Diritti e doveri dei cittadini

Gli articoli 13-54 della Costituzione italiana contengono i diritti e doveri dei cittadini, suddivisi in 4 gruppi. Scoprili tutti. 

Appunti

La parte prima della Costituzione è composta da 42 articoli e definisce i diritti e doveri dei cittadini. Questi articoli sono a loro volta suddivisi in 4 gruppi: 

  • Titolo I - Rapporti civili
  • Titolo II - Rapporti etico-sociali
  • Titolo III - Rapporti economici
  • Titolo IV - Rapporti politici

Puoi leggerli tutti sul sito del Governo italiano.

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Collegamenti con Storia per la lezione su diritti e doveri dei cittadini

Per affrontare al meglio questa lezione sulla parte prima della Costituzione (diritti e doveri dei cittadini), è utile conoscere gli eventi che hanno portato alla nascita della Repubblica.

Trovi le lezioni di Storia dedicate ai seguenti link: 

Titolo I - Rapporti civili

Il primo gruppo riguarda i diritti civili dei cittadini. Si tratta di articoli che garantiscono la libertà individuale e collettiva: libertà personale, domicilio e libertà di comunicazione sono inviolabili, sono garantiti libertà di circolazione e di associazione e diritto di professare liberamente la propria fede religiosa e di manifestare liberamente il proprio pensiero (art. 13-21).

Gli articoli 22-28 affermano il diritto alla difesa e limitano l’uso della forza, stabilendo la legalità della pena e condannando la pena di morte.

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Titolo II - Rapporti etico-sociali

Gli articoli 29-34 contengono i diritti e doveri legati alla sfera etico-sociale: riguardano quindi la famiglia, la salute, l’istruzione e la scuola.

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Titolo III - Rapporti economici

Gli articoli 35-47 riguardano la sfera economica: assicurano la tutela del lavoro (giusto salario, lavoro femminile e minorile, diritto di sciopero) e della proprietà pubblica e privata (libertà dell'iniziativa economica privata e tutela del risparmio in tutte le sue forme).

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Titolo IV - Rapporti politici

Gli articoli 48-54 della Costituzione definiscono i diritti e doveri politici dei cittadini. Tra questi ricordiamo il diritto di voto, di pluralismo politico, l’affermazione di pari opportunità tra uomini e donne di accesso agli uffici pubblici e alle cariche elettive e il dovere di pagare le tasse

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L’astensionismo in Italia

Le elezioni amministrative di ottobre 2021, che hanno visto coinvolte le 4 maggiori città italiane (Roma, Milano, Napoli e Torino), hanno registrato una crescita del tasso di astensionismo.

Al primo turno hanno votato meno della metà dei romani (48,54%), dei milanesi (47,72%), dei napoletani (47,17%) e dei torinesi (48,08%) e il copione si è ripetuto al ballottaggio per Roma e Torino.

Un vero e proprio record negativo, con l'affluenza alle urne più bassa di sempre.

Ci sono Paesi in cui l’esercizio del voto è obbligatorio e sono previste multe (20 dollari in Australia) o sanzioni amministrative (in Brasile chi non vota per più di tre volte non può concorrere per un posto pubblico, né rinnovare il passaporto) per gli astensionisti.

In Italia è un dovere civile, ma l’astensionismo è in continua crescita. Eppure il suffragio universale è stata una conquista: basti pensare alle lotte delle suffragette e alla lunga attesa delle donne italiane che hanno dovuto aspettare il 2 giugno 1946 per poter esprimere per la prima volta il proprio voto. Perché allora privarsi volontariamente della possibilità di esercitare un diritto conquistato con tanta fatica?