Il terremoto? Niente paura

Laboratorio di Scienze a cura del dott. Manolo Piat per scoprire cosa sono e da cosa derivano i terremoti.

I terremoti sono un argomento sempre di grande attualità e specialmente dopo un forte evento le teorie sulla loro origine, più o meno fantasiose, si moltiplicano. Nel video vedremo uno dei meccanismi più accreditati per spiegare l'origine dei sismi, quello del “Rimbalzo elastico”.

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Il rimbalzo elastico

In cosa consiste? Per capirlo bene dobbiamo innanzitutto fare una breve introduzione sulla costituzione del nostro pianeta e sulla relativa dinamica

Se immaginiamo di tagliare in due la Terra ci apparirebbe come un grosso uovo sodo: all'interno abbiamo il nucleo (il “tuorlo”) suddiviso in interno (solido) ed esterno (fluido), circondato da una regione chiamata mantello (“l'albume”) in cui le rocce sono caldissime e plastiche, infine all'esterno troviamo la crosta (il “guscio”) che è la parte solida e rigida del pianeta, sulla quale noi viviamo.

La crosta e la parte superiore del mantello formano la litosfera (rigida), che si appoggia sulla sottostante astenosfera (plastica); in questo modo i grandi frammenti in cui la litosfera è suddivisa, le placche o zolle litosferiche, possono scorrere sull'astenosfera e muoversi una rispetto all'altra, sospinte dai moti convettivi che avvengono nel mantello.

Il moto relativo tra due placche può essere di tre tipi: distensivo (le placche si allontanano), compressivo (le placche si avvicinano), trascorrente (le placche scivolano una di fianco all'altra).

Nell'esempio che vediamo parleremo di movimento trascorrente, ma fatte le opportune modifiche un discorso analogo vale anche per il regime compressivo, mentre se parliamo di regime distensivo le cose cambiano un po'.

La Macchina dei Terremoti

Per meglio capire cosa avviene, utilizzeremo un semplice macchinario “casalingo”, la cosiddetta Macchina dei Terremoti o Scatola di Reid, dal nome dello scienziato che la ideò.

Come si può vedere, la macchina è costituita da una scatola di legno entro la quale ci sono due blocchi che simulano due placche tettoniche; inoltre c'è una vite senza fine che tramite una manovella permette a una delle due pacche di muoversi in una direzione (diciamo verso nord), mentre l'altra placca è spinta in direzione opposta da delle molle.

Quando tra le due non vi è alcun attrito (immaginiamo che il piano che le separa sia privo di asperità) il movimento della prima avviene senza difficoltà e soprattutto non coinvolge la seconda placca; quando invece inseriamo dei semplici stuzzicadenti per collegare i due blocchi (possiamo immaginare che simulino delle asperità) e iniziamo a girare la manovella, vediamo che il primo blocco si muove ancora verso nord e il secondo blocco si muove nella stessa direzione trascinato dai bastoncini di legno, ma ostacolato dalla spinta delle molle (che rappresentano le forze dovute ai moti convettivi del mantello). In questa fase i bastoncini accumulano energia elastica e cominciano a deformarsi; quando raggiungono lo sforzo limite sostenibile si rompono rilasciando in un solo istante tutta l'energia accumulata. Cioè si verifica il terremoto.

Come richiedere i laboratori

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