Goal 14. Conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile

Goal 14 - VITA SOTT'ACQUA

Conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile

La quota globale delle risorse ittiche in condizioni di sostenibilità biologica è scesa dal 90% del 1974 al 67% nel 2015.

Per l’Italia la situazione migliora fino al 2015 per poi peggiorare drasticamente nel biennio successivo, soprattutto per via del sovrasfruttamento degli stock ittici, il cui dato si attesta all’83,3% rispetto a una media europea del 42%.

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Target del Goal 14

Ecco l'elenco dei sotto target del Goal 14 dell'Agenda 2030 ONU:

  1. Entro il 2025, prevenire e ridurre in modo significativo l'inquinamento marino di tutti i tipi, in particolare quello proveniente dalle attività terrestri, compresi i rifiuti marini e l'inquinamento delle acque da parte dei nutrienti

  2. Entro il 2020 gestire e proteggere in modo sostenibile gli ecosistemi marini e costieri per evitare impatti negativi significativi, anche rafforzando la loro capacità di recupero e agendo per il loro ripristino, al fine di ottenere oceani sani e produttivi

  3. Ridurre al minimo e affrontare gli effetti dell'acidificazione degli oceani anche attraverso una maggiore cooperazione scientifica a tutti i livelli

  4. Entro il 2020, regolare efficacemente la raccolta e porre fine alla pesca eccessiva, la pesca illegale, quella non dichiarata e non regolamentata e alle pratiche di pesca distruttive, e mettere in atto i piani di gestione su base scientifica, al fine di ricostituire gli stock ittici nel più breve tempo possibile, almeno a livelli in grado di produrre il rendimento massimo sostenibile come determinato dalle loro caratteristiche biologiche

  5. Entro il 2020, proteggere almeno il 10 per cento delle zone costiere e marine, coerenti con il diritto nazionale e internazionale e sulla base delle migliori informazioni scientifiche disponibili

  6. Entro il 2020, vietare quelle forme di sovvenzioni alla pesca che contribuiscono all’eccesso di capacità e alla pesca eccessiva, eliminare i sussidi che contribuiscono alla pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata e astenersi dall'introdurre nuove sovvenzioni di questo tipo, riconoscendo che un trattamento speciale e differenziato adeguato ed efficace per i paesi in via di sviluppo e i paesi meno sviluppati dovrebbe essere parte integrante del negoziato sui sussidi alla pesca dell’Organizzazione Mondiale del Commercio

  7. Entro il 2030, aumentare i benefici economici derivanti dall'uso sostenibile delle risorse marine per i piccoli Stati insulari e i paesi meno sviluppati, anche mediante la gestione sostenibile della pesca, dell'acquacoltura e del turismo

  8. Aumentare le conoscenze scientifiche, sviluppare la capacità di ricerca e di trasferimento di tecnologia marina, tenendo conto dei criteri e delle linee guida della Commissione Oceanografica Intergovernativa sul trasferimento di tecnologia marina, al fine di migliorare la salute degli oceani e migliorare il contributo della biodiversità marina per lo sviluppo dei paesi in via di sviluppo, in particolare i piccoli Stati insulari in via di sviluppo e i paesi meno sviluppati

  9. Assicurare ai piccoli pescatori artigianali l’accesso alle risorse e ai mercati marini

  10. Migliorare la conservazione e l'uso sostenibile degli oceani e delle loro risorse tramite l’applicazione del diritto internazionale, che si riflette nell’UNCLOS [United Nations Convention on the Law of the Sea], che fornisce il quadro giuridico per l'utilizzo e la conservazione sostenibile degli oceani e delle loro risorse, come ricordato al punto 158 de “Il futuro che vogliamo”.

Situazione mondiale in materia di mare

La quota globale delle risorse ittiche in condizioni di sostenibilità biologica è scesa dal 90% nel 1974 al 67% nel 2015 e l’acidità marina (causata dall’assorbimento negli oceani di anidride carbonica di origine antropica dall’atmosfera) è aumentata del 26% rispetto all’era pre-industriale.

La percentuale delle acque marine tutelate da aree protette risulta essere il 17%, il doppio rispetto al 2010.

Situazione europea: goal 14

Il Goal 14 è uno dei nove Obiettivi su cui l'Unione europea mostra segni di miglioramento.

L’indicatore della situazione europea registra un aumento costante nell’arco del periodo analizzato, dovuto al miglioramento di tutti gli indicatori elementari. In particolare, a partire dal 2013, cresce l’indicatore relativo alle superfici marine comprese nella rete Natura 2000, che raddoppia in soli quattro anni.

Situazione italiana: goal 14

Riguardo alla problematica legata all’inquinamento dei mari, in Italia negli ultimi 12 mesi, sono state approvate la Direttiva Ue 2019/904 per la riduzione dell’incidenza di determinati prodotti di plastica sull’ambiente e la Direttiva Ue 2019/883 che ha l’obiettivo di “proteggere l’ambiente marino dagli effetti negativi degli scarichi dei rifiuti delle navi che utilizzano porti situati nel territorio dell’Unione e di garantire nel contempo il buon funzionamento del traffico marittimo migliorando la disponibilità e l’uso di adeguati impianti portuali di raccolta dei rifiuti e il conferimento degli stessi presso tali impianti”. Quest’ultima è stata recepita in Italia dal ministero dell’Ambiente nel Ddl Ac 1939 “Promozione del recupero dei rifiuti in mare e per l’economica circolare”.

L’indicatore composito elaborato dall’ASviS per il Goal 14 mostra un andamento altalenante: migliora dal 2010 al 2015, grazie alla crescita significativa dell’indicatore relativo alle aree marine protette, per poi peggiorare sensibilmente nel 2016 e nel 2017, a causa dell’aumento dell’attività di pesca e del sovrasfruttamento degli stock ittici, il cui dato si attesta all’83,3% rispetto a una media europea del 42%.

Proposte ASviS per il raggiungimento del Goal 14

Per gli ecosistemi marini, l’ASviS propone che il Governo attui le misure esistenti e quelle nuove comunicate con la Direttiva Quadro europea sulla Strategia per l’ambiente marino, garantendo che le risorse umane e materiali impegnate a tal fine siano adeguate e commisurate all’interesse ambientale, economico e sociale che l’ambiente marino riveste per il nostro Paese e per la nostra economia. 

Va portato in approvazione al più presto il Ddl Ac 1939 “Promozione del recupero dei rifiuti in mare e per l’economia circolare” (Legge “Salvamare”), valutando nel frattempo misure anche più decisive anticipando la tabella di marcia della Strategia per la Plastica dell’Ue e la Direttiva 2019/904 del Parlamento e del Consiglio del 5 giugno 2019 per la “riduzione dell’incidenza di determinati prodotti di plastica sull’ambiente”, considerando la crescente preoccupazione che il rilascio di plastiche, microplastiche e nanoplastiche nell’ambiente comporta per la salute umana e degli ecosistemi. 

Infine, è importante che l’Italia ratifichi al più presto il Protocollo offshore per la protezione del Mediterraneo contro l’inquinamento derivante dall’esplorazione e dallo sfruttamento della piattaforma continentale, dei fondali e del relativo sottosuolo, adottato nel 1994 nell’ambito della Convenzione di Barcellona.

 

Tutti i contenuti della lezione sono tratti da ASviS (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile).