Intervista all’artista: Cristina Nuñez per il Mese delle STEM

17 mag 2016

Cristina Nuñez

Intervista a Cristina Nuñez per il Mese delle STEM. Durante il Mese delle STEM intervistiamo donne con un diverso rapporto con le materie STEM a scuola, nel lavoro e nel quotidiano. Ecco con un altro appuntamento con “Le studentesse vogliono contare”, la rubrica speciale in cui proponiamo una serie di interviste per offrire alle studentesse esempi di leadership al femminile.

Questa intervista è contenuta nel libro “Le ragazze con il pallino per la matematica“.

Cristina Nuñez si presenta così:

Cristina Nuñez è un’artista riconosciuta a livello internazionale, il cui lavoro è stato pluripremiato, pubblicato ed esposto in libri monografici e mostre in tutto il mondo. Nel 1988 Nunez inizia a fare autoritratti come una specie di auto-terapia, dopo la tossicodipendenza nell’adolescenza. Il suo progetto “Someone to Love” è stato pubblicato ed esposto al Mois de la Photo di Montreal, e l’omonimo video autobiografico ha ottenuto il Premio Celeste nel 2012 e il Prix de la Critique del Festival Voies Off di Arles nel 2013.

Dal 2005 tiene dei workshop di autoritratto nelle università, accademie, istituti, centri penitenziari, centri di salute mentale, musei e gallerie, per stimolare la creatività e l’auto-consapevolezza in Italia, Spagna, Finlandia, Lussemburgo, Gran Bretagna, Norvegia, Stati Uniti, Corea del Sud e Canada. Con il suo metodo, Nuñez ha partecipato a prestigiosi progetti europei come “2011 Self-Portraits” per la Capitale Europea di Cultura Turku 2011, “Palermo, uno sguardo a fuoco” 2012-13, “I Am, Memoirs of Addiction Recovery” progetto Grundtvig, “Close to Me” con il Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo, Milano, “We Exist, self-portraits in prison” che ha ottenuto le EEA Grants dalla Norvegia.

Intervista all’artista: Cristina Nuñez per il Mese delle STEM

Quale Liceo hai scelto?

Scientifico. Ai miei tempi, in Spagna, c’erano solo le Lettere o le Scienze, e io volevo diventare ingeniere aeronautico.

Quale era la tua materia preferita al Liceo? 

Le matematiche, perché c’era un prof. bravissimo, che me le ha fatte letteralmente adorare. In più lui era bellissimo, aveva i capelli lunghi neri e la barba folta e aveva un’energia incredibile. Era di sinistra, e approfittava di qualunque occasione per parlare di politica, in una Spagna del dopo franchismo…

Quale Università hai frequentato e perché?

Non ho frequentato l’Università, perché a 15 anni ho iniziato a farmi di eroina, fino ai 20. Dopo che ne sono uscita, ho finito gli studi superiori in una scuola serale. Là, il prof di storia era quello bravo e appassionato, e io pensavo di studiare storia. Ma poi ho cambiato idea. Mi sono iscritta ad un corso triennale dell’università di Cambridge al British Institute di Barcellona, ho fatto due anni e poi ho smesso, perché ho conosciuto quello che poi fu mio marito e sono venuta a vivere in Italia.

Se potessi tornare indietro nel tempo, chi vorresti conoscere? 

Mozart e Gandhi.

Chi ti ha ispirato e guidato nella tua carriera?

Non c’è stato nessuno che mi abbia mostrato chiaramente chi volevo essere. Non mi sentivo all’altezza per raggiungere modelli esistenti, che comunque non erano per niente simili a quello che poi sono diventata. All’inizio, ai miei 22-23 anni, volevo essere attrice, m’immaginavo di essere una diva, come Marilyn. Ho studiato teatro, ma poi emotivamente non ce l’ho fatta, e quindi mi sono messa a lavorare per mio marito, che è fotografo. Da lui ho imparato, inconsapevolmente, la fotografia. Lui mi ha aiutato all’inizio, ma poi dopo la separazione ho continuato per conto mio, guidandomi dal mio stesso istinto. D’altronde dovevo inventarmi una professione, non c’erano modelli esistenti.

Una frase che non sopporti?  

Think positive.

Una frase che ripeti spesso?  

Convertire merda in diamanti.

Quanto hanno contribuito le tue conoscenze logico – matematiche nella tua carriera?

All’inizio, poco, era il mio intuito a guidarmi e mi buttavo anche se la logica avrebbe consigliato di non farlo… Negli ultimi 10 anni sono diventate essenziali, in quanto sono un’imprenditrice, faccio progetti, preventivi, giustifico le sovvenzioni e le borse, faccio quadrare i conti. Però continuo a farmi guidare dall’intuito, infatti mi succede ogni tanto di sbagliare i conti, finire per lavorare per meno di quello che pensavo, o spendere troppo e poi pentirmene… Ma niente di grave!

Cosa fare per scoraggiare il fenomeno degli stereotipi di genere?

Su questo il mio pensiero è alquanto sovversivo. Io non credo nell’uguaglianza totale tra i sessi. Credo che le donne abbiamo delle competenze che tra gli uomini scarseggiano, e credo che negli ultimi tempi noi vogliamo dimostrare che abbiamo anche tutte le competenze prettamente maschili. Che va benissimo, ci tocca dimostrare il nostro valore. Io credo nell’uguaglianza totale dei diritti! Certo, in una società la cui priorità è la crescita economica a scapito dei bisogni reali degli esseri umani, anche noi dobbiamo imparare bene le matematiche, e avere pieno accesso alle professioni relative, ma perché non cerchiamo anche di potenziare il bisogno delle competenze prettamente femminili, come per esempio l’intelligenza emotiva, in modo che la società diventi più umana, più comprensiva, più empatica? Le emozioni sono dei segnali che indicano dei bisogni non coperti. Come mai nelle scuole è sempre mancata quella materia, le emozioni, l’interiorità umana, che ci consentisse di capirci, conoscerci, accettarci per come siamo, invece di far fuori tutto ciò che non è coraggio, volontà di ferro, successo, felicità, per poi etichettarlo come problematico, come malattia mentale, come fallimento? La società capitalista inventata e guidata dagli uomini ha delle enormi mancanze che devono essere risolte urgentemente, e le donne possiamo finalmente utilizzare il nostro grande valore, possiamo finalmente guidare. Adesso abbiamo tutto ciò che serve, non possiamo più tirarci indietro.

Oggi fra i giovani la paura più grande è non riuscire a realizzarsi. Qual è il tuo consiglio?

E qui, sarò ancora più sovversiva…

Certo, siamo in un’epoca di enorme solitudine. Mai come adesso siamo stati così soli riguardo a ciò che faremo della nostra vita. Una volta, si faceva come il padre, i genitori, i parenti. Adesso, bombardati come siamo di modelli di successo, siamo spinti a scegliere la nostra strada, diversa da quella dei genitori, e dobbiamo riuscirci con successo, ma nessuno ci può veramente aiutare in questa scelta. Siamo soli davanti alla paura del fallimento…

La paura è normale, e direi persino necessaria. La paura ci provoca dolore, e il dolore ci spinge a cercare dentro di noi. La nostra strada si trova dentro di noi, quindi va benissimo. Il mio consiglio è di ascoltarci in profondità, studiare quella paura, quel dolore, e magari documentarla, con la fotografia, il video, la scrittura, per poterla studiare meglio, perché si tratta di uno stato prezioso, creativo, che nasconde un grande potenziale. Se poniamo attenzione su queste emozioni difficili e cerchiamo di trovarne il senso, dopo un po’ passano, lasciando spazio alla motivazione, all’energia e alla passione.

Cos’è il successo per te?

  1. Vivere di quello che amo fare
  2. Creare e comunicare un pensiero che esercita un’influenza significativa sul pensiero della gente
  3. Lasciare traccia, in modo che altri portino avanti il lavoro che ho fatto

Sui punti 1 e 2, ci sono arrivata, anche se bisogna sempre lavorarci, e ora sto lavorando anche sul terzo, formando persone nel mio metodo. Curiosi? Organizzo un workshop di autoritratto da maggio a settembre a Milano. Ecco il link: http://selfportrait-experience.com/workshop-in-italia/

Grazie Cristina!

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