generazione dei social networks non sia in grado di utilizzare il computer a suo vantaggio nel mondo scolastico? Che futuro ha quindi la Scuola Digitale

In realtà il dibattito informatizzazione o meno delle aule scolastiche ha radici molto più profonde, legate direttamente alla rivoluzione nell’approccio didattico basato su metodi che siano meno frontali ma più costruttivi: il professore non impartisce nozioni che l’allievo memorizza, ma l’apprendimento nasce dalla sperimentazione diretta dell’allievo.

Sperimentazione

Sperimentazione: è questa la parola che restituisce il giusto valore al processo di informatizzazione. Il computer come mezzo per poter sperimentare con le proprie mani senza dover assorbire nozioni dal libro di testo o dal file word già scritto.
Come sottolinea Annamaria Testa nel suo
articolo, l’informatizzazione non ha fallito ma, semplicemente, non si è riconosciuta nel ruolo che le era stato attribuito di “bacchetta magica” e pertanto, mal utilizzata, ha prodotto effetti negativi. Ed a questo punto la domanda sorge spontanea: cosa si intende per “mal utilizzata”? Se la LIM viene utilizzata come sostituta della lavagna tradizionale non c’è alcun giovamento; se a fine lezione il docente invia il file multimediale con tutto ciò che sulla LIM è stato scritto, può essere addirittura controproducente perché autorizza lo studente a non prendere appunti, escludendolo dal processo attivo di apprendimento.

Se davvero la scuola ha il compito di farsi carico della formazione di giovani con spirito critico, piuttosto che considerarli puramente contenitori di nozioni utili nel mondo del lavoro, è chiaro che la formazione deve avvenire senza l’imposizione delle teorie ma attraverso la costruzione propria del sapere. L’utilizzo delle tecnologie non dovrebbe essere inteso come sostituto delle attività di lettura o spiegazione tradizionali, ma utile ad arricchire questi stessi strumenti tramite, ad esempio, attività laboratoriale in cui gli studenti possano, nel caso ad esempio della matematica, costruire autonomamente gli enti geometrici che studiano dal libro, sbagliando e trovando la soluzione  ponendosi problemi e domande, stimolando la curiosità e facilitando la comprensione e assimilazione del concetto.

Compito del docente è quello di orchestrare la lezione in modo che lo strumento tecnologico non renda la lezione dispersiva, ma svolga effettivamente la sua funzione: il software Geogebra, ad esempio, è già ampiamento utilizzato nelle scuole e si è rivelato un utile strumento per questo tipo di attività.

È su questo tipo di attività che Redooc si sente di lavorare: l’interattività è la base portante della partecipazione e dell’attività, “attiva” secondo il significato proprio della parola.

Redooc crede nella tecnologia come mezzo per rendere attivi i giovani, per incuriosirli, per allenarli a fare ragionamenti, ad avere idee innovative.
Rethink Education!

Questo post è stato scritto da Immacolata Garzilli.

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