I numeri non parlano da sé

17 apr 2020

numeri non parlano da sé

I numeri non parlano da sé. I numeri richiedono sempre commenti. L’interpretazione dei dati non ha nulla a che fare con l’intuizione.

Grafici, tabelle, dati... persino coloro che si sono sempre ritenuti incapaci in matematica, in questi giorni stanno rispolverando le proprie competenze per tentare di capire un po’ di più cosa stia succedendo con la pandemia. Ma, una volta tanto, sono i matematici a dirci che non è così semplice: se fosse semplice non troveremmo interpretazioni (e conclusioni) completamente diverse sui giornali e «perché mai, se i dati sono dati, la matematica è oggettiva e i numeri non mentono mai, ogni analisi e ogni modello sembra dare risposte diverse?».

Samuele Mongodi, ricercatore di Geometria presso il Politecnico di Milano, cerca di darci una spiegazione al riguardo, servendosi di alcuni esempi: «volete comprare un frullatore su Amazon e finalmente trovate il modello che fa per voi; ci sono due venditori, con prezzi sostanzialmente identici, uno ha una soddisfazione del 90% con 20 recensioni, l’altro ha una soddisfazione dell’88% con 200 recensioni. Qual è meglio? E se il primo profilo avesse avuto il 90% su 30 recensioni?».
Già queste due domande dimostrano che l’interpretazione dei dati non ha nulla a che fare con l’intuizione: «i DATI non ci dicono niente, i numeri non “parlano da sé”, non sono mai chiari, lampanti, è rarissimo che non richiedano commenti. Anzi, come per i serpenti servono gli incantatori, così per i DATI serve chi li addomestichi, chi ne spieghi il linguaggio, le reazioni, i comportamenti».

Giorgio Sestili, fisico e divulgatore scientifico, si occupa proprio di interpretare i dati e, quotidianamente, ci propone un filmato nel quale analizza grafici, tabelle e dati. Nel filmato del 18 marzo ci offre una spiegazione della necessità dell’isolamento, usando le animazioni proposte in un articolo del Washington Post.

Forse il problema resta nel capire la differenza tra crescita esponenziale e crescita lineare, concetto che ci spiega in termini molto semplici Piergiorgio Odifreddi, durante Coffee Break, un programma mattutino di La7 dedicato all’approfondimento e all’attualità.

Di esempi sugli errori in cui incorriamo analizzando i dati senza usare la matematica è pieno il web, ma uno particolarmente interessante (anche solo per il suo significato storico) è proposto sul blog Math is in the air da Davide: comincia con il bombardamento di Londra iniziato nel giugno del 1944. Mentre durante la guerra c’era la convinzione che «alcune zone della città fossero prese di mira più di altre», l’analisi accurata svolta da alcuni ricercatori nel campo della statistica negli anni ‘70 dimostrò «che i luoghi di caduta delle bombe erano compatibili con l’ipotesi statistica che fossero casuali».

L’importanza di questo esempio non è solo storica: esso dimostra che «chiunque (compreso chi ha un grado di istruzione elevato) ha difficoltà nel ragionamento quantitativo quando deve gestire molti dati».

Prof.ssa Daniela Molinari – amolamatematica

 

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