Il mese delle STEM: “never give up” secondo Roberta Toniolo

14 mar 2016

il mese delle STEM

Durante il Mese delle STEM intervistiamo donne con un diverso rapporto con le materie STEM a scuola, nel lavoro e nel quotidiano. Ecco con un altro appuntamento con “Le studentesse vogliono contare”, la rubrica speciale in cui proponiamo una serie di interviste per offrire alle studentesse esempi di leadership al femminile.

Questa intervista è contenuta nel libro “Le ragazze con il pallino per la matematica“.

Oggi, per il Mese delle STEM, intervistiamo Roberta Toniolo, Presidentessa del PWA Milan city network, si presenta così:

Laureata in Matematica applicata presso l’università statale di Milano, Roberta ha completato la formazione in strategy e business presso la London Business School.
La sua carriera si è sviluppata presso grandi multinazionali Americane ed Europee nel settore dell’IT (Honewell, Bull, Logica, Oracle) in diverse linee di business.
Dopo un inizio in ricerca e sviluppo, è passata alla consulenza informatica, in seguito ha maturato una pluriennale esperienza nei settori marketing e vendita dove ha ricoperto importanti ruoli manageriali internazionali.
E’ stata impegnata in prima linea nei processi di trasformazione ed innovazione presso le aziende nelle quali ha lavorato, e ha ricoperto il ruolo di executive sponsor per i programmi di diversity management.
Oggi ricopre il ruolo di presidente del PWA Milan city network.
Sposata con un figlio, ama viaggiare, la lettura, il cinema, e lo sport.

Il mese delle STEM: “never give up” secondo Roberta Toniolo

Quale Liceo hai scelto?

Classico, ma non e’ stata una mia scelta. Un “Must” di famiglia: ho sofferto per 5 anni. Fortunatamente ho avuto docenti di matematica e scienze veramente bravi e generosi: 2 pomeriggi alla settimana chi voleva poteva ritornare al pomeriggio per lezioni supplementari in quelle materie, cosi’ sono arrivata all’università ben preparata.

Quale era la tua materia preferita al Liceo?

Matematica, nella quale eccellevo, e stranamente non ho mai amato la fisica.

Quale Università hai frequentato e perché?

Matematica alla statale di Milano, è stata una scelta naturale, e questa volta la mia famiglia ha approvato pensando che mi sarei dedicata all’insegnamento. Invece al 3 anno ho deviato verso l’informatica, che ai tempi era tutta da scoprire, e mi sono fatta una bella tesi di ricerca e poi sono entrata in azienda.

Se potessi tornare indietro nel tempo, chi vorresti conoscere?

Leonardo: geniale nelle scienza ma anche nell’arte, una dote che avrei voluto possedere, ma ahimè’…

Chi ti ha ispirato e guidato nella tua carriera?

Avevo in mente che volevo assolutamente dimostrare che una donna puo’ farcela anche fuori dalla scuola e poi l’informatica e la vita di azienda mi appassionavano. Il mondo dell’informatica offre tanti possibili lavori: dalla programmazione alla consulenza alla vendita al marketing, li ho fatti tutti; ho potuto muovermi trasversalmente portandomi dietro un bagaglio di conoscenze significativo per poi fare un nuovo passo di carriera. Sono stata fortunata perché ho spesso trovato mentor / sponsor che hanno apprezzato il mio lavoro e la mia persistenza e quindi hanno supportato la mia carriera.

Una frase che non sopporti?

“E’ una donna…”

Una frase che ripeti spesso?

“Never give up!”

Quanto hanno contribuito le tue conoscenze logico – matematiche nella tua carriera?

Moltissimo, soprattutto quelle logiche: una donna che usa la logica meglio degli uomini spiazza.

Cosa fare per scoraggiare il fenomeno degli stereotipi di genere?

Essere se stessi, non fermarsi di fronte a critiche, pregiudizi, commenti negativi. Dimostrare con i fatti ed essere di modello per le altre donne.

Oggi fra i giovani la paura più grande è non riuscire a realizzarsi. Qual è il tuo consiglio?

Provare e sbagliare se necessario per poi riprovare, ma prima di tutto essere coscienti della proprie capacita’ e dei propri limiti e lavorare sugli uni e sugli altri.

Cos’è il successo per te?

3 cose:

  1. fare cose che ti piacciono
  2. essere riconosciuti per quello che si fa
  3. essere retribuiti equamente per quello che si produce

Grazie Roberta! 

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