Intervista a Paola Bosso per il Mese delle STEM

2 feb 2017

Paola Bosso

Intervista a Paola Bosso per il Mese delle STEM. Un altro appuntamento con donne che sono esempio di leadership femminile e che ci parlano del loro rapporto con le materie STEM.

Questa intervista è contenuta nel libro “Le ragazze con il pallino per la matematica“.

Paola Bosso si presenta così:

Paola Bosso, nata a Roma ma ibridata con mezza Italia (ascendenza piemontese da parte di padre, friulana da parte della nonna materna ed emiliana da parte del nonno materno).
Studi scientifici e laurea in ingegneria meccanica.
Un primo breve periodo in Andersen Consulting – oggi Accenture – è sufficiente per comprendere che al mondo della consulenza preferisce quello del management. E’ fortunata, entra nel mondo del beverage & food con un’azienda torinesissima, quale è Lavazza, potendosi avvalere della guida di chi più che un capo fu un Maestro.
La crescita professionale è naturale in un’azienda che anch’essa cresce con ritmo e passo pesante come i sabaudi sanno fare: New York e poi Londra sono le città dove risiedono le due subsidiaries in cui Paola Bosso lavorerà e vivrà per 6 anni, prima di rientrare a Torino e diventare cfo del Gruppo fino al 2011.
Si alternano viaggi di piacere – grande passione il deserto – e viaggi di lavoro, l’amore per la montagna, per la lettura e l’analisi politica.
Fino al 2015 rimane nel Gruppo Lavazza occupandosi di real estate e della gestione di un importante progetto immobiliare. Successivamente costituisce la sua società di advisory con la quale presta a tutt’oggi attività di consulenza strategica corporate. E’ board member del Politecnico di Torino.

Intervista a Paola Bosso per il Mese delle STEM

Quale Liceo hai scelto?

Liceo scientifico

Quale era la tua materia preferita al liceo?

Letteratura e fisica

Quale università hai frequentato e perchè?

Politecnico di Torino, ingegneria meccanica. Al termine del liceo avevo chiara la consapevolezza di possedere i basics per un sapere umanistico che sempre mi avrebbe dato piacere e che ero in grado di approfondire da sola, diversamente per il sapere scientifico che – comprendevo – avrebbe connotato il futuro ma di cui non possedevo la chiave. “Il futuro sarà lì” intuivo, sicchè mi sono iscritta al Politecnico. Non secondaria alla base della mia scelta la figura di mio padre, ingegnere, che persi all’età di 9 anni.

Se potessi tornare indietro nel tempo,chi vorresti conoscere ?

Rita Levi di Montalcini, Virginia Woolf

Chi ti ha ispirato e guidato nella tua carriera?

Due maestri, a livello lavorativo: il primo è stato il direttore generale dell’azienda dove poi ho lavorato per molti anni, il secondo il fondatore di una boutique advisory firm. Il tratto comune: quella consapevole naturalezza nel proprio sapere e ruolo che permetteva loro di dare generosamente a chiunque volesse imparare e recepire, senza invidia, calcoli, timore di essere sopraffatti o superati.

Una frase che non sopporti?

IO, IO, IO;…..Non mi interessa”

Una frase che ripeti spesso?

“Ti auguro il dono del discernimento”

Quanto hanno contribuito le tue conoscenze logico – matematiche nella tua carriera?

Molto, soprattutto la capacità di modellizzare la realtà per trovare soluzioni. Modellizzare, che vuol dire semplificare un fenomeno per studiarlo, mantenendone però le relazioni e le variabili essenziali evitando di banalizzarlo. Qualche esempio? Relativamente alla modellizzazione, beh… le decine,  centinaia di business plan fatti presuppongono tale capacità di modellizzazione (tenere le variabili che contano, capirne le interrelazioni, buttare via tutto il resto) e ovviamente conoscere.. il business.Un’altra applicazione sono l’individuazione dei transfer prices all’interno di un Gruppo. Occorre capire quali sono i comparables e le variabili che contano e che si assomigliano.

Cosa fare per scoraggiare il fenomeno degli stereotipi di genere?

Ho smesso di fare qualcosa. Un tempo credevo che gli stereotipi di genere non esistessero e che bastava essere brava; poi ho pensato che bisognava essere non solo brava ma bravissima; successivamente ho aggiunto che occorreva essere bravissima e simpatica, offrire aiuto ed evitare di dare ombra. A questo punto della vita mi riesce difficile elaborare o suggerire una tattica o anche solo un suggerimento.

Oggi fra i giovani la paura più grande è non riuscire a realizzarsi. Qual è il tuo consiglio?

Una visione meno narcistica di sé e una comprensione – difficilissima – di cosa effettivamente ci fa contenti.

Cos’è il successo per te?

Ricevere la stima di coloro con chi e per chi si è lavorato e concretizzare questa stima in un percorso sensato di carriera e di vita.

Grazie Paola!

 

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