Litigi fra fratelli? Consigli pratici su come gestirli

10 Oct 2019

fratello e sorella

Litigi tra fratelli. Come gestire i litigi tra i figli? Bisogna intervenire o lasciare che trovino da soli una soluzione?

Litigi tra fratelli. Parliamo di un aspetto dell’infanzia che spesso innervosisce e a volte esaurisce noi genitori: il litigio tra fratelli.

Spesso ci arrivano mail di mamme che chiedono un consiglio proprio su questo argomento. Ve ne proponiamo un esempio:

“Gentili pedagogiste ho due bambini di 5 e 8 anni, sono simpatici, intelligenti e buoni quando sono da soli ma quando sono in due continuano a litigare, farsi dispetti, mi chiamo in causa in continuazione. Non sono sufficienti sgridate, castighi per farli smettere. Sono un po’ demoralizzata perché invece che passare del tempo piacevole con loro, sono spesso nervosa e temo il momento in cui tornano da scuola … Devo intervenire? Lasciar perdere?”.

Le liti tra fratelli è una situazione assolutamente nella norma e non solo tra fratelli. È bene dire che litigare insegna a gestire le relazioni future e quindi è propedeutico ad a una corretta crescita. Ma per un genitore la situazione può diventare ingestibile e disturbare la pace familiare.

Cosa può fare concretamente un genitore?

Quando si gioca capita spesso che si passi da una situazione serena alle liti, a momenti dove regnano urla e pianti. In questi casi se l’adulto non interviene subito, i bambini si mostrano capaci di trovare autonomamente una soluzione.
Quindi la prima regola è di non intervenite subito. In questo modo i bambini si misurano tra loro, sperimentano strategie per superare i conflitti, imparano a trovare compromessi.

Ma se i bambini non riescono a trovare una soluzione? Quando assistiamo a un litigio tra bambini l’istinto di genitore ci induce troppo spesso ad intervenire, ci ergiamo a giudici stabilendo chi è il colpevole, appioppando anche qualche punizione. Insomma prendiamo in mano subito noi la situazione deresponsabilizzando i bambini. Il bambino così vive il litigio come qualcosa fine a se stesso e non come un’opportunità di crescita personale.
Quindi evitiamo la domanda “chi è stato” … sostituendola con “cosa è successo?”.
Cosi facendo mettiamo in gioco entrambe le parti, dando ad ognuno la propria responsabilità, insegnando ai bambini che il conflitto non è solo qualcosa di negativo, dove c’è un vinto e un vincitore, ma che può avere soluzione anche nella negoziazione in modo cioè che soddisfi entrambe le parti.

E quando questa gestione del conflitto non è possibile perché la situazione è sfuggita di mano?

A questo punto è bene bloccare il litigio dividendo i bambini e dicendo loro che potranno di nuovo giocare insieme solo quando si saranno calmati. Separando i due contendenti, da una parte, si da uno stop ad una situazione degenerata calmando le acque, dall’altra si mostra come un litigio mal gestito possa portare a delle conseguenze sgradevoli (non si gioca più). Solo a questo punto avremo modo di far ragionare i bambini sul fatto che stanno sbagliando non nell’intraprendere il litigio, ma solo nel modo di condurlo, utilizzando cioè urla spintoni dispetti ecc…

In sintesi non spaventiamoci davanti al litigio e al conflitto ma diamo ai nostri figli i giusti strumenti per affrontarli con competenza affinché questo aspetto imprescindibile della vita divenga una possibilità di crescita.

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