Perché si può insegnare anche senza spiegare la teoria 23 mag 2014

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Si chiama “flipped classroom” ed è un nuovo modo di insegnare nato in America che prende in prestito tanto dagli sport di squadra. Gli insegnanti che sperimentano con la “classe rovesciata” provano a far studiare la teoria a casa, in autonomia, per poi concentrarsi in classe, tutti insieme, sullo svolgimento degli esercizi e la risoluzione di problemi. Un po’ come se a casa ognuno si allenasse per i fatti propri e poi ci si ritrovasse in classe per giocare la partita tutti insieme.

Ecco 5 buoni motivi per sperimentare, almeno una volta la “classe rovesciata” anche nella vostra classe.

1. Ogni ragazzo ha i suoi tempi per capire un concetto
Insistete sul fatto che per affrontare la prossima lezione sarà necessario sapere bene la teoria, perché questa non verrà rispiegata in classe. Si partirà direttamente dalle domande e dai dubbi emersi nello studio fatto in autonomia della parte teorica e poi via sugli esercizi, per capire tutte le applicazioni pratiche.

2. Da casa in classe, tutti preparati uguali.
Se i ragazzi si preparano a casa sulla teoria in classe arriveranno tutti più o meno con lo stesso livello di preparazione, pur avendo impiegato tempi diversi, e con domande molto simili. Meglio usare la classe e il tempo insieme per riallineare eventuali disparità che per crearle pensando che ci sia un modo e un tempo univoco per spiegare a tutti quanti.

3. Meglio avere le domande giuste che tutte le risposte
Perché gli insegnanti devono ripetere n volte le stesse cose? Perché l’insegnante dovrebbe essere un “libro in carne ed ossa”? Quello che c’è sul libro è lì e può essere letto in autonomia. Molto meglio che l’insegnante risponda alle domande, uniche, personali, interessanti, di ogni ragazzo, che si sente così molto più coinvolto, ascoltato, di valore.

4. Se la sai usare, la tecnologia “umanizza”.
Se rimuoviamo la parte più frontale (uno-a-molti) dalle lezioni abbiamo di fatto usato la tecnologia (e.g. il video di teoria a casa) per “umanizzare” la classe, aumentando l’interazione e il confronto con il professore e tra ragazzi.

5. Saper fare è meglio che sapere e basta
Concentrarsi con i nostri ragazzi sulla traduzione di nozioni teoriche in attrezzi del mestiere, in mezzi utili per risolvere problemi, o semplicemente per discutere e confrontarsi, fa felici noi educatori ma soprattutto i ragazzi che tornano a casa sentendosi di aver acquisito un nuovo metodo, un nuovo strumento, che gli serve per FARE qualcosa. Memorizzare e applicare meccanicamente delle regole non è mai un’attività soddisfacente!

Photo credits to Knewton and Column Five Mediaclicca qui per vedere l’infografica completa