Videogiochi e serie TV

Videogiochi, serie tv e film sono tra i passatempi preferiti di ragazzi e ragazze, ma a volte propongono contenuti violenti o non adatti ai più piccoli. Cosa si può fare per proteggerli da questa esposizione e per renderli spettatori responsabili e preparati a guardare criticamente qualsiasi tipo di contenuto?

Appunti

Videogiochi come Mortal Kombat, serie tv come Squid game, ma anche cartoni animati come I Griffin non sono visioni suggerite per un pubblico di bambini. La violenza, le abitudini poco edificanti e i vizi messi in scena rischiano infatti di produrre nei più giovani un desiderio di emulazione, che porterebbe a replicare comportamenti disdicevoli se non addirittura pericolosi.

Per proteggersi da questo rischio, oltre a conoscere i sistemi di parental control disponibili sulle più famose piattaforme di streaming, è fondamentale educare i propri figli e i propri studenti a essere spettatori capaci di uno sguardo critico e responsabile, in grado di riconoscere in ciò che guardano anche comportamenti da condannare e di preferire la visione di contenuti più adatti alla loro età e persino educativi.

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Violenza e rischio emulazione: i videogiochi

I videogiochi, principale passatempo di studenti e studentesse, aiutano a stimolare competenze cognitive come la concentrazione, l’abilità di problem solving, l’attenzione prolungata e la capacità reattiva. Come si collega dunque lo sviluppo di tali capacità con l’immagine di violenza, aggressività a cui sono spesso associati?

In passato, con la diffusione di Mortal Kombat (1992) prima e GTA (1997) poi, videogiochi in cui prepotenza e brutalità costituiscono il sentimento principe, si ipotizzava che questa tossicità respirata online potesse desensibilizzare alla violenza quotidiana oppure portare al rischio di emulazione.

In realtà, importanti studi scientifici hanno dimostrato che un’esposizione quotidiana alla violenza di simili videogiochi non comporta necessariamente come conseguenza diretta una maggiore brutalità nei comportamenti di giocatori e giocatrici. A fare la differenza è infatti il contesto: se la violenza è l’unica forma di socializzazione conosciuta, facilmente diventerà il principale modello di comunicazione. Sono l’ambiente e gli stimoli esterni, dunque, a portare a comportamenti aggressivi. Il desiderio di emulazione dunque non si manifesta indistintamente in tutti i bambini, andando a interessare precise categorie di soggetti, incapaci di elaborare la violenza

Ecco dunque che bambini con problemi psicologici, vittime o autori di bullismo, studenti con problematiche scolastiche rappresentano un terreno fertile su cui fare attecchire questi sentimenti. Per questi soggetti il videogame violento o la visione di film e serie televisive brutali, come Squid Game, può rappresentare un rischio in termini di emulazione.

Concrete Genie: il videogioco che combatte il bullismo

Video youtube

Esistono però anche videogiochi educativi: Concrete Genie ne è un esempio.

Ash è un adolescente con una spiccata dote per il disegno, costretto quotidianamente a fare i conti con i bulli che deridono la sua passione, isolandolo. Con l’ennesimo attacco, il suo taccuino è preso d’assalto: i bulli gli sottraggono l’album da disegno disperdendone le pagine.

Ma la ricerca che lo porterà a rintracciare i suoi schizzi sparsi per l’intera città si rivela salvifica: sulla strada, un pennello magico gli permetterà di dar vita alle sue creazioni, che, nei momenti di più grande sconforto e disagio, saranno dei veri alleati nella lotta contro la prepotenza dei bulli, donando persino colore alla sua città, cupa e semi-abbondonata a causa dell’inquinamento. 

L’idea del progetto non è soltanto quella di sensibilizzare i ragazzi sul bullismo, ma anche di riflettere su come poter reagire e su quali strumenti adottare per contrastarlo e crearsi una via di fuga. L’arte e la creatività rappresentano un degno alleato in questa battaglia.

Squid Game e il filtro famiglia su Netflix e Disney+

Non solo i videogiochi, ma anche le serie tv e i film possono incentivare ragazzi e ragazze a emulare comportamenti violenti. Sta facendo molto discutere la serie sudcoreana Squid Game, distribuita da Netflix, dove un gioco a premi si trasforma in una brutale lotta per la sopravvivenza.

Il “fenomeno Squid Game” ha generato grande timore in insegnanti e genitori. In Italia è stata lanciata anche una petizione dal titolo “Fermiamo lo Squid Game: giochi mortali emulati dai bambini” per far rimuovere la serie dal catalogo italiano di Netflix. La censura, però, non è la soluzione migliore per proteggere i propri ragazzi dai rischi. 

Piattaforme come Netflix e Disney+ mettono a disposizione dei genitori strumenti come il filtro famiglia, che consente di classificare e bloccare alcuni titoli per età, creando una sezione bambini. 

La prospettiva, comunque, non deve essere quella di vietare, ma di educare i propri studenti e i propri figli a guardare in modo critico qualsiasi tipo di contenuto in cui si imbattano. Aprendo un dialogo e un confronto costruttivo, occorre far capire ai ragazzi che i comportamenti violenti che vedono in scena non vanno emulati, ma condannati. Così si sentiranno responsabilizzati e sapranno reagire agli stimoli esterni in modo adeguato. 

I cartoni animati? Non sempre un prodotto per bambini

Si potrebbe pensare che tutto ciò che è realizzato sotto forma di cartone animato sia diretto a un pubblico di bambini e bambine. Tuttavia l’illustrazione, anche quando animata, rappresenta semplicemente uno dei possibili canali e strumenti per la costruzione di un contenuto. 

Esistono infatti cartoni animati non adatti ai più piccoli. Per esempio? La popolare sitcom sulla famiglia Griffin (titolo originale Family Guy) tocca tematiche complesse come l’alcolismo e la dipendenza dalla droga, fa largo uso di termini volgari e contiene allusioni a temi scomodi di cronaca o satira politica spinta. Il suo umorismo dissacrante e demenziale è riservato quindi a un pubblico più maturo.

L’attenzione, quindi, non va rivolta solo verso videogiochi, serie tv e film violenti, ma verso tutti quei contenuti per cui i bambini e le bambine non possiedono ancora gli adeguati strumenti di lettura.

Laboratorio - SKAM, una serie tv per adolescenti?

Skam è il remake italiano di un’omonima serie norvegese (dove il titolo significa “vergogna”), andata in onda per quattro stagioni, dal 2015 al 2017. 

In ogni stagione vengono seguite le vicende di un nuovo personaggio, attraverso cui si affrontano tematiche importanti e care al mondo giovanile, come il femminismo, i disturbi alimentari e l’omofobia, la ricerca della propria sessualità.

Il successo di questa serie è dovuto alla capacità di affrontare temi familiari agli adolescenti in modo estremamente reale, senza filtri, dove sceneggiatura, cast e ambientazione contribuiscono a rendere credibile il ritratto dei teenager che ne esce.

Fai riflettere i tuoi studenti su questa serie e sui motivi del suo successo: avete visto SKAM? Cosa vi è piaciuto e cosa invece non avete apprezzato di questa rappresentazione così viva dei personaggi e della loro età? Se ne doveste parlare in una storia Instagram, cosa direste in soli 30 secondi?

E se invece vi venisse chiesto di consigliare un’altra serie tv, un film o un videogioco che vi rappresenta maggiormente, cosa scegliereste?

Laboratorio - Tredici, una serie tv da (non) vedere

Tredici (TH1RTEEN R3ASONS WHY) è una serie tv americana distribuita da Netflix, che deve il titolo al fatto che ripercorre i 13 motivi che hanno portato una ragazza a togliersi la vita, motivi che la protagonista ha registrato in 7 cassette.

Tratta temi delicati come il suicidio, la violenza contro le donne, il bullismo e l’omosessualità e per questo è stata oggetto di numerose controversie. Psicologi e consulenti scolastici hanno sottolineato il rischio di emulazione da parte di ragazzi e ragazze, evidenziando un aumento dei comportamenti autolesionistici e addirittura dei suicidi in seguito all’uscita della serie. Questo ha portato Netflix a catalogarla come vietata ai minori di 14 anni, ma gli enti che classificano i film e i videogiochi per età di alcuni Paesi, come la Nuova Zelanda, ne hanno vietato la visione anche ai minori di 18 anni non accompagnati da un adulto.

Chiedi ai tuoi studenti se hanno visto la serie e cosa ne pensano. Ritengono che sia corretto vietarne la visione al di sotto di una certa età? A chi la consiglierebbero? Quale preparazione considerano necessaria prima di affrontare la visione degli episodi?