Ortografia croce e delizia: i “tormentoni” dell’italiano

24 Oct 2018

ortografia

Ortografia, croce (per molti) e delizia (per pochi). Scopri il lato utile e divertente dell’ortografia con la grammatica italiana di redooc.com

Che cos’è l’ortografia? Un’inutile gabbia di regole che imbrigliano la lingua italiana? Allora perché non dare un bel colpo di spugna e facilitare la vita a grandi e piccini? Forse perché non è eliminando le regole che il gioco diventa più semplice, anzi! A calcio si gioca in 11 contro 11, a rugby la palla si può passare soltanto all’indietro, a scacchi ogni pezzo può muoversi in certe direzioni e non in altre e… in grammatica qual è si scrive senza apostrofo!

Le regole non sono un’imposizione senza senso, ma un accordo convenzionale che ci salva dal caos: questo vale per gli sport, per la società e anche per la lingua.

I “tormentoni” dell’ortografia

Tra apostrofi, accenti e consonanti dispettose, quanti tranelli che ci tende la nostra lingua! Ecco una carrellata degli errori più comuni da evitare, con pazienza, buona volontà ed esercizio.

Questione di apostrofi

Signori e signore,

venite a visitare

il museo degli errori,

delle perle più rare […]

Nel secondo reparto

c’è l’ago Maggiore:

provate a fare un tuffo,

sentirete che bruciore.

I versi di Gianni Rodari ci invitano a entrare nel museo degli errori, presentandoci subito uno dei “nemici” più temuti degli scrittori di tutte le età: l’apostrofo. C’è chi lo usa a sproposito: il lago non è l’ago, un orso si scrive senza apostrofo e qual è non vuole vederlo nemmeno da lontano! Ma c’è anche chi si dimentica di metterlo proprio quando serve: d’accordo, un’ape e un po’, che non va confuso con il fiume Po.

E che dire dell’accento?

Egli dà vuole l’accento, l’imperativo da’ si scrive con l’apostrofo e la preposizione da non ha bisogno né dell’uno né dell’altro.

Dì è il giorno, di’ è dimmi e di è la preposizione semplice.

Se congiunzione è diverso da sé pronome personale, così come né congiunzione è diverso da ne particella pronominale.

Il tè si beve, te sei tu.

Lì e là non sono uguali a qui e qua e i monosillabi accentati sono tutti da studiare per non fare strafalcioni.

A sCuola di ortografia: C, Q e CQ

Ecco un altro grande “tormentone” dell’italiano: si scrive con la C, con la Q o con CQ?

Quando la U è seguita da vocale ci vuole la Q, quando invece è seguita da consonante si usa la C.

Tutto semplice, no? Purtroppo no perché le eccezioni sono tante: scuola, cuore, cuoio e cuoco vogliono la C, per non parlare di taccuino, soqquadro e infine… acqua e tutta la sua famiglia che si scrivono con CQ!

Ahi ahi ahi, arriva la H!

Io ho, tu hai, egli ha… essi hanno. Ecco le forme del verbo avere che vogliono l’acca davanti.

Attenzione, la confusione è dietro l’angolo: o senza acca è una congiunzione, ai e a sono preposizioni e anno senza h è il periodo di 365 giorni che inizia il 1 gennaio e finisce il 31 dicembre.

Doppie e consonanti capricciose

La pala è per spalare e la palla è per giocare. Sette note per cantare e la notte per sognare! Le parole con le doppie richiedono un po’ di attenzione perché anche una sola lettera può cambiare il significato delle parole.

E poi c’è il ragno che non è come il geranio, compagnia che non è compagna e chi va in Campania non è in campagna.

Aglio è diverso da olio, la Cina non è la china e il getto non è il ghetto.

Lo sciame di SC

Gli scacchi per giocare, la scena da recitare, gli sci per sciare, gli sconti per risparmiare e la scuola per imparare. Manca ancora qualcuno: sono scienza e coscienza che della I non fanno senza. Ma occhio a non fare confusione, conoscenza si scrive senza I.

I plurali, questi sconosciuti!

Per i nomi in -cia e -gia c’è una regoletta che ci viene in soccorso: se prima della sillaba finale c’è una consonante il plurale si fa in -ce o -ge; se invece c’è una vocale il plurale è in -cie o -gie. E allora se è una è la spiaggia, se sono due sono le spiagge, se è una è la valigia, se sono due sono le valigie. E lo stesso vale per camicie, che non è il camice del medico.

Un bruco e un drago al plurale diventano bruchi e draghi, ma farmaco e psicologo fanno farmaci e psicologi. Ahi, che guaio! Anzi che guai, con una sola I! Ma attenzione a zio che di I ne vuole due per il plurale zii.

Scrivere bene non è un lusso per pochi

Insomma, le insidie sono tante, ma la “scrittura corretta” (questo significa la parola “ortografia” di origine greca) non è un lusso né una moda superata. Per evitare che gli errori di ortografia in cui tutti siamo incappati tra i banchi delle elementari diventino orrori nella penna degli adulti è bene allenarsi fin da piccoli e imparare a divertirsi con le parole. Se sapremo fare della grammatica una compagna di giochi per i nostri bimbi, anche da grandi continueranno ad averne cura, senza scappare come si fa di fronte a un nemico. Ed è proprio questo l’obiettivo della Grammatica italiana di Redooc: provala e vedrai che tra immagini, video, schede ed esercizi interattivi studiare l’ortografia sarà meno noioso!

Buon allenamento con redooc.com!

 

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