Il mese delle STEM: intervista a Mila Spicola

20 Mar 2016

Mila Spicola

Intervista a Mila Spicola per il Mese delle STEM. Durante il Mese delle STEM intervistiamo donne con un diverso rapporto con le materie STEM a scuola, nel lavoro e nel quotidiano. Ecco con un altro appuntamento con “Le studentesse vogliono contare”, la rubrica speciale in cui proponiamo una serie di interviste per offrire alle studentesse esempi di leadership al femminile.

Questa intervista è contenuta nel libro “Le ragazze con il pallino per la matematica“.

Mila Spicola si presenta così:

Mila Spicola, laurea in architettura, già ricercatrice in Storia dell’architettura alla Sapienza di Roma, nel luglio 2007 accetta la cattedra di ruolo in una scuola media nel quartiere Brancaccio di Palermo, zona ad alta presenza di criminalità mafiosa. Dottore di ricerca in Storia dell’Architettura e dottoranda in Pedagogia Sperimentale. Dal novembre 2014 docente comandata come consulente tecnico del Miur sui temi dell’Università e della Ricerca, componente tavolo tecnico Piano Nazionale Scuola Digitale, componente Commissione studio indicatori Ava presso l’Anvur. Collaboratrice de L’Unità dal 2010, scrive anche su Imille, e altre riviste. Per Einaudi ha pubblicato nel 2010 “La scuola s’è rotta”. E’ stata vicesegretaria regionale del Partito Democratico in Sicilia, componente della Direzione Nazionale del PD.

Ecco l’intervista che Mila Spicola ci ha rilasciato per il Mese delle STEM.

Quale Liceo hai scelto?

Liceo classico.

Quale era la tua materia preferita al Liceo?

Fisica e Filosofia.

Quale Università hai frequentato e perché?

A sorpresa ho scelto Architettura. Mi ero iscritta in fisica, ma ho cambiato dopo un mese. Ho sempre avuto una doppia predisposizione: per il disegno e per le materie scientifiche e tecnologiche. Mi sembrò che architettura le contenesse entrambe.

Se potessi tornare indietro nel tempo, chi vorresti conoscere?

Michelangelo Buonarroti ed Enrico Fermi. Ma anche Marie Curie e Didone.

Chi ti ha ispirato e guidato nella tua carriera?

I miei genitori, indubbiamente, entrambi insegnanti. I miei insegnati, tutti, nel bene e nel male. Ho avuto la fortuna di avere tanti maestri. E poi i libri. Sono sempre stata, e lo sono tuttora, una lettrice accanita. Per cui molti pensatori, scrittori, scienziati, personaggi, storie hanno inciso parecchio sulle mie scelte.

Una frase che non sopporti?

“Si è sempre fatto così” oppure “questo non si può fare”

Una frase che ripeti spesso?

Una frase di Eleanor Roosvelt: “Grandi menti parlano di idee, menti mediocri parlano di fatti, menti piccole parlano di persone.”

Quanto hanno contribuito le tue conoscenze logico – matematiche nella tua carriera?

Totalmente. Direi anche troppo. E’ la mia delizia, ma anche la mia croce. Scherzo. Per formazione il mio ragionamento logico e la capacità di trarre conclusioni o di progettare o di valutare per me hanno forme geometrico/matematiche. Aggiungo gli studi di architettura e chiudo il quadro. Io lavoro in questo momento al Miur, ma sono anche una donna che fa politica. E la politica, secondo gli insegnamenti di Leon Battista Alberti, è l’arte del progettare, del valutare, del comporre, del sommare, del sottrarre. Tutti verbi..matematici!

Cosa fare per scoraggiare il fenomeno degli stereotipi di genere?

Non è facile “rompere” uno stereotipo, perchè è una forma sclerotizzata di pregiudizio. Diceva Einstein “E’ più facile spezzare un atomo che un pregiudizio”. Gli stereotipi non si abbattono, sono fortissimi, però li si può assumere nel loro carattere dinamico, dicono gli psicologi: identificarli, conoscerli, governarli. E allora sì che se ne limitano le conseguenze. Tutto questo lo si fa con un’opera artigianale e potente quale è quella dell’educazione dei piccoli e delle piccole. E, facendolo, si educano anche gli adulti. Lo si può fare nelle famiglie, ma lo si fa meglio a scuola, per le conseguenze socializzanti che tale educazione può avere.

Oggi fra i giovani la paura più grande è non riuscire a realizzarsi. Qual è il tuo consiglio?

Studiare tantissimo, informarsi tantissimo e fornirsi di coraggio e sorriso. Un’altra citazione che era in bocca a tanti grandi è “la paura più grande è quella di avere paura”, spesso le paure bloccano i giovani, frenano attitudini e aspirazioni, ma spesso sono paure indotte dal contesto sociale e dagli adulti di riferimento. Non se lo possono permettere, perché hanno una vita di sfide davanti a loro. Da dove si inizia dunque? Dicendo che la battaglia più grande è nei confronti di se stessi, se ci si concentra su quella sfida il “là fuori” si ridimensiona, perché le motivazioni se si riferiscono a se stessi sono molto ma molto più granitiche. Solo così potranno realizzarsi: abituandosi a combattere e superare i propri limiti, non quelli altrui.

Cos’è il successo per te?

Da piccola il mio sogno era inventare un teorema e dargli il mio nome. Oggi è quello di riuscire a fare qualcosa per gli altri. I miei primi 40 anni sono stati una sequela di mete personali raggiunte. Dai 40 anni in poi invece mi sono messa in testa di raggiungere obiettivi per gli altri, per gli studenti e le studentesse italiane. Ho deciso di diventare insegnante, prima non lo ero, per molti era un passo indietro, per me una scelta consapevole e felice, ho deciso di fare politica, per loro, gli studenti e le studentesse italiani. Sono loro il mio successo.
Con un po’ di coraggio e col sorriso qualcosa la porterò a casa. Intanto occuparmi di piano nazionale scuola digitale e politiche di genere a scuola mi sembra una bellissima sfida che potrebbe tramutarsi in un grande successo. Per le nuove generazioni e dunque per il paese. Devono avere armi potenti e strumenti adeguati per vivere il presente e progettare il futuro. E le armi adeguate oggi sono le nuove tecnologie, da applicare in ogni ambito si realizzi la loro personalità: che siano materie scientifiche o umanistiche (distinzione che però non mi ha mai convinto granchè) sono i nuovi linguaggi e le nuove opportunità offerte dall’innovazione tecnologica quelli che faranno la differenza e rappresenteranno una leva per il loro successo.

Grazie Mila!

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