Genitori e emergenza Covid

17 apr 2020

emergenza covid

Ormai sono passate più di tre settimane da quando il governo ha dichiarato il lockdown per l’emergenza COVID-19. Le scuole sono chiuse, i bambini e i ragazzi sono bloccati a casa insieme ai fratelli e ai genitori, ciascuno con le proprie preoccupazioni, i propri bisogni e qualche sogno e desidero rimasto chiuso nel cassetto. 

Questa fase di stallo è lunga e faticosa per tutti, grandi e piccoli, ma alla resa dei conti ci accorgeremo che la fatica non è stata per tutti uguale: le persone, le famiglie, hanno vissuto la quarantena in modo molto diverso tra loro perché diverse sono le condizioni di vita, gli impegni lavorativi e le risorse cui possono attingere in questi momenti di emergenza. 

Come vivono questo periodo i genitori? 

I genitori vivono un sovraccarico particolare: risentono di un presente impoverito e instabile e di un futuro incerto nei termini di accessibilità alle risorse che non riguarda soltanto la loro esistenza ma anche e, soprattutto, quella dei propri figli.  Questa doppia preoccupazione può suscitare paura verso il futuro e a tratti ansia, impotenza,colpa e rabbia, tutte emozioni che se non riconosciute, capite e accolte possono generare una spirale di disagio e sofferenza nei bambini e nelle famiglie. 

Nei momenti di crisi ai genitori è sempre stato richiesto un sacrificio enorme per proteggere la prole, però oggi, a differenza del passato, sappiamo con certezza quanto il loro ruolo sia importante per lo sviluppo psichico ed emotivo dei figli e delle future generazioni. 

Perché il loro ruolo è così importante?  

I bambini, per svilupparsi pienamente, hanno bisogno di una relazione “sintonizzata” ovvero di una relazione che li aiuti a “regolare” le proprie emozioni e li faccia sentire protetti, visti e capiti

I genitori infatti sono i primi “regolatori psicobiologici” dei loro figli, come sostiene il neurobiologo Allan Schore e questo perché i bambini non sanno regolare autonomamente le loro emozioni: se i genitori sono calmi e connessi con le proprie risorse, potranno trasmettere ai loro figli la tranquillità necessaria per acquisire e sviluppare quelle funzioni e quegli strumenti necessari per affrontare le sfide della vita; questa spirale virtuosa è alla base della resilienza.

Cosa dovrebbero fare oggi?

I genitori, in questo momento storico, devono fare affidamento soprattutto sulle proprie risorse interne. Questa è insieme una buona e una cattiva notizia: la cattiva è che nessuno ne possiede in quantità illimitate, la buona è che queste risorse si possono riattivare, perché sono insite nell’uomo e nella sua capacità di adattarsi ai cambiamenti dell’ambiente,  a patto che non si perda la capacità di proteggersi e di sostenersi a vicenda: I genitori ora dovrebbero occuparsi prima di tutto della loro salute e del loro benessere psicologico per essere di aiuto e sostegno ai propri figli e per farlo devono imparare a riconoscere i segnali che provengono dal loro interno e a gestire le proprie emozioni, a sostenersi reciprocamente, a cercare aiuto e a ricordarsi che non occorre essere perfetti.

Perché è importante riconoscere i segnali? 

Non esiste un modo giusto o sbagliato di reagire alle situazioni stressanti, ma in generale è molto importante imparare a riconoscere tutti segnali che arrivano dal nostro interno (emozioni, sensazioni, movimenti, pensieri) perché altrimenti sarebbe come guidare un aeroplano senza conoscere tutti gli strumenti di bordo necessari per compiere le diverse manovre, ci metteremmo in pericolo! 

Questo patrimonio di conoscenze sono le nostre risorse interne a cui possiamo sempre attingere per orientarci e dare significato agli eventi che accadono intorno a noi, scegliere una strada piuttosto che un’altra, decidere di fermarci o andare avanti, in definitiva ci aiutano ad adattarci per sopravvivere. 

Cosa ci accade nelle emergenze?

Nelle situazioni di emergenza, essere consapevoli delle nostre reazioni diventa ancora più importante per la nostra sopravvivenza.

Se impariamo a riconoscere come ci sentiamo e cosa ci accade quando avvertiamo un pericolo, ad esempio se ci “scaldiamo” e attacchiamo, oppure se ci “raffreddiamo” e scappiamo, oppure se ci “congeliamo”, avremo maggiori strumenti a disposizione e quindi più risorse per capire come proteggerci e proteggere.

La consapevolezza di sé e la capacità di gestire le proprie emozioni sono armi formidabili e imbattibili per “disinnescare le bombe” che talvolta si insinuano nel sistema famiglia, ma non solo, e che rischiano di comprometterne pericolosamente l’equilibrio dei nostri legami sociali e affettivi, creando un clima nocivo per lo sviluppo e la crescita dei figli. 

È molto importante che i genitori imparino a monitorarsi vicendevolmente per regolare le proprie emozioni.

Esistono dei consigli particolari che possiamo dare ai genitori per gestire i loro bambini in questa delicata fase?

Ogni bambino è diverso e lo sviluppo segue una processualità che è dettata dalla maturazione del sistema nervoso autonomo e dallo sviluppo cerebrale.

Questo significa che dobbiamo imparare a distinguere, come ci spiega Daniel J. Siegel,quello che i bambini possono fare da quello che non possono fare ma non perché non vogliono, ma semplicemente perché non hanno ancora imparato a farlo, a causa della immaturità di alcune funzioni cerebrali. Questa distinzione è già un piccolo aiuto per accompagnarli nella loro crescita con una maggiore calma e tranquillità.

Qualche esempio?

Il nostro cervello è complesso ed è costituito da tante parti diverse che maturano in tempi e con ritmi diversi. Ad esempio le aree cerebrali deputate al controllo degli impulsi e alla pianificazione completano la loro maturazione ben oltre l’adolescenza. Avere in mente queste informazioni potrebbe aiutarci a gestire tutte quelle situazioni in cui i nostri figli non riescono a mantenere a lungo l’attenzione  davanti a un compito oppure quando, a volte, ci appaiono “irragionevoli”, passando da uno stato emotivo all’altro senza un apparente motivo. In queste circostanze anziché colpevolizzarci o colpevolizzarli, possiamo tenere presente che hanno bisogno di aiuto a maturare e rafforzare quelle funzioni.

In che modo?

Quando parliamo di relazione sintonizzata ci riferiamo a una qualità particolare di ascolto in cui siamo impegnati attivamente a comprendere e a riconoscere i bisogni dell’altro, le sue sensazioni ed emozioni senza giudicarle o criticarle e – quando diventano “eccessive” – a rincanalarle e reindirizzarle verso nove modalità più contenute e “regolate”. 

In questo modo aiutiamo i nostri figli a essere consapevoli di sé stessi e a comprendere che esistono diverse modalità di risposta a seconda delle situazioni, in definitiva ad essere flessibili e resilienti di fronte ai cambiamenti.

Artemisia Gentileschi

Psicologa-Psicoterapeuta a Milano

arte.gentileschi@yahoo.com

Qui il link per scaricare il pdf #proteggerciperproteggere

ARP per l’emergenza

  

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