Maturità 2019: riflessioni sulla prova di matematica e fisica

21 Jan 2019

Maturità 2019-seconda prova di matematica e fisica

Maturità 2019: riflessioni sulla nuova prova di matematica e fisica proposta per i Licei Scientifici. 

Un proverbio italiano afferma: “Con il tempo e con la paglia maturano le nespole”. Un tempo i contadini facevano maturare le nespole ponendole in alcuni contenitori ricoperti di paglia al buio: dopo un po’ di tempo, con molta lentezza, le nespole arrivavano al giusto punto di maturazione. Il valore del tempo!

Sto riflettendo sul valore del tempo da un po’ di… tempo e non solo perché sto spiegando la teoria della relatività in quinta. Nel processo di apprendimento, il tempo ha un valore inestimabile.

Mi è capitato in passato di essere in ritardo con lo svolgimento della programmazione e di dover accelerare la mia andatura, proponendo i contenuti più velocemente di quanto fatto in precedenza: non è mai una buona cosa! C’è bisogno di tempo per assimilare i concetti, per dar modo ai contenuti di sedimentare nella nostra mente e di generare una riflessione che ci permetta di capire ancora meglio. Solo in questo modo, nel processo di apprendimento, possiamo passare dalla soluzione di semplici esercizi ripetitivi alla soluzione di problemi complessi.

Se non vi fosse chiara la differenza tra esercizio e problema, ve la illustro con l’esempio di Lorella Carimali nel libro “La radice quadrata della vita”: «Montare un mobile in serie con le istruzioni è un esercizio […] Quando invece ci si trova di fronte a una situazione nuova e il bagaglio delle risposte intuitive o abituali non permette di venirne a capo, ecco che abbiamo un problema. Per tornare all’esempio del mobile, non solo non avremmo il manuale ma nemmeno le varie parti, e dovremmo fabbricarne tutti i pezzi! Immaginiamo di avere solo un magazzino da cui prelevare viti e chiodi, e una sega e una pialla oltre ai pezzi di legno da tagliare. Con un po’ di allenamento certe cose si fanno in automatico, ma il lavoro sarebbe da capire prima che da fare.»

I nostri ragazzi, con la maturità scientifica, si trovano ad affrontare una serie di problemi ed esercizi in situazioni nuove, più complesse rispetto a quelle cui sono abituati. Non si tratta di un esame banale e, anche nelle scorse edizioni della maturità, mi è capitato di cogliere lo sconforto di quegli alunni che, pur avendo studiato con impegno e serietà per cinque anni, hanno avuto difficoltà a svolgere il tema della seconda prova di matematica.

Cosa succederà con la prova prevista per quest’anno?

Abbiamo avuto la conferma che la prova sarà mista (coinvolgerà cioè sia matematica che fisica) e, guardando l’unico esempio proposto dal ministero, se da un lato ho sentito il piacere della sfida, perché la prova è abbastanza impegnativa, dall’altro ho sentito tremare le ginocchia.

Vedendo i risultati della petizione proposta su Change.org da Giovanna Mayer, “No a prove di questo tipo all’esame di stato”, e confrontandomi con i colleghi, ho scoperto di non essere l’unica ad aver fatto questa riflessione sul tempo. Infatti, nell’articolata e motivata petizione si legge: «Se, invece, si ritiene necessario un cambiamento della seconda prova, affinché questo possa davvero essere costruttivo, riteniamo che debba essere attuato solo alla fine del terzo anno successivo alla proposta, così da permettere ai docenti di sviluppare una programmazione didattica coerente con esso e permettere agli studenti di avere una preparazione adeguata

Per quanto la pubblicità ci abbia abituato all’idea di diete rapide che ci permettono di ottenere risultati invidiabili in poche settimane, a guadagni facili e di una certa entità senza fare troppa fatica, a ricette che si realizzano con poco sforzo pur regalandoci pietanze da grandi chef… la realtà è ben diversa.

Forse ci basta osservare il mondo dello sport e ascoltare le interviste dei grandi atleti: pensiamo al maratoneta che ha ottenuto un risultato deludente e si scusa dicendo che, durante la preparazione, è stato vittima dell’influenza per una settimana, compromettendo il suo programma di allenamento. Dichiarazioni del genere ci permettono di capire che i grandi atleti ottengono grandi risultati solo con programmi di allenamento non solo impegnativi, ma soprattutto lunghi.

Siamo tornati al punto di partenza: le nespole maturano non solo con il buio e la paglia, ma soprattutto con la pazienza e dopo lungo tempo. Lo impara a sue spese lo studente che sta preparando gli esami per l’università e che si illude di poter concentrare il suo studio in pochi giorni, ma fatica a memorizzare persino i passaggi più semplici. Lo scopre il maturando che dopo cinque anni di stratagemmi e studio altalenante si illude di poter ottenere risultati brillanti con poco impegno. Lo sa il docente che ha provato sulla propria pelle la fatica dello studio durante gli anni dell’università e che, con i propri studenti, ha imparato a cospargere un po’ di paglia a metterli al buio e… sto scherzando: ha imparato a spiegare i singoli argomenti concedendo tra l’uno e l’altro un po’ di tempo per la riflessione e non ha fatto altro che chiedere ai propri studenti di impegnarsi con costanza, facendo poco ogni giorno.

Le domande adesso sono tante e pressanti: quanto dovremo fare ogni giorno per arrivare adeguatamente preparati alla seconda prova della maturità? In questi cinque mesi, cosa dovremo chiedere ai nostri alunni? Quali e quanti contenuti dovremo proporre loro? A quali strategie dovremo addestrarli? …

Ecco… avrei voluto che la preparazione della maturità non fosse un addestramento, ma un percorso di crescita, per arrivare a risolvere i problemi della seconda prova e non solo.

Prof.ssa Daniela Molinari

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