DSA: per una didattica personalizzata e inclusiva

14 Jun 2016

dsa

DSA è una sigla che sta per Disturbo Specifico dell’Apprendimento.

Non è una malattia! È un “disordine” che riguarda abilità specifiche nell’ambito dell’apprendimento.

Che cosa sono i DSA? In Italia la sigla DSA identifica quattro principalmente disturbi:

  • dislessia: legata alle abilità nella lettura
  • discalculia: legata alle abilità aritmetiche e di calcolo
  • disgrafia e disortografia: legate alle abilità nella scrittura.

Le cause

I DSA non sono causati da fattori sociali o culturali e non sono collegati a disabilità fisiche.

Non hanno nulla a che vedere con l’intelligenza o l’impegno nello studio!

Un bambino con DSA non è un bambino che non vuole imparare o che non si impegna abbastanza. Bambini e ragazzi (e anche adulti) con DSA hanno un’intelligenza nella norma, se non superiore alla media, e tanta voglia di imparare quanto quella di tutti gli altri.

Ma allora quali sono le cause dei DSA?

Le ricerche sono ancora in corso ma le cause sono certamente di tipo neurologico: la struttura e le connessioni in alcune parti del cervello di bambini e adulti con DSA funzionano in modo diverso dal solito. Gli studiosi pensano che questi disturbi siano ereditari e congeniti.

La ricerca

La ricerca nell’ambito DSA è complessa e ancora giovane. Ad esempio, la ricerca sulla dislessia, il disturbo più studiato tra i quattro, è iniziata solo 40 anni fa: anche se il nome “dislessia” era già in uso alla fine dell’800, era stato collegato erroneamente a problemi sociali o culturali. Attualemente i ricercatori studiano le cause neurologiche e i processi neurocognitivi che sono coinvolti in questi disturbi.

Gli studi più recenti stimano che, ad esempio, il 3%-7% della popolazione mondiale sia dislessico e il 3%-6% sia discalculico.

Le indagini statistiche sono rese più complicate dalla comorbilità. Questa parola indica la presenza di più disturbi specifici allo stesso tempo nella stessa persona. Dislessia e discalculia vanno spesso a braccetto…

“Si può guarire?”

Come abbiamo già detto, i DSA non sono una malattia. Non esistono “cure”, tuttavia alcuni studiosi stanno tentando la strada dei trattamenti neurologici.

Dal punto di vista dell’apprendimento, bambini, ragazzi e adulti con DSA possono avvalersi di strumenti compensativi e misure dispensative, oltre che di metodologie didattiche mirate che permettono di:

  • allenare appositamente le abilità coinvolte
  • potenziare altre competenze ed elaborare tecniche e strategie di compensazione
  • raggiungere gli obiettivi didattici prefissi.

È importante anche creare un ambiente sereno per l’apprendimento, spesso i DSA sono accompagnati da una grave ansia e stress legati alla scuola e ai momenti di verifica.

Strumenti compensativi e misure dispensative

Ma che cosa si intende per strumenti compensativi e misure dispensative? Facciamo qualche esempio.

Gli strumenti compensativi sono strumenti didattici e/o tecnologici che aiutano a compensare le abilità compromesse: calcolatrice, schemi e mappe, software di lettura del testo, fogli con righe e quadretti in rilievo per imparare a scrivere…

Le misure dispensative sono interventi mirati a ridurre e limitare quelle situazioni particolarmente difficoltose (a causa del disturbo) che non favoriscono l’apprendimento: concedere un tempo maggiore per lo svolgimento di attività di verifica, ridurre e limitare il carico di lavoro a casa e in classe, …

È importante ricordare che non esiste un solo tipo di dislessia, un solo tipo di discalculia… ogni situazione è a se stante e le abilità coinvolte possono essere diverse e di diverso livello. Questo vuol dire che gli strumenti compensativi, le misure dispensative, e in generale le metodologie didattiche, devono essere studiate appositamente per ciascun individuo.

Quindi, ad esempio, non tutti i ragazzi dislessici devono utilizzare sempre la calcolatrice per una verifica di matematica o degli schemi per una verifica di storia. Tutto dipende dalla situazione specifica e in quel dato momento e dagli obiettivi didattici che si stanno verificando.

Questi strumenti e queste misure non devono essere percepiti come una “scusa” e non devono presi alla leggera, né dagli insegnanti né dagli studenti! L’obiettivo principale è sempre apprendere in autonomia!

Ogni situazione deve essere periodicamente monitorata e riadattata per permettere a ciascuno studente di raggiungere assieme ai suoi compagni gli obiettivi didattici, che sono comuni a tutta la classe.

In Italia

In Italia la legge 170 del 2010 ha segnato un punto di svolta nel mondo del diritto all’istruzione.

La legge garantisce e determina i diritti degli studenti con DSA: per avvalersi di questi diritti è necessario innanzitutto avere una certificazione ottenuta tramite una diagnosi.

Questa diagnosi deve essere fatta in strutture riconosciute (pubbliche o private) da un team di specialisti (tra cui un neuropsichiatra, uno psicologo e un logopedista) e prevede diversi test standardizzati che permettono un quadro completo e specifico di ogni caso.

Anche se alcuni segnali possono essere già colti in età prescolare (a volte anche solo la difficoltà nell’imparare ad allacciarsi le scarpe può essere un’indicazione!), è solo dalla fine della seconda elementare (per dislessia, disgrafia e disortografia) e dalla fine della terza elementare (per la discalculia) che è possibile fare una diagnosi.

È proprio nella diagnosi che sono suggeriti strumenti compensativi e misure dispensative specifici. Poi a scuola si redige un PdP ovvero un Piano didattico Personalizzato basato sulla diagnosi, concordato tra insegnanti e genitori (e studente), dove vengono descritti, materia per materia, gli obiettivi didattici minimi e tutte le misure e gli strumenti necessari.

Ma anche all’università gli studenti con DSA certificati possono usufruire di strumenti compensativi e misure dispendative in sede di esame e di test d’ammissione.

Quindi…una didattica personalizzata e inclusiva!

Occorre mettere in condizione tutti gli insegnanti di formarsi in questo senso e di applicare ciò che è stato imparato (ad esempio con gli strumenti strutturali e tecnologici necessari, che purtroppo spesso mancano o non sono sufficienti).

L’educazione è soprattutto un diritto e ogni bambino ha il diritto di poter imparare nel modo migliore possibile.

Qualche link interessante:

 

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