Commento a caldo alla Maturità 2019

21 Jun 2019

commento maturità

Commento a caldo della Prof.ssa Daniela Molinari alla seconda prova di Maturità 2019.

A poche ore dalla fine della seconda prova, dopo averla svolta prima in brutta e poi in bella, tento di fare il punto della situazione.
Comincio con il primo problema: l’apertura con le due funzioni consentiva di acquisire un po’ di sicurezza, percorrendo la strada conosciuta del secondo punto con lo studio di funzione. Con le idee più chiare, si poteva poi affrontare il primo, mentre il calcolo dell’area del secondo punto non avrebbe dovuto creare problemi, se si segnavano sul grafico gli indizi disseminati dal testo lungo il percorso. La parte di fisica non era troppo complessa, anche se, dopo aver studiato la circuitazione del campo magnetico nel caso generale, i ragazzi parevano aver dimenticato le correnti concatenate. L’ultimo punto, con l’inevitabile Faraday-Neumann-Lenz non era troppo difficile, ma ho subito pensato che avrei dovuto insistere di più con i miei alunni sulla variazione dell’angolo in funzione del tempo.
Il secondo problema cominciava con fisica, con un condensatore: il ragionamento e le motivazioni richieste non erano banali. La seconda parte di matematica era meno lunga rispetto al primo problema, ma comunque complessa, con l’integrale per sostituzione. Quando nel quarto punto parlava di rette parallele all’asse y passanti per gli estremi della funzione, confesso di aver pensato agli estremi del dominio e non ai massimi e minimi. Il linguaggio, insomma, era un po’ diverso da quello a cui siamo abituati.
I cinque quesiti di matematica erano tutto sommato semplici: il primo era una funzione parametrica, ma razionale fratta e quindi fattibile; il secondo ricordava un po’ i problemi dei giochi matematici, con quella potenza di esponente 2019, ma una volta letto con attenzione si scopriva che non era per nulla difficile; il terzo era un semplice problema di massimo e minimo, abbastanza standard; il quarto un immancabile tuffo nella geometria analitica dello spazio (e meno male che avevo insistito perché la riguardassero con attenzione); il quinto era l’irrinunciabile calcolo delle probabilità, ma senza funzioni, solo un po’ di ragionamento.
I tre quesiti di fisica erano più complessi rispetto alle simulazioni e, confesso, speravo in un po’ di fisica quantistica dopo tutto l’elettromagnetismo dei due problemi. Invece, due erano dedicati ancora all’elettromagnetismo e uno solo alla relatività: il primo era la legge di Faraday-Neumann-Lenz, con l’interpretazione di un grafico tempo/campo magnetico; il secondo era sulle trasformazioni di Lorentz e il terzo era il moto di una carica in un campo magnetico, un moto elicoidale, per la precisione.
Non c’era “nulla fuori dal comune”, ha commentato un mio alunno, “tutte cose già viste”, ha aggiunto un altro e, anche se il livello era un po’ più alto rispetto alle simulazioni, era sicuramente fattibile.
Vorrei però sottolineare alcuni aspetti: ho realizzato che le sei ore a disposizione per la prova erano quasi insufficienti. Insomma: i ragazzi devono leggere il problema e i quesiti, scegliere quelli che ritengono più semplici, ragionare per trovare una strategia adeguata, fare prima la brutta per non rischiare di fare pasticci e poi riscriverlo in bella, argomentando con attenzione tutti i passaggi. Non è certo un compito facile e veloce. Richiede tempo. E so benissimo che qualcuno ha consegnato dopo tre ore (non tra i miei alunni), ma io sto parlando della media degli studenti, non di quelli geniali che sceglieranno indubbiamente una facoltà scientifica.
C’è poi la questione dei formulari: parliamo di due materie dal programma molto vasto, in cui spesso sono richieste conoscenze degli anni precedenti (fortunatamente non era questo il caso): è giusto pretendere che si conosca tutto? Non sarebbe più efficace lasciare spazio al ragionamento e togliere un po’ di tensione consentendo la consultazione di un formulario? Chi ha provato, come la sottoscritta, a lasciar consultare il libro di testo durante le verifiche sa bene che i voti non cambiano, perché in matematica e fisica conoscere la formula non è garanzia di capacità di soluzione.
Concludendo: la prova era fattibile, ma lunga, alla portata di tutti… quelli che hanno svolto il programma studiando con costanza, senza trascinarsi lacune lungo il percorso.
Per gli insegnanti delle materie di indirizzo del liceo scientifico la sfida non è di poco conto: dobbiamo saper appassionare, ma a volte sembra di passare il proprio tempo ad addestrare gli alunni perché possano affrontare questa prova. Ci dicono che non dobbiamo pensare solo al programma, ma la realtà è che non possiamo rinunciare a quasi nulla di ciò che il programma ministeriale ci propone. Dobbiamo essere in grado di portare un’intera classe a svolgere una prova di alto livello, senza considerare che alcuni nostri alunni non vedono l’ora di concludere il percorso liceale per scegliere finalmente una facoltà senza matematica.
A volte essere un’insegnante di matematica e fisica in un liceo scientifico mi sembra quasi una missione impossibile. Ricordate come finiva l’assegnazione di ogni incarico? «Come sempre, se lei o un qualsiasi altro membro della squadra venisse catturato o ucciso, il ministro negherà di essere stato a conoscenza dell’operazione.»
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