Benedetta Arese Lucini: intervista per il mese delle STEM

29 giu 2016

Benedetta Arese Lucini

Intervista a Benedetta Arese Lucini per il Mese delle STEMDurante questo periodo intervistiamo donne con un diverso rapporto con le materie STEM a scuola, nel lavoro e nel quotidiano. Ecco con un altro appuntamento con “Le studentesse vogliono contare”, la rubrica speciale in cui proponiamo una serie di interviste per offrire alle studentesse esempi di leadership al femminile.

Questa intervista è contenuta nel libro “Le ragazze con il pallino per la matematica“.

Benedetta si presenta così:

Benedetta Arese Lucini 32 anni è nata a Milano, si è laureata in Economia Internazionale all’Università Bocconi. Comincia la sua carriera in Investment Banking a Morgan Stanley nella City Londinese. La vita da ‘banker’ non soddisfa la sua creatività e decide di partire per New York per frequentare un MBA alla NYU Stern School of Business con specializzazione in “Business of Technology, Media and Entertainment” dove scopre non solo il suo amore per il cinema indipendente, ma anche per il mondo della tecnologia e delle startup. Decide di trasferirsi a San Francisco nella Silicon Valley e da Credit Suisse aiuta molte startup nel processo dell’IPO. Pronta per un’altra avventura, Benedetta va a vivere in Malesia per lavorare nelle Operations di una delle startup e-commerce di Rocket Internet, che si stava allargando in tutto il sud est asiatico. Con un bagaglio di esperienze eterogenee, Benedetta decide di tornare, dopo quasi dieci anni, in Italia a lavorare come General Manager di Uber e come manager digitale per startup italiane, aiutandole a crescere. 

Benedetta Arese Lucini: intervista per il mese delle STEM

Quale Liceo hai scelto?
Ho scelto di proseguire gli studi del Liceo alla scuola in cui ho fatto tutto il mio percorso, la International School of Milan, perché mi dava l’opportunità di imparare meglio l’inglese e di sviluppare già dalla classe una voglia di esperienze internazionali.

Quale era la tua materia preferita al Liceo?
Di sicuro la matematica. Mi è sempre venuta semplice e visto che non mi piaceva studiare molto, la matematica era l’unica che capivo subito e quindi dovevo studiare per poco.

Quale Università hai frequentato e perché?
Ho scelto di studiare in Bocconi perché volevo specializzarmi in Economia Internazionale e la Bocconi aveva il primo corso in Inglese insegnato da professori provenienti da altre business school internazionali di prestigio. Poi ho fatto il biennio in Irlanda, dove il corso veniva riconosciuto anche in Italia, specializzandomi in Matematica Finanziaria. Dopo tre anni di lavoro nella city londinese in una banca di investimento ho deciso di tornare a studiare e ho scelto un MBA, alla New York University con una specializzazione in Media, Tech e Entrepreneurship.

Se potessi tornare indietro nel tempo, chi vorresti conoscere?
Vorrei conoscere Steven Spielberg, e visto che è ancora vivo alcune speranze ci sono ancora, perché i film che ha prodotto e diretto hanno accompagnato la mia infanzia e mi hanno appassionato sul mondo del cinema. Vorrei anche incontrare Georgia O’Keeffe, ho scoperto le sue opere quando ero ancora al liceo e da li non ho mai più smesso di scoprire artisti dell’arte moderna e contemporanea, una mia vera passione.

Chi ti ha ispirato e guidato nella tua carriera?
Mio padre, anche lui un imprenditore internazionale mi ha insegnato che non bisogna mai giudicare le persone da dove provengono ma da quello che sono riusciti a realizzare. Inoltre ha sempre lasciato che io e le mie sorelle capissimo da sole la nostra strada, ma sempre appoggiando la nostra voglia di fare carriera. Essendo noi tutte donne, sono cresciuta in un ambiente che non ha mai avuto pregiudizi negativi sulle nostre capacità date dal nostro sesso.

Una frase che non sopporti?
Non si può fare” –quando le persone non provano a trovare una soluzione e usano questa frase invece che pensare fuori dai canoni tradizionali a cosa può essere la soluzione.

Una frase che ripeti spesso?
go for it!” – a parte che mi ritrovo meglio con il vocabolario inglese, ho sempre pensato che se le persone con cui ho lavorato mi proponevano dei progetti, lasciavo a loro implementarli. Questo atteggiamento di assegnare responsabilità mi ha sempre permesso di lavorare al meglio con il mio team e di dare alle persone la possibilità di crescere senza aver paura di prendersi responsabilità.

Quanto hanno contribuito le tue conoscenze logico – matematiche nella tua carriera?

Tantissimo, non tanto perché ho usato teoremi matematici per risolvere problemi lavorativi ma perché penso di avere la mentalità logica per affrontare le situazioni e per analizzarle. Questo mi ha aiutato anche in situazioni difficili a prendere decisioni che continuo a supportare.

Cosa fare per scoraggiare il fenomeno degli stereotipi di genere?
Non penso che una donna per essere rispettata deve essere maschile quindi cerco sempre di essere me stessa. In più quando ho potuto scegliere il team ho sempre ambito ad avere diversità e un numero equivalente di uomini e donne. Anche prendersi in giro un po’ sugli stereotipi aiuta a sdrammatizzare e ad evitare che vengano usati per giudicare una persona.

Oggi fra i giovani la paura più grande è non riuscire a realizzarsi. Qual è il tuo consiglio?
Non pensare che si deve scegliere subito cosa fare per realizzarsi, il mondo del lavoro è cambiato, e va bene sentirsi sempre in cerca di “cosa si vuol fare da grandi”. Questo l’ho vissuto anche io e lo vivo tutt’ora ma mi ha tenuta sempre in cerca di nuove opportunità. Penso anche che non si possa aspettare qualcuno che arriva per creare le possibilità di realizzarsi ma che bisogna crearsele da soli.

Cos’è il successo per te?
Per me il successo è riuscire con l’entusiasmo per quello che si fa a contagiare anche solo una persona che ti usi come un esempio per il suo percorso.

Grazie Benedetta!

 

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