Scuola e tecnologia – Utilizzare nuove tecnologie per imparare

11 Dec 2017

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Acceso è il dibattito scaturito sull’utilizzo dello smartphone in classe. Ma le nuove tecnologie sono davvero da demonizzare in ambito scolastico? Certo che no! Le nuove tecnologie fanno ormai parte della vita di tutti, adulti e ragazzi, quindi perché non sfruttarle anche per imparare? Ecco cosa ne pensa Daniela Molinari.

Scuola e tecnologia

Il mio modo di insegnare non è mai uguale: certi contenuti o certe richieste non possono certo cambiare, ma il mio modo di sviluppare il percorso cambia ogni anno, tanto che non riesco mai a “riciclare” il materiale usato negli anni precedenti. Non potrei mai, ad esempio, preparare una verifica prima di aver svolto il percorso, perché solo quando l’ho svolto so quali sono i contenuti sui quali ho insistito e, quindi, quali sono le richieste che devo effettuare.

Funziona così anche per l’utilizzo delle nuove tecnologie: in classe uso abitualmente la lim e, pian piano, sto ampliando un po’ i miei orizzonti, cercando di utilizzarla in tutte le sue potenzialità. È stato interessante poter superare i limiti di un disegno realizzato a mano libera alla lavagna e utilizzare la precisione di Geogebra per svolgere i problemi con discussione, importando l’immagine sulla lim e lavorando su di essa, ad esempio. Questo ha facilitato le cose, come spesso succede con le nuove tecnologie, visto che ha permesso di intuire una retta tangente, laddove un disegno realizzato a mano, per quanto fatto bene, non consentiva di vederla. Ma facilitazione non significa banalizzazione: la forza del ragionamento, supportata dallo strumento, ha comunque dovuto emergere.

Per questo motivo, insisto con i miei alunni perché l’uso delle nuove tecnologie non sostituisca l’uso del cervello: quando l’unico strumento era la calcolatrice, ho pensato che fosse fondamentale per i miei alunni sapere usare la calcolatrice scientifica, soprattutto per quanto riguardava i calcoli da svolgere in fisica. Ho sempre insistito, però, che l’utilizzo della calcolatrice dovesse essere consapevole e, al tempo stesso, realmente scientifico: quando si svolge un lungo calcolo è importante saperlo impostare tutto sulla calcolatrice e poi digitare “enter” per avere la risposta, mentre ritengo un’inutile perdita di tempo digitare tutte le singole operazioni e riportare a matita il risultato di ogni passaggio sul proprio foglio, per poi continuare a svolgerle il calcolo un passo alla volta. Ribadisco come l’uso della calcolatrice scientifica richieda la conoscenza delle formule di base della matematica, esattamente come l’utilizzo di un foglio di calcolo ti obbliga a conoscere la priorità delle quattro operazioni per poter impostare correttamente una formula. Eppure, spesso mi scontro con studenti che si giustificano dicendo che “La calcolatrice ha sbagliato”, poco consapevoli che la calcolatrice ha solo una potenza di calcolo migliore della nostra, ma gli unici a possedere un cervello siamo noi. È per questo motivo che, anche se in fisica incentivo l’uso della calcolatrice, in matematica obbligo gli alunni a svolgere i calcoli a mente o con l’ausilio di carta e penna: durante le verifiche non impongo mai calcoli astronomici e voglio che i miei alunni li sappiano fare con una certa disinvoltura.

Ritengo che il calcolo sia solo uno degli aspetti della matematica e può diventare un aspetto giocoso, se svolto in un certo modo. Se è vero che bravura nel calcolo non implica necessariamente bravura in matematica – ne sono una dimostrazione i vari fenomeni da Guinness dei primati, che svolgono velocemente e a mente calcoli impossibili, ma non conoscono necessariamente la matematica – è vero però che una certa disinvoltura nel calcolo semplice rende più facile l’accesso alla soluzione. Per questo motivo, ho accolto con un certo disagio l’uscita dello studioso Conrad Wolfram: “La matematica a scuola va insegnata col pc” perché “i calcoli a mente non servono più”. Bisogna sicuramente imparare a sfruttare la potenza di calcolo del computer, ma questo non può portarci a rinunciare completamente al calcolo mentale.

Le nuove tecnologie sono un supporto e un aiuto, ma non devono sostituirsi a noi.

Nei giorni scorsi, il dibattito sull’utilizzo degli smartphone in classe ha diviso non solo gli insegnanti, ma anche l’opinione pubblica, con genitori schierati apertamente contro l’utilizzo dei cellulari in classe. Ma cosa significa uso dei cellulari in classe?

Io credo che gran parte della contrarietà nasca da un malinteso di base: i primi tempi che portavo le classi nel laboratorio di informatica, gli alunni accoglievano la novità come un’occasione per evitare lo studio della matematica e giocare un po’. Poi hanno capito che anche l’accesso al laboratorio di informatica era finalizzato all’apprendimento della matematica: il computer può essere usato per giocare, ma può essere anche un ottimo strumento per imparare. Così, gli alunni hanno dovuto imparare che anche l’accesso al laboratorio di informatica non significava necessariamente svago. La stessa cosa, mi pare di capire, succede con i cellulari: è vero che per molti di noi i cellulari sono strumenti di svago, visto che li usiamo per giocare o per passare il tempo sui social network, ma spesso vengono usati per mandare mail di lavoro, o usiamo i social per fare pubblicità alle nostre attività… insomma, il fatto che uno strumento si presti a un duplice utilizzo non significa che si possa usare sempre e solo per lo scopo negativo.

Dal confronto con i colleghi, sto scoprendo sempre nuove modalità di utilizzo delle nuove tecnologie: io faccio usare il cellulare in classe per accedere ad alcuni materiali che, magari, i ragazzi non hanno disponibili in formato cartaceo, oppure nel laboratorio di fisica, gli alunni sono invitati a realizzare filmati o fotografie. Ma so che ci sono applicazioni per realizzare esperimenti di fisica effettuando misurazioni con lo smartphone, oppure ci sono applicazioni come Kahoot che rendono l’apprendimento più divertente, facendo diventare un’interrogazione un gioco a premi. Perché non dovremmo sfruttare queste opportunità? Ritengo anacronistico continuare a considerare la tecnologia una nemica dell’apprendimento: perché non può diventare un’alleata?

In fondo, noi insegnanti dovremmo essere abituati: ogni giorno cerchiamo di imparare il linguaggio dei nostri ragazzi, per entrare nel loro mondo e stabilire così un ponte comunicativo. E se la tecnologia fosse questo ponte?

Daniela Molinari 
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