Intervista a Elena Favilli per il mese delle STEM

28 apr 2016

Elena Favilli

Intervista a Elena Favilli per il Mese delle STEM. In questo periodo intervistiamo donne con un diverso rapporto con le materie STEM a scuola, nel lavoro e nel quotidiano. Ecco con un altro appuntamento con “Le studentesse vogliono contare”, la rubrica speciale in cui proponiamo una serie di interviste per offrire alle studentesse esempi di leadership al femminile.

Questa intervista è contenuta nel libro “Le ragazze con il pallino per la matematica“.

Elena Favilli si descrive così:

Elena Favilli è co-fondatrice e amministratrice delegata di Timbuktu Labs, una startup che produce prodotti digitali per bambini.

Intervista a Elena Favilli

 

Quale Liceo hai scelto?
Liceo Linguistico

Quale era la tua materia preferita al Liceo?
Latino

Quale Università hai frequentato e perché?
Università di Bologna, perché c’era Umberto Eco. Ho studiato Semiotica.

Se potessi tornare indietro nel tempo, chi vorresti conoscere?
Frida Kahlo.

Chi ti ha ispirato e guidato nella tua carriera?
I miei genitori, entrambi medici. Mi ricordo che da bambina vedevo sempre mia madre studiare su grossi libri, oltre a lavorare. È lei che mi ha trasmesso la passione per lo studio e per l’indipendenza professionale. Mio padre mi ha insegnato la passione umile per il proprio lavoro, la dedizione quotidiana agli altri, il rispetto dei più deboli.

Una frase che non sopporti?
Ce ne sono tante! Quand’ero ragazzina non sopportavo che mi chiedessero “Allora, quando lo trovi un fidanzato?”. Oggi non sopporto chi mi dice, “Basta con questo femminismo!”, come se impegnarsi per l’uguaglianza tra i sessi fosse una cosa noiosa di cui non ci dovremmo più occupare.

Una frase che ripeti spesso?
We should all be feminists”. Da quando ho ascoltato il discorso di Chimamanda Ngozi Adichie, ho capito che è la cosa più importante che ci dobbiamo costantemente ripetere.

Quanto hanno contribuito le tue conoscenze logico – matematiche nella tua carriera?
Moltissimo. Insieme alle mie abilità analitiche sono la cosa che mi dà una marcia in più. Nel mondo delle startup si dice, “if you can’t measure it, it doesn’t exist” (se non puoi misurarlo, non esiste). Significa che qualsiasi cosa tu faccia per migliorare il tuo prodotto – dal design alle email che mandi – devi essere in grado di misurarne l’efficacia in termini statisticamente rilevanti. Altrimenti stai solo sparando nel buio.

Cosa fare per scoraggiare il fenomeno degli stereotipi di genere?
Innanzitutto bisogna parlarne di più. C’è sempre un certo fastidio nel parlare degli stereotipi di genere perché sono profondamente radicati in tutti i settori della nostra società e parlarne significa mettere in discussione lo status quo. Nel mio settore poi, i media per bambini, è davvero urgente occuparsene perché libri e giocattoli son ancora imbevuti di retoriche di genere stantie, che fanno male sia ai maschi che alle femmine. Pensa che le ricerche più recenti dicono che di tutti i libri per bambini pubblicati dal 1900 al 2000, i personaggi maschili sono il doppio di quelli femminili. E anche quando i personaggi sono animali, solo nel 7,5% dei casi sono di sesso femminile. Per questo abbiamo lanciato “Good Night Stories For Rebel Girls”, una raccolta di 100 storie illustrate su donne straordinarie – da Elisabetta I a Serena Williams. Vogliamo iniziare a produrre libri per bambini che abbiano personaggi femminili forti come protagonisti, e abbiamo deciso di partire da un libro di storie della buonanotte perché non c’è momento migliore della giornata per ispirare una bambina a sognare in grande.

Oggi fra i giovani la paura più grande è non riuscire a realizzarsi. Qual è il tuo consiglio?
Studiate! La scuola e l’Università sono lo strumento più potente che avete per costruire il vostro futuro. E in Italia abbiamo la fortuna di avercele gratis. Vivendo negli Stati Uniti vedo ogni giorno quanto sia più difficile per persone che non vengono da famiglie ricche avere accesso a un’educazione di alto livello. Noi invece abbiamo la possibilità di frequentare scuole, licei e atenei di altissimo livello senza accumulare debiti. È una ricchezza enorme, di cui dobbiamo essere consapevoli, e che dobbiamo sfruttare al massimo. Nel mio caso, per esempio, tra le mille cose che mi ha dato l’Università di Bologna c’è stata anche una borsa di studio per un intero anno accademico a Berkeley, in California. È stata l’esperienza che mi ha cambiato la vita, uno spartiacque. E non avrei potuto farlo senza il programma Overseas dell’Università di Bologna.

Cos’è il successo per te?
Fare quello che mi piace, con persone più brave di me.

Grazie Elena! 

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