Economia dall’antichità ai giorni nostri

Una breve sintesi della storia dell'economia, dall'antichità ai giorni nostri. Cenni delle principali teorie economiche. 

Appunti

Cenni di storia dell'economia.

Qui trovi una breve sintesi di storia dell'economia dall'antichità alla Rivoluzione industriale, fino ai giorni nostri. 

Impara a conoscere le principali teorie economiche

Per accedere a questi contenuti registrati gratuitamente con il bottone qui sotto

Dalla Grecia al Medioevo

Le prime analisi sulla produzione e sullo scambio di beni sono riconducibili al 500 a.C., per svilupparsi più approfonditamente nell’ambiente greco-romano, come evidenziano alcune opere di Aristotele.

Il termine economia ha le sue origini nel greco £$ \omicron \iota \kappa \omicron \nu \omicron \mu \iota \alpha$£. Oikos è la dimora, la casa, oikonomia indica quindi il governo della casa. Questo modo di intendere l’oikonomia è però riduttivo, in quanto esclude, ad esempio, la crematistica, o arte acquisitiva, contemplata nelle opere aristoteliche, e l’interesse per le risorse e la ricchezza della polis.

Il carattere teologico ha poi determinato lo sviluppo dell’economia nel Medioevo, considerando solo il suo aspetto di produzione e distribuzione di beni.

L’Età moderna: la nascita dello Stato e dell’economia politica

L’economia come scienza autonoma nasce solo in età moderna tra il XVII e il XVIII secolo, in un contesto caratterizzato sul piano politico dall’affermazione dello Stato moderno, sul piano economico dall’avanzare del capitalismo e sul piano culturale dal trionfo della scienza.

Gli storici concordano nel ritenere che sia stato proprio il capitalismo a determinare l’autonomia dell’economia, mentre l’affermarsi dello spirito scientifico ha sviluppato la tendenza ad individuare le leggi che regolano i fenomeni economici seguendo il modello della natura. Non a caso, Adam Smith, considerato il padre dell’economia politica, utilizza ampiamente il termine natura riferendolo al funzionamento del mercato, una delle funzioni che caratterizzano una nazione. La scienza economica nasce, infatti, come economia politica, e mira a fornire suggerimenti al sovrano dello Stato moderno sul perseguimento della ricchezza della nazione. Nel caso di Smith, in contrasto con le politiche mercantilistiche, si trattava di dimostrare la razionalità naturale del mercato che il sovrano non doveva alterare.

Sin dalle sue origini lo scienziato dell’economia ha sempre presentato quest’ambivalenza: da un lato, una tendenza a studiare i processi economici in maniera del tutto distaccata; dall’altro, una propensione a fornire suggerimenti e ricette per migliorare l’economia stessa.

Si deve infine sottolineare che l’economia come scienza autonoma, come oggi è intesa, è anche il frutto di una progressiva specializzazione dei saperi che non era ancora esistente ai suoi primordi. Lo stesso Adam Smith probabilmente non avrebbe accettato l’appellativo di economista: la sua opera non è del tutto circoscritta nell’ambito dell’economia in senso stretto ma assume anche il carattere di teoria sociale.

La Rivoluzione industriale

L’espressione Rivoluzione industriale appare per la prima volta in una pubblicazione dello storico inglese Arnold Toynbee del 1884. Toynbee rilevava che tra gli ultimi decenni del XVIII secolo e i primi decenni del XIX in Inghilterra era avvenuta una profonda e radicale trasformazione nel modo di produrre che aveva consentito un progressivo aumento della ricchezza.

Il concetto di rivoluzione è presente ne Il manifesto del Partito comunista di Karl Marx ed Engels e lo stesso Marx parla esplicitamente di rivoluzione industriale ne Il capitale (1867). Effettivamente, a partire dal 1760 in Inghilterra si verifica un incremento della produzione che tende a mantenersi costante. L’aumento della ricchezza prodotta va di pari passo con i cambiamenti radicali nel modo di vita e nei trasporti. Gli spostamenti di Cesare e quelli di Napoleone, vissuti in epoche tanto lontane, non erano così diversi rispetto ai tempi e ai mezzi impiegati. In pochissimo tempo, invece, l’uso della locomotiva a vapore accorcia le distanze in maniera inimmaginabile. Ricavato attraverso l’utilizzo di carbon fossile, il vapore viene applicato innanzitutto nella fabbrica, costituendo una nuova fonte di energia diversa da quella idraulica o animale o umana, capace di aumentare notevolmente la produttività del lavoro.

La ricchezza prodotta grazie alle innovazioni tecnologiche nel settore industriale ed agricolo, il cui sviluppo avviene quasi contemporaneamente alla controparte industriale, è tale da contraddire lo squilibrio tra popolazione e risorse teorizzato da T. R. Malthus nel 1798. In effetti, si determina una vera e propria rottura con il passato “quale non si era avuta dall’invenzione della ruota”, come ribadisce David S. Landes.

In realtà gli storici continuisti negano la rapidità dei cambiamenti ed evidenziano che di fatto la nascita della società industriale è il frutto di processi che si verificano in Inghilterra non in pochi decenni ma nell’arco di secoli, a partire dal XVI secolo. Inoltre, l’entusiasmo per le trasformazioni introdotte dalla rivoluzione industriale non è sempre stato condiviso: il pessimismo suscitato dalle condizioni di vita degli operai impegnati nella fabbrica della Prima rivoluzione industriale ha determinato in alcuni casi la condanna dell’industrializzazione considerata frutto della rapacità dei capitalisti industriali.

A partire dal Settecento la rivoluzione nel modo di produrre è continuata sino ad oggi interessando in tempi diversi l’Europa e altre aree del pianeta. Anche l’espressione Rivoluzione industriale continua ad essere utilizzata.

L’economia di mercato

Un’economia si definisce di mercato se gli individui che ne fanno parte hanno la possibilità di effettuare scambi secondo i propri interessi, scegliendo ciò che preferiscono. Con il termine mercato si fa riferimento ad un “luogo” dove si incontrano (non necessariamente fisicamente) persone o imprese con obiettivi contrapposti (acquirente e venditore) che interagiscono per scambiarsi un certo prodotto e/o servizio: le due diverse parti determinano rispettivamente la domanda e l’offerta di un certo prodotto o mercato.

Nel corso dei secoli si sono imposte due principali organizzazioni economiche:

  • da un lato l’economia di mercato, anche detta liberista, dove gli individui sono liberi di agire secondo il proprio interesse personale;
  • dall’altro un’economia pianificata o centralizzata dove invece le decisioni economiche vengono prese da un Ente (di solito è lo Stato): un esempio sono i Paesi dell’Est Europa – ex URSS – dove era proprio lo Stato a decidere per ogni individuo quanto produrre e soprattutto in che modo farlo.

Oggi la contrapposizione tra questi due sistemi economici appare superata, nonostante esistano ancora esempi in cui un tipo di organizzazione è prevalente rispetto ad un’altra.

La Quarta rivoluzione industriale

La Quarta rivoluzione industriale, chiamata anche Fabbrica 4.0 o Industria 4.0, nasce nei primi anni Duemila ed è basata sulla virtualizzazione e sull’interconnessione tra dispositivi intelligenti. Essa permette di sfruttare grandi quantità di dati ed informazioni, utilizzando tecnologie digitali per connettere, innovare e governare i settori manifatturieri.

Consente inoltre di aumentare la competitività delle industrie manifatturiere attraverso l’utilizzo di sistemi cyber-fisici, cioè sistemi intelligenti e connessi ad internet, in grado di valutare situazioni e prendere decisioni autonomamente.

La Quarta rivoluzione industriale, che dà il via ad un’epoca in cui qualsiasi cosa sarà connessa, ha l’obiettivo di lavorare in modo più veloce e flessibile le risorse dei processi industriali, portando in questo modo a una maggiore efficienza ed innovazione sia del modo di produrre sia dei prodotti realizzati.

Le teorie economiche

Le teorie economiche sono degli strumenti per analizzare e interpretare fenomeni e dinamiche dell’economia, inevitabilmente soggette al contesto storico-politico-sociologico e non in grado di fornire una verità oggettiva.

Le prime teorie economiche risalgono al XVI secolo. Al mercantilismo (dazi e intervento indispensabile dello Stato), si succedono la fisiocrazia (laissez-faire) e l’economia classica, il cui esponente più illustre è Adam Smith (concetto della mano invisibile).

Critico nei confronti dell’economia capitalista è Karl Marx, mentre la teoria neoclassica (fine XIX secolo) riprende molti concetti dell’economia classica.

Al tempo della crisi del 1929 l’economista britannico John Maynard Keynes è molto scettico verso il libero mercato e torna a sottolineare il ruolo di controllo e direttivo ricoperto dallo Stato.

Molti Stati oggi adottano sistemi economici misti che includono l’iniziativa privata insieme all’interventismo pubblico. Alcune teorie contemporanee, come la teoria della burocrazia e la teoria delle scelte pubbliche, sostengono invece che l’utilità e l’interesse individuale influenzino le scelte economiche del Paese.