Il Mese delle STEM: intervista a Letizia Vaioli

28 mar 2016

Letizia Vaioli

Oggi, per il Mese delle STEM, abbiamo il piacere di intervistare Letizia Vaioli.

Il Mese delle STEM, all’interno del progetto “Noi siamo pari”, continua con un nuovo appuntamento di “Le studentesse vogliono contare”, la rubrica speciale in cui proponiamo una serie di interviste per offrire alle studentesse esempi di leadership al femminile e del variegato rapporto con le materie STEM a scuola, nel lavoro e nel quotidiano. Oggi intervistiamo Letizia Vaioli.

Questa intervista è contenuta nel libro “Le ragazze con il pallino per la matematica“.

Letizia Vaioli si presenta così:

Letizia Vaioli insegna Matematica in un Istituto Tecnico di Firenze. Ha partecipato a numerosi progetti didattici e collabora come autrice per diverse case editrici sul tema del recupero, del potenziamento e della valorizzazione delle eccellenze. Studia l’influenza dei processi metacognitivi nell’apprendimento della Matematica legati alle neuroscienze e alla rappresentazione mentale dei concetti. È coautrice di SuperAbile, un prodotto per il recupero delle competenze algebriche sviluppato su piattaforma multimediale (ediz. Dante Alighieri). Nel 2014 ha aperto la pagina Facebook ‘Buongiorno Matematica’ in cui lega la Matematica alla poesia, all’arte e all’emotività. Da allora la sua attività ha sconfinato in ambiti imprevisti, ha curato i testi di qualche catalogo d’arte e non esclude di scrivere un libro di ricette, tutte rigorosamente matematiche.

Il Mese delle STEM – Le studentesse vogliono contare: intervista a Letizia Vaioli

Quale Liceo hai scelto?

Ho frequentato il Liceo Classico, volevo fare il Liceo Scientifico ma i miei genitori non hanno sentito ragioni. Ho trascorso i cinque anni con un po’ di frustrazione ma sono sopravvissuta, oggi sono contenta di avere qualche competenza in ambito umanistico.

Quale era la tua materia preferita al Liceo? 

Mi piaceva la Matematica ma avevo una vaga idea di cosa fosse perché al Liceo Classico è considerata una materia secondaria. L’ho scoperto quando sono arrivata all’Università.

Quale Università hai frequentato e perché?

Una volta terminato il Liceo mi sono iscritta al corso di Laurea in Matematica. Ero finalmente libera di scegliere e sono andata diritta nella facoltà dei sognatori. I matematici, nonostante quello che si possa pensare, hanno spesso la testa lontana dal corpo e questo scatenava in me mille fantasie. Mi chiedevo se sarei riuscita a vedere il loro panorama, se avrei avuto la pazienza e la fermezza necessarie per entrare in quel mondo di idee.   

Se potessi tornare indietro nel tempo, chi vorresti conoscere?

Ah guarda, ho un elenco sconfinato di matematici e filosofi, almeno uno per secolo.  Pitagora, Euclide, Platone, Fibonacci, Cartesio, Gauss, Cantor, Leibniz, Riemann…

Vorrei vederli mentre studiano, guardarli nella loro quotidianità. La mente dei geni è affascinante e spesso nasconde condizioni di vita difficili; le loro storie sono dei veri e propri romanzi.

Chi ti ha ispirato e guidato nella tua carriera?

La professoressa con cui mi sono laureata è stata per me un grande esempio. Nel periodo in cui redigevo la mia Tesi di Laurea arrivavo da lei carica di materiale, passavo le giornate in biblioteca e raccoglievo tutto ciò che mi sembrava interessante. Qualche volta erano dati disorganizzati o poco omogenei e lei mi aiutava a gestirli in modo produttivo; mi ha lasciata libera di esplorare e non le ho mai sentito pronunciare la frase ‘non si può fare’. In quel periodo ho assimilato senza saperlo la convinzione che si deve seguire il cuore anche quando si fa un lavoro di testa.

Una frase che non sopporti?

Non sopporto quando sento dire che i ragazzi di oggi sono peggiori di quelli di una volta, come se fosse cambiato il corredo genetico. I ragazzi sono meravigliosi, qualche volta sono un po’ smarriti ma hanno un mondo dentro che non può e non deve essere ignorato, sarebbe un grande spreco di energia.

Ho scelto di fare l’insegnante perché trovo che sia un lavoro pieno di poesia e di grandi potenzialità. Diffondere la conoscenza è molto stimolante, riuscire a creare una curiosità e un’ aspettativa lo è ancora di più ma per riuscirci bisogna aver voglia di mettersi in gioco e non sentirsi mai arrivati. Ogni studente è un universo a sé che va ascoltato, orientato e incoraggiato. È necessario avere la voglia di entrare anima e corpo nel mondo dei giovani altrimenti si genera un gap e si interrompe la comunicazione. Non si può invitare i ragazzi a buttarsi con entusiasmo nelle cose della vita e farlo mentre si sta immobili al di là di una cattedra. Questo è uno dei motivi per cui ho aperto la pagina di Buongiorno Matematica su Facebook, volevo mettermi in gioco su un terreno che loro sentono proprio; volevo che il messaggio fosse ‘ buttatevi anche voi perché senza coraggio non c’è vittoria’.

Una frase che ripeti spesso?

Mi ripeto spesso che le passioni vanno assecondate, perché alla fine rimarranno solo quelle e daranno senso a tutto.

Quanto hanno contribuito le tue conoscenze logico – matematiche nella tua carriera?

Ovviamente sono state determinanti per diventare insegnante, ma mi hanno aiutato moltissimo anche in altri ambiti. La matematica potenzia l’attitudine ad approfondire il pensiero, aiuta a non dare niente per scontato. Quando si è imparato a ragionare si attua il metodo in tutti i settori e non se ne può fare a meno. Dopo che si è letto tanti libri di matematica tutto appare affrontabile, è un’ottima scuola per la formazione del carattere.

Cosa fare per scoraggiare il fenomeno degli stereotipi di genere?

La cosa migliore da fare è sempre dare l’esempio, pretendere da sé stessi quello che si vorrebbe ottenere dagli altri. Le ragazze hanno le stesse capacità dei ragazzi ma spesso si fanno più problemi, danno meno cose per scontato. Qualche volta questo le porta a pensare che non sono all’altezza della situazione e si sedimenta in loro l’idea di non essere sufficientemente intuitive. Invece il bisogno di vedere le cose da più punti di vista è una risorsa e va valorizzata, chi è riflessivo spesso arriva più in profondità.

Oggi fra i giovani la paura più grande è non riuscire a realizzarsi. Qual è il tuo consiglio? 

È una paura che riguarda tutti, non solo i giovani. La società è cambiata e noi vediamo la realizzazione personale come un diritto irrinunciabile. Il mio consiglio è quello di lottare per mantenere vivo questo sogno che ciascuno porta dentro di sé. Non si può pensare di realizzarsi senza investire tempo ed energia, bisogna scegliere la propria strada e proteggere la fiaccola che teniamo accesa per il viaggio. Avere le idee chiare sulla direzione aiuta ad affrontare le difficoltà. Bisogna tenere gli occhi aperti ed essere pronti a salire sui treni in corsa; qualche volta accadono circostanze inaspettate che vanno colte al volo, sono le cose belle della vita.

Cos’è il successo per te?

Come tutti, anche io ho avuto incertezze e treni in corsa. Se devo scegliere chiudo gli occhi e penso alle varie possibilità. Di solito seguo quella che mi fa sorridere.

Grazie Letizia! 
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