Goal 15. Proteggere, ripristinare e favorire un uso sostenibile dell'ecosistema terrestre: foreste, desertificazione, diversità biologica

Goal 15 - VITA SULLA TERRA

Proteggere, ripristinare e favorire un uso sostenibile dell'ecosistema terrestre, gestire sostenibilmente le foreste, contrastare la desertificazione, arrestare e far retrocedere il degrado del terreno, e fermare la perdita di diversità biologica

Le risorse naturali hanno subito dagli anni ‘50 del secolo scorso un declino senza precedenti nella storia umana. Una specie su otto è a rischio estinzione.

Per l’Italia la tendenza è estremamente negativa, causata dal netto peggioramento degli indicatori elementari relativi alla frammentazione del territorio e al consumo di suolo.

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Intervista a Luca Rancilio e Marianna Sacchi

Video intervista a Luca Rancilio e Marianna Sacchi di Rancilio Cube.

Target del Goal 15

Ecco l'elenco dei sotto target del Goal 15 dell'Agenda 2030 ONU:

  1. Entro il 2020, garantire la conservazione, il ripristino e l'uso sostenibile degli ecosistemi di acquadolce terrestri e nell’entroterra e dei loro servizi, in particolare le foreste, le zone umide, le montagne e le zone aride, in linea con gli obblighi derivanti dagli accordi internazionali
  2. Entro il 2020, promuovere l'attuazione di una gestione sostenibile di tutti i tipi di foreste, fermare la deforestazione, promuovere il ripristino delle foreste degradate e aumentare notevolmente l’afforestazione e riforestazione a livello globale
  3. Entro il 2030, combattere la desertificazione, ripristinare i terreni degradati ed il suolo, compresi i terreni colpiti da desertificazione, siccità e inondazioni, e sforzarsi di realizzare un mondo senza degrado del terreno
  4. Entro il 2030, garantire la conservazione degli ecosistemi montani, compresa la loro biodiversità, al fine di migliorare la loro capacità di fornire prestazioni che sono essenziali per lo sviluppo sostenibile
  5. Adottare misure urgenti e significative per ridurre il degrado degli habitat naturali, arrestare la perdita di biodiversità e, entro il 2020, proteggere e prevenire l'estinzione delle specie minacciate
  6. Promuovere la condivisione giusta ed equa dei benefici derivanti dall'utilizzo delle risorse genetiche e promuovere l'accesso adeguato a tali risorse, come concordato a livello internazionale
  7. Adottare misure urgenti per porre fine al bracconaggio ed al traffico di specie di flora e fauna protette e affrontare sia la domanda che l'offerta di prodotti della fauna selvatica illegali
  8. Entro il 2020, adottare misure per prevenire l'introduzione e ridurre significativamente l'impatto delle specie alloctone (aliene) invasive sulla terra e sugli ecosistemi d’acqua e controllare o eradicare le specie prioritarie
  9. Entro il 2020, integrare i valori di ecosistema e di biodiversità nella pianificazione nazionale e locale, nei processi di sviluppo, nelle strategie di riduzione della povertà e account nella contabilità
  10. Mobilitare ed aumentare sensibilmente le risorse finanziarie da tutte le fonti per conservare e utilizzare in modo durevole biodiversità ed ecosistemi
  11. Mobilitare risorse significative da tutte le fonti e a tutti i livelli per finanziare la gestione sostenibile delle foreste e fornire adeguati incentivi ai paesi in via di sviluppo per far progredire tale gestione, anche per quanto riguarda la conservazione e la riforestazione
  12. Migliorare il sostegno globale per gli sforzi a combattere il bracconaggio e il traffico di specie protette, anche aumentando la capacità delle comunità locali di perseguire opportunità di sostentamento sostenibili.

Situazione mondiale in materia di terra

La perdita di biodiversità sta avvenendo a ritmi accelerati e secondo il Red List Index il rischio di estinzione di oltre 20mila specie è aumentato del 10% negli ultimi 25 anni.

Tra il 2000 e il 2015, il degrado del suolo ha riguardato il 20% della superficie terrestre, con impatti diretti sulle vite di oltre un miliardo di persone. Permane il fenomeno della deforestazione, anche se negli ultimi anni è proceduto a un tasso del 25% più lento rispetto al quinquennio 2000-2005.

Situazione europea: goal 15

Il Goal 15 è uno dei due Obiettivi su cui l'Unione europea ha registrato un sensibile peggioramento tra il 2010 e il 2017.

L’indicatore sintetico appare in netto peggioramento. Tale andamento riflette il significativo aumento della impermeabilizzazione del suolo da copertura artificiale, cresciuta di
circa 350 km2 all’anno (un’area superiore alla superficie di Malta) nel periodo 2006-2015.

Situazione italiana: goal 15

Il Rapporto ASviS evidenzia un netto peggioramento della situazione relativa all’ambiente naturale, soprattutto a causa dell’eccessivo consumo di suolo e della frammentazione del territorio, con una situazione particolarmente critica nel Nord Italia. Il Veneto e la Lombardia presentano la condizione più problematica, con i valori più alti per quanto riguarda la copertura del suolo (12,3% Veneto e 13% Lombardia) e la frammentarietà (57,3% Veneto e 52,4% Lombardia).

Tuttavia, nel 2019 non si evidenziano misure normative rilevanti per il Goal 15, nonostante il 2020 sia il termine ultimo per diversi Target di cui si compone l’Agenda 2030. Inoltre, diversi inadempimenti sono stati segnalati all’Italia anche dalla Commissione europea nel pacchetto infrazioni di gennaio 2019.

Migliora, invece, l’indice di boscosità, il cui andamento è però dovuto al progressivo abbandono dei terreni agricoli.

Proposte ASviS per il raggiungimento del Goal 15

L’Italia deve dare seguito alle raccomandazioni riportate nei vari Rapporti annuali sullo stato del Capitale Naturale previsti dalla Legge 221/2015 ed è prioritario attuare a tutti i livelli amministrativi il Target 15.9 che prevede l’integrazione dei valori “di ecosistema e di biodiversità nella pianificazione nazionale e locale, nei processi di sviluppo, nelle strategie di riduzione della povertà e account nella contabilità”.

Serve una riforma fiscale ambientale che orienti il mercato verso produzioni e consumi sostenibili. Anche gli appalti pubblici devono seguire lo stesso orientamento. Come già ricordato, i sussidi ambientalmente dannosi devono essere complessivamente eliminati entro il 2025. Va valutata la possibilità di proporre in sede Ue deroghe al Patto di stabilità per finanziare interventi di ripristino e tutela degli ecosistemi.

È urgente arrivare all’approvazione di un’adeguata legge nazionale con l’obiettivo di azzerare il consumo di suolo e il degrado del territorio come proposto nel Ddl Ac 63 “Disposizioni per l’arresto del consumo di suolo e per il riuso dei suoli edificati”. 

Vanno privilegiate le opzioni “in armonia con la natura” (Nature-based solutions, Green infrastructures, ormai ben riconosciute anche a livello normativo in sede europea) rispetto a quelle infrastrutturali tradizionali (Grey infrastructures) e bisogna proseguire nel consolidamento del sistema delle aree protette nazionali e regionali, e della Rete natura 2000 a terra e a mare, valorizzandone il ruolo di tutela del territorio rispetto al consumo di suolo e alla frammentazione degli ecosistemi, attraverso lo sviluppo delle connessioni mediante sistemi di reti ecologiche e di infrastrutture verdi. Analogo coordinamento va realizzato nei vari territori, anche nell’ambito della pianificazione per l’adattamento ai cambiamenti climatici, della prevenzione del rischio idro-geologico, della siccità e degli incendi per la tutela delle foreste.

Con il coinvolgimento delle regioni e degli Enti locali, va rafforzato l’impegno per il raggiungimento degli obiettivi comunitari e nazionali di recupero e ripristino degli ecosistemi degradati, di miglioramento della connettività ecologica e di riduzione dell’artificializzazione e impermeabilizzazione del suolo, con particolare riferimento agli ambiti dei sistemi fluviali e delle zone umide.

 

Tutti i contenuti della lezione sono tratti da ASviS (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile).