Il mese delle STEM: Maria Paola Toschi

25 mar 2016

Maria Paola Toschi

Intervista a Maria Paola Toschi per il Mese delle STEM. Durante il Mese delle STEM intervistiamo donne con un diverso rapporto con le materie STEM a scuola, nel lavoro e nel quotidiano. Ecco con un altro appuntamento con “Le studentesse vogliono contare”, la rubrica speciale in cui proponiamo una serie di interviste per offrire alle studentesse esempi di leadership al femminile.

Questa intervista è contenuta nel libro “Le ragazze con il pallino per la matematica“.

Maria Paola Toschi si presenta così:

Maria Paola Toschi – Market Strategist J.P.Morgan Asset Management
Maria Paola Toschi è market strategist di J.P.Morgan Asset Management. In precedenza ha lavorato in diverse istituzioni finanziarie tra cui Banca IMI e Banca Leonardo, come analista finanziario, responsabile di uffici studi di ricerca azionaria , economista e strategist. Ha due figli di 22 e 25 anni già laureati ma che stanno proseguendo gli studi in ingegneria e finanza. Si diletta di scrittura e ha pubblicato quattro romanzi di modestissima diffusione. Ha un marito molto sportivo che le impone dei week end estremamente impegnativi.

Il mese delle STEM: Maria Paola Toschi

Quale liceo hai scelto?

Ho avuto una formazione scolastica molto tradizionale. In casa mia non si andava molto oltre il Liceo Classico e mi sono adeguata a questa tradizione anche se senza un grande trasporto. Non rinnego questa scelta ma forse oggi sceglierei un liceo che mi consentisse maggiore apertura verso un mondo che cambia molto rapidamente, anche perchè, per le mie scelte successive, una cultura più internazionale sarebbe servita.

Quale era la tua materia preferita al Liceo? 

Mi sono appassionata alle materie classiche ma non ho disdegnato anche quelle scientifiche. Matematica, statistica e finanza alla fine sono diventate il mio pane quotidiano. Non ero un genio, ho faticato molto. Ma forse il rigore della matematica mi ha dato molte certezze.

Quale Università hai frequentato e perché?

Ammetto che la mia scelta universitaria sia stata un pò uno shock e una decisione impulsiva ma che oggi rispecchia molto la mia personalità. Avevo sempre pensato che avrei fatto qualcosa tipo architettura oppure di diventare una professoressa come molte donne della mia famiglia. Ma mi è capitato di incontrare, durante l’estate della maturità, un gruppo di appassionati Bocconiani che mi hanno aperto gli occhi su un mondo che non conoscevo. A quell’epoca non è stato il mondo dell’economia e della finanza ad attrarmi e appassionarmi. Ci ho messo un pò di tempo per entrare in queste tematiche poco convenzionali. Quello che mi ha fortemente attratto è stata l’energia, la passione, la voglia di fare, di crescere e cambiare che queste persone mi hanno trasmesso. Mi sono accorta che avevo la stessa voglia di fare, qualcosa di diverso dalla tradizione familiare e qualcosa che meglio si adattasse alla forza e alla passione che sentivo dentro, ma che ancora non aveva trovato una modalità di espressione. Era l’inizio degi anni Ottanta, un decennio che è stato di grande rottura rispetto a quello precedente, di protesta e di lotta, ma anche un decennio di rinascita culturale e sociale.

Se potessi tornare indietro nel tempo, chi vorresti conoscere? 

Non nego che ho sempre avuto la fissazione della emancipazione femminile. Non nella forma che avevo sperimentato durante gli anni turbolenti del liceo, un femminismo che allora assumeva espressioni un pò estreme ed esasperate. Il mio è stato un femminismo d’azione che significa che non ho basato la mia aspirazione di emancipazione sulle parole ma sui fatti. Per questo mi sono sempre posta obiettivi ambiziosi, rendendomi talvolta la vita più difficile di quanto avrebbe potuto essere. E per questo mi sarebbe piaciuto conoscere donne che avevano avuto le spesse aspirazioni e che magari hanno dovuto combattere più di me per abbattere i pregiudizi che c’erano ancora nella generazione dei nostri genitori. Mi sarebbe piaciuto conoscere Oriana Fallaci, giornalista di guerra e appasionata scrittrice, oppure Marisa Belisario, altra figura carismatica dell’evoluzione femminile. Donne molto diverse che hanno operato in ambienti molti lontani ma animate dalla stessa passione e forza.

Chi ti ha ispirato e guidato nella tua carriera?

Ammetto di essermi ispirata più a figure maschili che femminili. Forse perchè nel mio mondo professionale dell’economia e finanza all’inizio di figure femminili non ce n’erano proprio. Mi è capitato molto spesso, soprattutto all’inizio della mia carriera, di trovarmi unica donna in riunioni di soli uomini. All’inizio è stato difficile, ma non mi sono mai sentita in soggezione. Da allora le donne hanno fatto molta strada anche in questo settore. Oggi ci sono molte donne che lavorano in finanza, anche a livelli elevati. E oggi molti riconoscono alle donne che lavorano in questo settore tradizionalmente maschile una sensibilità e un garbo particolare. Le donne sono riuscite ad accrescere la loro credibilità perchè sono molto attente ai fondamentali, si occupano maggiormente di ricerca, tendono ad essere brave oratrici, vedono la finanza come un mezzo di crescita del benessere sociale. La finanza è diventata più accessibile al largo pubblico anche grazie alla presenza di figure femminili che ha reso le persone meno diffidenti verso questo mondo che è stato spesso al centro di grandi sconvolgimenti.

Una frase che non sopporti?

In Italia non funziona niente. Io credo che l’Italia abbia la forza di cambiare e di rimanere un’opzione valida anche per i nostri govani.

Una frase che ripeti spesso?

Oggi il mondo è molto migliore di una volta. Il progresso sociale avanza anche se in maniera lenta e non lineare.

Quanto hanno contribuito le tue conoscenze logico – matematiche nella tua carriera?

Tanto. Ho passato anni a lavorare come analista finanziario, una figura professionale che in Italia è nata proprio negli anni Ottanta. A quell’epoca era già molto diffusa e consolidata all’estero, soprattutto nei mercati angosassoni, ma in Italia era quasi sconosciuta. In pratica si tratta di professionisti che valutano le aziende, per esempio quotate in borsa, sulla base di modelli matematici e arrivano a dare raccomandazioni di investimento. E’ un lavoro che si basa prevalentemente sullo sviluppo di modelli matematici che aiutano a definire le prospettive di crescita e di redditività delle aziende negli anni futuri. Quindi la matematica è stata il mio pane quotidiano, non senza tanti mal di pancia, quando i modelli non volevano proprio funzionare. Ma quando alla fine i numeri quadrano è una grande soddisfazione. Ma soprattutto è bello che i numeri aiutino a capire meglio la realtà.

Cosa fare per scoraggiare il fenomeno degli stereotipi di genere?

Penso che su questo tema sia molto importante l’atteggiamento proprio delle donne che devono continuare ad impegnarsi. Sinceramente mi capita spesso di vedere amiche, colleghe e compagne che non sembrano per nulla sensibili ad abbattere questi stereotipi. Oppure dicono a parole di essere sensibili ma nei fatti non sembrano dimostrarlo. Io forse sono un pò rigida su questo aspetto, ma a me piace pensare ad un mondo dove ogni individuo è un essere libero, indipendente e autosufficiente. Per questo penso che l’indipendenza economica sia molto importante. Non è un dettaglio. Rende liberi anche mentalmente e aiuta a costruire rapporti su basi paritarie.

Oggi fra i giovani la paura più grande è non riuscire a realizzarsi. Qual è il tuo consiglio?

Penso che ci sia troppo pessimismo su questo punto. E sono anzi convinta che oggi ci siano professioni e occasioni di lavoro e affermazione che una volta non esistevano proprio. Però la condizione per una vera affermazione è l’impegno e la passione. Senza determinazione, studio e convinzione non si va da nessuna parte. La concorrenza è tanta e quindi c’è bisogno di maggiore determinazione rispetto a quella che bastava una volta. Ma oggi in compenso i giovani hanno delle possibilità che noi una volta non immaginavamo neanche. Oggi studiare all’estero e viaggiare è molto più facile e meno costoso di una volta. I programmi di scambio universitario fanno accedere a mondi e culture che a noi erano negate. Non vediamo sempre solo i lati negativi, oggi il mondo è più bello, più sicuro, non ottimale, ma sicuramente più evoluto di una volta.

Cos’è il successo per te?

Riuscire a essere soddisfatta. Magari anche essere stanca la sera. Io quando esco dall’ufficio dopo una giornata intensa ma proficua, mi sento contenta. Questo conta per me e mi ha aiutato anche in momenti difficili. Non sempre tutto gira per il verso giusto. Successo è anche essere riuscita a gestire il mio ruolo professionale insieme al mio imprescindibile ruolo di mamma e di moglie. Io volevo proprio dimostrare con il mio esempio che fare un lavoro serio non significa rinunciare a fare la mamma. Successo è essere mamma, moglie e market strategist.

Grazie Maria Paola! 

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