“La matematica è un linguaggio senza fronzoli”. Intervista a Paola Bonomo 24 lug 2014

matematica

Intervista a Paola Bonomo. Paola Bonomo è un esempio di Leadership femminile per tutte quelle ragazze che vogliono contare! Oggi ci parla della sua esperienza, del suo rapporto con la matematica e più in generale con le materie STEM.

Questa intervista è contenuta nel libro “Le ragazze con il pallino per la matematica“.

Paola Bonomo si presenta così:

Paola Bonomo è consigliere indipendente, angel investor e advisor nel campo dell’innovazione. Ha ricoperto ruoli manageriali in multinazionali quali Facebook, Vodafone, eBay e McKinsey & Company. Fa parte dei Consigli di Amministrazione di AXA Assicurazioni S.p.A. e di Piquadro S.p.A.. Dal 2009 investe in startup tecnologiche con Italian Angels for Growth, il principale gruppo di business angels in Italia. Dal 2012 è presidente dello Stanford Club Italia.

Intevista a Paola Bonomo. “La matematica è un linguaggio senza fronzoli”.

Al liceo ho scelto… il Classico. Lo rifarei? Sì.

La mia materia preferita al liceo… inglese. Ma anche fisica e filosofia.

La matematica al liceo per me era… un gioco. Se ne è parlato più seriamente all’università, dove è diventata una delle materie più belle e appassionanti.

All’Università ho scelto… la Bocconi, perché volevo venire a Milano.

Adesso per me la matematica è… un linguaggio essenziale. Sia nel senso di “senza fronzoli”, sia in quello di “indispensabile”, “imprescindibile”.

L’ultima volta che ho usato la matematica è… uh, per fare qualche ragionamento personale di asset allocation.

La volta che la matematica mi ha fatto arrabbiare…  difficile arrabbiarsi con la matematica. Mi sono arrabbiata molto, ma con me stessa, per un errore in un foglio Excel al mio primo lavoro, errore che mi fruttò una severa sgridata da parte del mio manager.

La volta che la matematica mi ha stupito è…  quando ho letto la biografia di Paul Erdös scritta da Paul Hoffman, “The Man Who Loved Only Numbers”. Siamo abituati a pensare alla matematica come uno sforzo solitario, mentre in realtà è profondamente collaborativo. Erdös fu forse il matematico più prolifico della storia, con oltre 1500 paper pubblicati nel corso della sua carriera, e amava moltissimo collaborare con altri matematici. Il numero di Erdös è nella comunità matematica quello che i gradi di separazione da Kevin Bacon sono a Hollywood.

Una promessa che la matematica non ha mantenuto è…  l’iper-riduzionismo di Stephen Wolfram in “A New Kind of Science”. Possiamo notare proprietà emergenti complesse in simulazioni costruite con automi cellulari semplici, cosa stupefacente al punto da risultare controintuitiva; ma non siamo ancora, purtroppo, arrivati a spiegare con poche regole supersemplici i sistemi complessi che già esistono intorno a noi.

Un libro di matematica da leggere è… “Quando i numeri ingannano” di Gerd Gigerenzer. Si occupa della statistica nelle nostre vite. Pensiamo ai risultati di un test clinico: se non li interpretiamo correttamente, ovvero calcolando (con Bayes) la probabilità a posteriori tenendo conto delle probabilità a priori, rischiamo di prendere decisioni sbagliate. Gigerenzer ha spiegato il teorema di Bayes a giudici, manager, medici, bambini delle elementari: è abbastanza inquietante pensare che a volte la nostra salute è in mano a medici che non leggono i numeri applicando il concetto di probabilità condizionata. Ma un po’ di training sul tema farebbe bene anche a giornalisti, insegnanti, politici e chiunque prenda decisioni o influenzi quelle altrui.

Quanto hanno contribuito le tue conoscenze logico-matematiche nella mia carriera?

Certamente sono state importanti la familiarità con i numeri (“numeracy”), la rapidità nel capire al volo se una stima è realistica o è al di fuori dello spazio delle possibilità, e la capacità di maneggiare grosse basi di dati per trovare pattern e trarne conclusioni. Ma in futuro credo che la logica sarà più importante della matematica, perché in un mondo fatto di algoritmi dovremo avere la capacità di analizzarli e capire le ragioni profonde per le quali producono determinati risultati.

Cosa fare per scoraggiare il fenomeno degli stereotipi di genere?

Tirare su i bambini e le bambine esattamente nello stesso modo.

Oggi fra i giovani la paura più grande è non riuscire a realizzarsi. Qual è il mio consiglio?

Studiare e vivere all’estero; non disdegnare nessuna esperienza di lavoro, cogliere le opportunità di ogni situazione. Avere un rapporto professionale e maturo con le aziende, anche solo in come si presenta e si accompagna il curriculum; se una cosa non funziona, non intestardirsi a fare sempre quella stessa cosa; trovare e seguire i capi che vogliono farvi crescere; e infine “Get on a rocket ship […]. If you’re offered a seat on a rocket ship, don’t ask what seat. Just get on” (il consiglio che Eric Schmidt diede a una giovane Sheryl Sandberg).

Cos’è il successo per me? Diventare la persona che c’è dentro di me.

Ciao!

Grazie Paola!

 

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