Intervista a Barbara Falcomer per il mese delle STEM

12 mag 2016

Barbara Falcomer

Intervista a Barbara Falcomer per il Mese delle STEM. Stiamo intervistando donne con un diverso rapporto con le materie STEM a scuola, nel lavoro e nel quotidiano. “Le studentesse vogliono contare” è la rubrica speciale in cui proponiamo una serie di interviste per offrire alle studentesse esempi di leadership al femminile.

Questa intervista è contenuta nel libro “Le ragazze con il pallino per la matematica“.

Barbara Falcomer si presenta così:

Sono una donna e manager appassionata, ho potuto realizzare molti obiettivi nella mia vita, grazie a istinto e preparazione. La mia carriera professionale si è svolta prevalentemente nel marketing fino a ricoprire il ruolo di ceo in una importante azienda del lusso. Da circa un anno ho dato spazio alla mia passione per le nuove imprese, amo l’energia che si scatena nelle nascenti idee imprenditoriali e sono ammirata dal talento di tanti giovani e meno giovani che si lanciano in innovative avventure di business. Per questo seguo e supporto startup nel loro percorso verso il successo, mettendo a disposizione le mie competenze e 25 anni di esperienza.

Intervista a Barbara Falcomer per il mese delle STEM

Quale Liceo hai scelto?

I miei genitori hanno scelto per me l’istituto tecnico commerciale, io avrei voluto fare il liceo classico, e ho trasformato la frustrazione in impegno a prendere il meglio da questa scelta non mia. Devo la scoperta della matematica e l’apprezzamento per le materie tecniche – tra le quali chimica – a professori capaci di appassionarmi.

Quale era la tua materia preferita alle superiori? 

Ho sempre preferito la letteratura e le lingue straniere, però riuscivo molto bene in matematica e in ragioneria, non immaginavo allora quanto mi sarebbero state utili in seguito.

Quale Università hai frequentato e perché?

Dopo il diploma, soddisfatti i genitori, ho deciso io l’indirizzo di studi e scelto Lingue e Letterature straniere a Venezia, dove insegnavano professori che per me erano dei miti. Devo allo studio della letteratura e filosofia tedesca l’apertura di pensiero e la creatività organizzata.

Sono sempre stata attratta da storia e cultura di paesi diversi, e ho sempre creduto che la conoscenza della lingua fosse la chiave per capire altri mondi.

Una delle esperienze che ricordo con maggiore gioia è l’insegnamento dell’italiano all’estero durante l’università,  ho infatti passato oltre un anno tra Germania ed Austria con borse di studio.

Quanto conta la formazione post-laurea?

Quando ho finito io l’università fare un master non era frequente, era più semplice trovare lavoro e, se eri preparata e intraprendente, anche poterlo scegliere.
Io ho iniziato a lavorare subito su un progetto interessantissimo in una grande azienda (Mediaset) e proprio verificare che “volere è potere” mi ha spinto a proseguire con formazione e approfondimenti per preparare i prossimi passi. Il mio carattere perfezionista e il mio desiderio di competenza approfondita in ogni cosa che faccio mi hanno portato a fare un Master (in Marketing e Comunicazione – Publitalia 80) che mi ha fatto capire meglio cosa “volevo fare da grande” e mi ha aperto prospettive e strada nel mondo del marketing dei beni di largo consumo (brand Nivea).

Il master ha rafforzato le mie competenze scientifiche, ho ripreso in mano conti economici e budget (dai tempi dell’istituto tecnico) fondamentali nella gestione di una linea di prodotto.

Un altro momento formativo molto importante è stato l’Executive Program all’INSEAD che ha migliorato la mia visione sistemica, e consolidato e irrobustito le mie competenze di management e di organizzazione, fondamentali sempre (anche da mamma!), ancor di più se e quando diventi amministratore delegato e hai la responsabilità di un business e di un’organizzazione di persone da coordinare come ho avuto io.
Se potessi tornare indietro nel tempo, chi vorresti conoscere? 

Mi piacerebbe incontrare Gesù e Buddha, e fare uno stage da Leonardo da Vinci.

Chi ti ha ispirato e guidato nella tua carriera?

Riavvolgendo il nastro osservo che le scelte che ho fatto in campo professionale sono state tutte guidate dalla curiosità e dalla passione per la sfida, poi ci sono stati incontri fondamentali per quanto mi hanno insegnato e per avermi ispirato. Quando a 25 anni mi sono trasferita a Roma lasciando la casa editrice in cui lavoravo a farmi decidere è stato il mio futuro capo, che mi ha trasmesso una passione incredibile per il suo lavoro e mi ha fatto intravedere che avrei potuto imparare moltissimo.

Una frase che non sopporti?

“Ho sempre fatto così!”

Una frase che ripeti spesso?

“Volere è potere”

Quanto hanno contribuito le tue conoscenze logico – matematiche nella tua carriera?

La matematica è ordine e rigore, io che naturalmente sono creativa e “liquida” ho attinto a piene mani per strutturare pensieri, decisioni, azioni.

Cosa fare per scoraggiare il fenomeno degli stereotipi di genere?

Chi ha la mia età dovrebbe fare spallucce e andare avanti senza curarsi degli stereotipi. La sfida vera è crescere i nostri figli senza pregiudizi, e fargli amare la matematica, la musica e la natura – che considero un’unica entità – che costituiscono ancoraggi forti in un mondo sempre più instabile.

Oggi fra i giovani la paura più grande è non riuscire a realizzarsi. Qual è il tuo consiglio?  

Ci si puo’ realizzare – o almeno provarci – solo se ci si conosce e se i propri obiettivi sono chiari. Consiglio di essere curiosi, conoscere e sperimentare il più possibile, viaggiare e “sporcarsi” le mani facendo lavoretti e meglio ancora volontariato. Serve a conoscere se stessi e a partecipare al proprio destino in maniera consapevole.

Cos’è il successo per te?

Poter unire lavoro e passioni personali, per essere una persona felice.

 

Grazie Barbara!

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