L'alfabeto

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Perché studiare l’alfabeto in prima media? Per scoprire la differenza tra grafemi e fonemi, imparare a pronunciare correttamente le vocali e a classificare le consonanti a seconda del modo in cui vengono articolate dall’apparato fonatorio.

Appunti

L’alfabeto è l’insieme dei grafemi (le lettere) che usi per scrivere tutti i fonemi (i suoni) della nostra lingua.

Impara a conoscere meglio le cinque vocali e a distinguere la pronuncia aperta da quella chiusa dovuta all’accento fonico.

Scoprirai anche cosa succede nel tuo apparato fonatorio quando pronunci le varie consonanti.

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I grafemi dell’alfabeto

Cosa sono i grafemi? Non sono altro che le lettere dell’alfabeto! Quello italiano, derivato dal latino, ne ha ventuno: cinque vocali e sedici consonanti.

Tutti questi grafemi servono per rappresentare per iscritto i fonemi, cioè i suoni, che formano le parole della nostra lingua.

Come vedi nella scheda ogni lettera può essere scritta in carattere maiuscolo o minuscolo.

Conoscere l’ordine alfabetico è importante perché ti permette di cercare le parole che non sai sul dizionario: la prima lettera da considerare è l’iniziale, ma se due parole cominciano con la stessa lettera si passa alla seconda e poi via via alle altre fino alla prima differenza.

Per capire che vulcano viene prima di vuoto, per esempio, bisogna guardare la terza lettera perché le prime due sono uguali. Vuoto, a sua volta, sul vocabolario precede wafer e per capirlo in questo caso basta guardare l’iniziale.

A proposito, la W è una delle cinque consonanti straniere che sono state aggiunte al nostro alfabeto per trascrivere alcuni suoni particolari. Oltre ad essa ci sono J, K, X e Y.

Ah, lo sai perché l’insieme dei grafemi della nostra lingua si chiama alfabeto? Il nome viene dalle prime due lettere dell’alfabeto greco, alfa e beta.

E ora non ti resta che studiare i ventisei grafemi, ognuno al suo posto nell’ordine alfabetico e ognuno con il suo suono.

Per farlo scarica la scheda e cerca i significati delle parole che non conosci sul vocabolario:

Vocali: accento fonico e parole omografe

Ascolta l'audiolezione:

Le vocali A, I e U hanno una sola pronuncia possibile, mentre E e O possono essere aperte oppure chiuse. Per distinguerle si usa l’accento fonico, un accento che solitamente non viene scritto, ma si trova sul dizionario e ti permette di distinguere le parole omografe. Cioè? Si tratta di parole che sono scritte uguali, ma hanno significati diversi.

Pèsca, per esempio, con l’accento grave che indica la pronuncia aperta, è il frutto, mentre pésca, da pronunciare con la E chiusa per la presenza dell’accento acuto, è l’attività dei pescatori. Lo stesso vale per bòtte, le percosse, e bótte, il contenitore del vino. E anche per vènti, come la Bora e la Tramontana, e vénti, il numero che viene dopo il diciannove.

La pronuncia, però, subisce influenze regionali e non si considera un errore la mancata distinzione tra lègge, terza persona singolare dell’indicativo presente di leggere, che andrebbe pronunciato con la E aperta, e légge, l’insieme delle norme dello Stato che dobbiamo rispettare. Questo esempio ci fa capire che la lingua parlata ha regole meno rigide rispetto allo scritto, dove gli errori restano nero su bianco!

La classificazione delle consonanti

Qual è la differenza tra vocali e consonanti? Quando pronunci le vocali l’aria che esce dalla tua bocca non incontra ostacoli, con le consonanti invece sì. Si chiamano consonanti perché “suonano insieme” a una vocale, cioè hanno bisogno del suo appoggio per essere pronunciate. Possono essere classificate in gruppi in base agli organi dell’apparato fonatorio coinvolti nella loro articolazione. Sono tre i parametri da tenere in considerazione per la classificazione:

  • modo di articolazione: le consonanti si distinguono in occlusive (se vengono prodotte rilasciando improvvisamente l’aria prima bloccata, occlusa appunto, come P, B, C, G, Q, K, T, D ) e sonanti (se possono essere pronunciate in modo continuo: sono nasali come M e N, vibranti come R, fricative come F, V ed S, laterali come L o affricate come Z);
  • luogo di articolazione: ci sono le consonanti labiali (P, B, M), quelle velari (C, Q, K, G), quelle dentali (T, D, N, R, L, F, V, S, Z) e infine le palatali (C, G);
  • attivazione delle corde vocali: le consonanti sorde non fanno vibrare le corde vocali (P, C, Q, K, T, F), le sonore invece sì (B, G, D, V, M, N, R, L).

Le consonanti straniere

Come si pronunciano le lettere straniere?

  • K (cappa), X (ics) e Y (ipsilon o i greca) hanno una sola possibile pronuncia, che corrisponde rispettivamente a C dura (koala), CS (taxi) e I (yogurt);
  • La J (i lunga o jay), invece, in alcuni casi si pronuncia come la I italiana (junior), in altri come la G dolce (jeans);
  • La W (vu doppia) si pronuncia U nelle parole di origine inglese (kiwi), V in quelle di origine tedesca (würstel).

Questi grafemi sono entrati nel nostro alfabeto per rappresentare i suoni presenti in alcune parole straniere. È molto probabile, però, che ti capiti di incontrarli anche in un altro posto. Dove? Nei messaggi e nelle chat, dove che diventa “ke”, per si scrive “x” e perché “xk”. Ricordati però che queste forme abbreviate vanno bene negli scritti informali e negli appunti, non nei temi e nei testi ufficiali.

Alfabeti e ideogrammi

Oltre all’italiano, anche le altre lingue derivate dal latino come il francese, lo spagnolo e il portoghese usano lo stesso alfabeto. Pure l’inglese e il tedesco, lingue della famiglia germanica, si scrivono con gli stessi grafemi ed è proprio questo l’alfabeto più utilizzato al mondo.

Ma non è l’unico: l’alfabeto arabo è il secondo più diffuso dopo quello latino, il russo e molte lingue slave si scrivono in alfabeto cirillico, i greci usano l’alfabeto greco ed esiste anche un alfabeto della lingua ebraica. Pensa, l’alfabeto più lungo è quello della Cambogia, con ben 74 lettere! Il più corto invece ne ha solo 12 ed è usato in Papua Nuova Guinea.

Nel mondo, però, si parlano circa 7000 lingue e non tutte hanno una scrittura alfabetica. Il cinese, per esempio, la lingua con il maggior numero di parlanti (più di 1 miliardo di persone!), utilizza dei simboli che non rappresentano i suoni, come le nostre lettere, ma i significati. Sono i cosiddetti ideogrammi, disegni stilizzati associati a oggetti o idee astratte: ne trovi un esempio nella figura a lato.

Se ci pensi bene, però, anche in Italia puoi trovare esempi di ideogrammi. Dove? Per strada, sui cartelli stradali che vedi tutti i giorni!