Intervista a Franca Garzotto per il Mese delle STEM

27 Feb 2017

Franca Garzotto

Intervista a Franca Garzotto: un nuovo appuntamento con un esempio di leadership femminile. Franca Garzotto è un modello a cui ispirarsi per diventare “ragazze che contano”. Franca Garzotto oggi ci racconta la sua esperienza e il suo rapporto con le materie STEM.

Questa intervista è contenuta nel libro “Le ragazze con il pallino per la matematica“.

Franca Garzotto si presenta così:

Franca Garzotto: Laureata in Matematica all’università di Padova, dottorato di ricerca in Ingneria informatica al Politecnico di Milano. Professore associato in “Sistemi di Elaborazione delle Informazioni” al Dipartimento di Elettronica, Informazione e Bioingegneria del Politecnico di Milano. Direttrice di I3Lab (Innovative Interactive Interfaces Lab), un centro di ricerca e sviluppo multidisciplinare focalizzato sulle tecnologie multimediali interattive e le loro applicazioni, in particolare per l’apprendimento e la salute.

Per motivi familiari, la mia sede principale di lavoro è stata sempre il Politecnico di Milano, ma ho collaborato e collaboro con colleghi di tutto il mondo. Quindi ho viaggiato un po’ in tutto il mondo e trascorsi periodi brevi come visiting researcher in vari paesi europei e negli Stati Uniti. Il mio modo di lavorare e pensare è sempre stato multidisciplinare. Il mio principale interesse scientifico è la “interazione uomo-macchina”, cioè come gli esseri umani, a livello individuale e come società, usano gli strumenti informatici e come devono essere progettate, implementate, e valutate le applicazioni e le interfacce “dal punti di vista dell’utente finale”. Insegno queste tematiche sia agli studenti di ingegneria informatica che agli studenti di design del Poli. I miei allievi e giovani collaboratori hanno diversi background, e da loro imparo sempre tantissimo.

La mia ricerca più recente si concentra sulle applicazioni di robotica, IoT (Internet of Things) e tecnologie conversazionali (interpretazione/generazioen linguaggio naturale) per le persone con disabilità cognitiva, soprattutto bambini ed anziani, in collaborazione con centri terapeutici nazionali ed internazional, e centri di ricerca in USA (IBM Watson Labs e MIT-Media Lab).

Intervista a Franca Garzotto per il Mese delle STEM

• Quale Liceo hai scelto?

Liceo Classico

• Quale è la tua materia preferita?

Il greco. Mi appassionava la ricchezza e la sonorità di questa lingua e il lato estetico del suo alfabeto. Inoltre il processo di problem solving insito in ogni traduzione.

• Quale Università hai frequentato e perché?

Ho frequentato l’università a Padova, la sede universitaria più vicina al mio paese di origine, nella provincia di Vicenza). Mi ero inizialmente iscritta a Medicina, perché il mio sogno era di specializzarmi in neurologia e poi diventare un medico senza frontiere. Dopo qualche mese mi sono depressa, per varie ragioni: perché i docenti mi sembravano tutto fuorché quello che mi aspettavo dovesse essere un bravo medico o un maestro in Medicina. Inoltre perché eravamo più di 2000 in aula (non c’era l’esame di ammissione) e quasi tutti erano lì perché pensavano che diventare medico volesse dire guadagnare un sacco. Da Medicina mi sono trasferita a Matematica, anche se non avevo idea di che cosa avrei fatto dopo. Pensavo che Matematica almeno mi avrebbe dato una base scientifica generale con cui poi avrei potuto fare di tutto. Ed infatti è stato così.

• Se potessi tornare indietro nel tempo, chi vorresti conoscere?

Maria Montessori: terza donna italiana a laurearsi in Medicina (con una successiva laurea in filosofia). Acuta mentalità scientifica e grande visionaria. Con i suoi metodi educativi ha rivoluzionato la pedagogia! Ha portato il bambino al centro del processo di apprendimento, cambiando radicalmente i metodi scolastici.

• Chi ti ha ispirato e guidato nella tua carriera?

Dopo la laurea in Matematica, sono arrivata al Politecnico di Milano assolutamente per caso, rispondendo ad un annuncio microscopico appeso alla bacheca della mia università. Si cercava un neolaureato per un progetto EC in Intelligenza Artificiale. Con una tesi in logica matematica, e senza aver mai neppure visto un calcolatore in vita mia, pensavo che nessuno mi avrebbe preso in considerazione. Invece la persona che guidava allora il più importante gruppo di ricerca in AI in Italia mi ha dato fiducia e mi ha assunto in prova per 3 mesi. Ho poi vinto il dottorato e cambiato gruppo e tema di ricerca. Ma è a questa persona che devo il mio ingresso al Poli, e perciò le sono grata in modo particolare.

Devo molto anche a mio marito! Fa il mio stesso mestiere, e mi ha insegnato il valore della onestà intellettuale. Valore che non sempre ahimè si trova nella ricerca scientifica.

Devo poi dire grazie ai terapisti ed educatori con i quali mi confronto di continuo nella mia ricerca sulle tecnologie per la disabilità infantile. Queste persone sono la mia ispirazione e la mia voce critica. Da da loro ho imparato che cosa significa lavorare con e per bambini con gravi o gravissimi deficit cognitivi.

• Una frase che non sopporti?

“Smettila di cercare alternative”. In ogni situazione, anche le più banali, io cerco sempre di vedere se ci sono modi diversi di fare qualcosa. La domanda funziona bene nel contesto della ricerca scientifica, ma applicata alla vita quotidiana ammetto che possa essere stressante.

• Una frase che ripeti spesso?

Ce ne sono 2. Una è (vedi sopra) “Se invece di questo provassimo quest’altro?”. L’altra è una frase attribuita a Galileo Galilei: “Dietro ad ogni problema c’è una opportunità”.

• Quanto hanno contribuito le tue conoscenze logico – matematiche nella tua carriera?

Non ho quasi mai applicato direttamente le conoscenze “operative” e “fattuali” che ho appreso nel mio corso di laurea in matematica o che ho imparato con la mia tesi di logica. Ma devo agli studi logico-matematici la capacità di strutturare in modo lucido lo spazio del problema e lo spazio della soluzione, e di modellizzare entrambi. Ciò mi ha dato un vantaggio competitivo in quasi tutte le situazioni scientifiche o professionali in cui mi sono trovata.

Questa “competenza trasversale” mi ha aiutato ad esempio all’inizio della mia carriera scientifica, agli albori dell’era del web. Tutti, nella comunità scientifica e non, costruivano montagne di “pagine” web senza alcun criterio. Accumulavano pezzi di informazione e li collegavano tra loro, con risultati disastrosi in termini di efficienza del processo e di usabilità del risultato finale. Uno dei miei primi lavori scientifici è stato quello di costruire un “modello concettuale” per progettare in modo sistematico siti web di grande complessità in modo che risultassero facili da usare  per l’utente finale. Il modello e’ basato sulla classificazione degli elementi fondamentali che costituiscono un “sito web”, sulla organizzazione di queste categorie in altre di più alto livello, e sulla definizione di una notazione sintetica per rappresentarle.

Questo lavoro mi ha resa all’epoca relativamente nota nel mondo web, contribuendo alla nascita di un settore di ricerca definito “model-based” web engineering, e dopo oltre 25 anni il metodo e’ ancora citato nella comunità scientifica ed usato nei processi informatici aziendali.  In realtà, questo metodo non fa altro che applicare al web alcuni processi di astrazione tipici della logica matematica.

• Cosa fare per scoraggiare il fenomeno degli stereotipi di genere?

Ignorarlo dal punto di vista psicologico e comportamentale (“non ragioniam di lor ma guarda e passa”). Dimostrare con i fatti e i risultati che sono, appunto, degli sciocchi stereotipi.

• Oggi fra i giovani la paura più grande è non riuscire a realizzarsi. Qual è il tuo consiglio?

Riconoscere di essere spesso viziati e smetterla di piangersi addosso. Il situazione socio-economica di oggi è difficile, ma la maggioranza dei periodi storici non è stata piena di opportunità evidenti, con l’eccezione forse degli anni del boom economico nel ’70. Il mondo oggi è più grande ed accessibile che mai. L’arena dei giovani è il pianeta, che è pieno di problemi che aspettano qualcuno che cerchi di risolverli.

E’ importante essere sempre in movimento, dal punto di vista culturale e psicologico. E coltivare i propri talenti, di tutti i tipi, anche quelli non codificati nel sistema scolastico. Da qualche parte c’è una situazione in cui questi talenti possono essere preziosi. E poi mettere in conto tanta tanta tanta fatica. Thomas Mann diceva che il genio è almeno 15 ore di lavoro al giorno.

Aver voglia di mettersi in gioco e rischiare: la fortuna aiuta gli audaci. Infine alle fanciulle dico di capitalizzare sulla propria intelligenza emotiva. Le emozioni a volte sono un freno e una complessità extra da gestire, ma ci permettono di vedere sfumature e aspetti che la razionalità pura non puoi cogliere, e di risolvere i problemi in modo originale ed efficace.

• Cos’è il successo per te?

Poter fare un lavoro che mi crea grande piacere intellettuale, mi consente di soddisfare la mia curiosità e di inventarmi di continuo quello che posso o devo fare, e sperabilmente può avere un qualche impatto sociale e portare un minimo di gioia a qualcuno che ne davvero bisogno.

Grazie Franca!

 

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