Intervista a Marie Curie per il mese delle STEM

1 Aug 2016

Marie Curie

Per il MESE DELLE STEM (Science, Technology, Engineering e Mathematics) eccoci ad un altro appuntamento con “Le studentesse vogliono contare”, una speciale rubrica che offre alle studentesse una serie di interviste a donne di successo con un variegato rapporto con le materie STEM a scuola, nel lavoro e nel quotidiano.

Oggi abbiamo il piacere di intervistare Marie Curie (1867-1934).

All’anagrafe Maria Skłodowska, Marie è stata una chimica e fisica polacca naturalizzata francese. Premio Nobel per la fisica nel 1903, grazie agli studi sulle radiazioni, e Premio Nobel per la chimica nel 1911, grazie alla sua scoperta di radio e polonio. È stata l’unica donna ad aver vinto due Premi Nobel, per di più in due aree distinte.

Intervista a Marie Curie per il mese delle STEM

Marie Curie

Qual era la tua materia preferita a scuola?

“Ne avevo due: matematica e fisica. Mi riuscivano così facili che dopo il diploma iniziai anche a impartire lezioni agli altri”.

 

Quale università hai frequentato e perché?

“Ho frequentato la Facoltà di Scienze Naturali alla Sorbona di Parigi, laureandomi in fisica e matematica. Dopo il diploma io e mia sorella maggiore desideravamo continuare gli studi scientifici, ma purtroppo a quei tempi in Polonia le donne non potevano frequentare l’università. Così decidemmo di andare in Francia e iniziare lì la nostra nuova vita”.

 

Chi ti ha ispirato e guidato nella tua carriera?

“Mio marito Pierre, l’amore della mia vita. Ci siamo sposati dopo solo tre mesi che ci frequentavamo e abbiamo avuto due splendide figlie. Con lui ho conquistato il primo Premio Nobel per la fisica nel 1903. Anche la mia famiglia è stata determinante. L’ambiente culturalmente stimolante in cui mi ha fatto crescere mio padre e la passione per la scienza condivisa con mia sorella mi hanno aiutata molto”.

 

Quanto hanno contribuito le tue conoscenze logico-matematiche nella tua carriera?

“Direi che sono state fondamentali per il mio lavoro di ricerca, anche se la curiosità e l’amore per il mio lavoro sono stati altrettanto importanti. Ho sempre visto la scienza come qualcosa di estremamente bello e gli scienziati non come semplici tecnici, ma come dei bimbi di fronte ad una fiaba, capaci di emozionarsi”.

 

Qual è stata l’importanza delle tue scoperte scientifiche?

“Durante il primo conflitto mondiale fondai e organizzai il servizio di radiologia per il fronte. Le mie radiografie salvarono molte vite. Purtroppo però la scoperta della radioattività non fu sempre usata per fare del bene e le bombe atomiche ne sono un esempio”.

 

Se potessi tornare indietro nel tempo chi vorresti conoscere?

“Più che conoscere qualcuno preferirei trascorrere del tempo con mia madre. È morta di tubercolosi quando avevo solo 10 anni”.

 

Una frase che non sopporti?

Albert Einstein diceva di me che ero una donna “molto intelligente ma fredda come un’aringa”. Non mi è mai piaciuta molto come frase”.

 

Una frase che ripeti spesso?

“Della vita non bisogna temere nulla, bisogna solo capire”.

 

Cosa pensi del fenomeno degli stereotipi di genere?

“Penso che siano ancora troppo diffusi, anche se meno rispetto ai miei tempi. Alla cerimonia di consegna del mio primo Premio Nobel, vinto insieme a mio marito, mi fu “gentilmente chiesto” di non pronunciare il discorso di ringraziamento. Per fortuna io e Pierre eravamo una cosa sola e questa decisione non mi turbò particolarmente. Oggi una cosa del genere sarebbe impensabile ma siamo ancora lontani dalla parità dei sessi”.

 

Oggi la paura più grande dei giovani è non riuscire a realizzarsi. Qual è il tuo consiglio?

“Di non aver paura, ma di capire solo cosa si vuole fare nella vita. Di avere spirito d’avventura e sete di sapere. In questo modo non avranno rimpianti”.

 

Cos’è il successo per te?

“Per me è stato riuscire a fare qualcosa di importante per gli altri. Per molti successo è sinonimo di denaro, mentre io e mio marito abbiamo addirittura scelto di non brevettare le nostre scoperte. Avremmo potuto fare molti soldi ma il nostro unico desiderio era che la scienza fosse a disposizione di tutti”.

Grazie Marie! 

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