Intervista a Emmy Noether per il Mese delle STEM

23 May 2016

Emmy Noether

Oggi immaginiamo un’intervista con Emmy Noether per il MESE DELLE STEM (Science, Technology, Engineering e Mathematics). Un altro appuntamento con “Le studentesse vogliono contare”. Questa speciale rubrica si propone di offrire alle studentesse una serie di interviste a donne di successo, esempi di leadership femminile e del variegato rapporto con le materie STEM a scuola, nel lavoro e nel quotidiano.

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Oggi abbiamo il piacere di intervistare Emmy Noether.

Amalie Emmy Noether (1882-1935) è stata un’importante matematica tedesca di origini ebraiche, nota soprattutto nel campo della fisica teorica per il teorema che porta il suo nome. Figlia di un altrettanto importante matematico e di una ricca donna ebrea, Emmy è stata definita da Albert Einstein come “il genio matematico più importante da quando le donne hanno avuto accesso all’istruzione superiore”.

Intervista a Emmy Noether per il Mese delle STEM

Quale liceo hai frequentato?

“Ai miei tempi non esistevano scuole superiori dove le ragazze potessero prepararsi a sostenere l’esame di maturità. L’educazione formale delle donne finiva a 14 anni. Io sostenni l’esame da privatista”.

Qual era la tua materia preferita?

“Prima di andare all’università ero affascinata dalle lingue straniere. Sostenni infatti brillantemente l’esame di stato per l’insegnamento del francese e dell’inglese. Non feci mai l’insegnante di lingue però”.

Quale università hai frequentato e perché?

“Nell’università di Erlangen, mia città natale, all’inizio le donne erano ammesse soltanto come hospitanten (uditrici), senza il diritto di sostenere gli esami. Frequentai come uditrice per tre anni le lezioni di matematica, romanistica e storia. Poi finalmente venne concessa la possibilità di iscrizione alle donne e mi iscrissi regolarmente alla Facoltà di Filosofia, frequentando esclusivamente i corsi di matematica: ero l’unica donna insieme a 46 uomini!”.

Se potessi tornare indietro nel tempo chi vorresti conoscere?

“Tutte le donne che prima di me hanno intrapreso questa carriera, dovendo affrontare anche loro i miei stessi ostacoli in un settore nettamente governato dagli uomini. Magari l’unione avrebbe fatto la forza, chi lo sa”.

Chi ti ha ispirato e guidato nella tua carriera?

“Ernst Fisher ha avuto un’influenza notevole sul mio lavoro nel campo dell’algebra. Con lui riuscivo a “parlare di matematica”. A Felix Klein e David Hilbert però devo la mia carriera. Mi invitarono a far parte del Dipartimento di Matematica dell’Università di Gottingen e pur di farmi lavorare andarono contro gli altri membri della facoltà. Credevano davvero molto in me”.

Una frase che non sopporti?

“Quella pronunciata dallo storico Karl Brandi secondo cui “l’accesso delle donne agli organismi universitari è qualcosa di dannoso per l’influsso umano e morale”. Una frase profondamente sessista”.

Una frase che ripeti spesso?

“Quella pronunciata dal Professor Hilbert in mia difesa: “questa è un’università, mica uno stabilimento balneare (ai tempi i bagni degli uomini e quelli delle donne erano separati)”. È una frase che mi fa sempre sorridere”.

Quanto hanno contribuito le tue conoscenze logico-matematiche nella tua carriera?

“Beh, le mie conoscenze sono state fondamentali, così come la mia passione per la materia e le persone intorno a me che mi hanno sostenuta”.

Cosa fare per scoraggiare il fenomeno degli stereotipi di genere?

“Avere accanto a sé uomini che credono in te e ti sostengono aiuta. Quando inizialmente mi fu negata l’abilitazione all’insegnamento, il Professor Hilbert ingannò il sistema facendomi tenere le lezioni di fisica matematica al posto suo. Sapeva che quello che mi stavano facendo era un’ingiustizia e ha combattuto per me”.

Oggi la paura più grande dei giovani è non riuscire a realizzarsi. Qual è il tuo consiglio?

“Di non permettere ad una società ingiusta di intaccare le vostre qualità. Credete in ciò che fate e combattete per difendere il vostro lavoro. Condividete le vostre idee e non siate egoisti”.

Cos’è il successo per te?

“Quando il tuo lavoro viene riconosciuto, nonostante tu sia una donna. All’università avevo un gruppo di studenti chiamati i “Noether’s Boys” che mi seguivano entusiasti. Essere riuscita a plasmare delle giovani menti l’ho sempre ritenuto un grande successo”.

 

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