Intervista a Olimpia Di Venuta per il mese delle STEM

23 giu 2016

olimpia di venuta

Intervista a Olimpia Di Venuta per il Mese delle STEM. In questo periodo intervistiamo donne con un diverso rapporto con le materie STEM a scuola, nel lavoro e nel quotidiano. Nella rubrica speciale “Le studentesse vogliono contare” proponiamo una serie di interviste per offrire alle studentesse esempi di leadership al femminile.

Questa intervista è contenuta nel libro “Le ragazze con il pallino per la matematica“.

Olimpia Di Venuta si descrive così:

Da 20 anni in Mediobanca, dopo una lunga esperienza nelle aree di business, mi occupo ora di gestione delle risorse umane, in staff al Group HR & Organization Director. La sensibilità a tematiche di crescita del talento femminile mi ha spinto a partecipare attivamente ad alcune associazioni come ValoreD e Young Women Network. Sono membro del CdA di Junior Achievement, associazione no profit  finalizzata ad orientare es ispirare i giovani nella realizzazione del proprio potenziale, personale e professionale.
Ho una famiglia meravigliosa e una bellissima ragazzina di nome Ludovica. Trovo che il mestiere di genitore sia quello più complicato del mondo ma ho imparato che sbagliare fa parte del processo di apprendimento e che l’importante è dare sempre il massimo.

Intervista a Olimpia Di Venuta per il mese delle STEM

Quale Liceo hai scelto?

Credo sia più facile intuire il destino che, coscientemente o inconsapevolmente , ci costruiamo guardando a ritroso le nostre esprienze di vita piuttosto che cercare di pianificare tutto dal principio. La scelta di iscrivermi al Liceo Scientifico e poi ad Economia Aziendale consegue ad una selezione naturale delle alternative che mi trovavo davanti piuttosto che a un ragionamento ponderato di quali fossero le mie potenzialità e desideri.

Sul Liceo, ho fatto una scelta di “rottura” per la mia famiglia: Scientifico, considerato di serie “B” dai miei genitori, entrambi con solide basi umanistiche. Mio padre, matematico di professione, si era diplomato al Classico e considerava lo studio delle lingue antiche propedeutico a sviluppare una buona capacità logica!

Ho scelto lo Scientifico un po’ per un bisogno di provare la mia indipendenza di valutazione e scelta e soprattutto perché lo consideravo più “moderno” e completo rispetto alla formazione che avrebbe potuto darmi il Liceo Classico.

Quale era la tua materia preferita al Liceo?

Filosofia! Ma l’ho capito più tardi… Durante il Liceo, mi piaceva, ma non era completamente ricambiato, la matematica! Adoravo risolvere i problemi, anche se mi arrabbiavo ferocemente quando non riuscivo a trovare la soluzione… Credo comunque ci sia un nesso fortissimo tra filosofia e matematica. Si dice che il grande filosofo Platone abbia fatto scrivere sull’ingresso della sua Accademia le seguenti parole: “Non entri chi non sa la matematica” per sottolineare l’importanza della “comunicazione” tra queste due discipline fondamentali del pensiero umano. La filosofia nasce per la “irruzione” della razionalità nelle spiegazioni che l’uomo da del suo mondo e la conduce naturalmente ad incrociarsi con la matematica.

Quale Università hai frequentato e perché?

Dopo il diploma avrei voluto iscrivermi a giornalismo, ma, secondo i miei genitori, prima di intrapredere questa professione avrei dovuto laurearmi. Mi sarebbe piaciuta la facoltà di Psicologia, ma fui scoraggiata dalle scarse aspettative di inserimento nel mercato del lavoro.

Quindi, quasi per gioco, provai il test di ammissione alla Bocconi e, una volta selezionata, non me la sono sentita di rinunciare. La Laurea in Economia Aziendale, specializzazione  in Intermediari Finanziari, mi ha consentito di trovare lavoro facilmente e in fretta, cosa fondamentale per una ragazza alla ricerca di indipendenza economica come me.

Come ho potuto constatare con il tempo, non tutto era perduto. Negli anni, ho avuto la possibilità di recuperare le mie passioni. Oggi i numeri sono il mio pane quotidiano, gestendo tematiche di compensation e di valutazione delle performance economiche, ma sono riuscita a sviluppare quelle competenze soft fondamentali per “fare carriera” . Giornalismo è rimasto un mio sogno nel cassetto e oggi, spesso, scrivo. Più che altro pensieri in libertà.

Se potessi tornare indietro nel tempo, chi vorresti conoscere?

Sant’Agostino. Il motivo è che sono stata affascinata dalla sua ricerca “scientifica” della fede. Per lui la fede è  al termine della ricerca, non all’inizio. La sua vita è una progressiva ed incessante ricerca della verità e la verità è il criterio di cui la ragione si serve per giudicare le cose.

Chi ti ha ispirato e guidato nella tua carriera?

Non c’è stata una persona in particolare. Tutte le persone con cui ho vuto un rapporto di collaborazione mi hanno consentito di conoscermi meglio e quindi mi hanno aiutato a capire quello che avrei davvero voluto fare. Un percorso, questo, ancora in fieri!

Una frase che non sopporti?

Ce ne sono tante: “non sono portato” , “non mi piace”, “non ho voglia”. Tutte quelle che denotano incapacità di mettersi in discussione, mancanza di volontà e arrendevolezza.


Una frase che ripeti spesso?

Non saprei….

Cosa, dei tuoi studi, è stato più utile nella tua carriera?

Non c’è stata una disciplina che mi aiutato più di altre. Quello che ho trovato molto utile è stato cercare di utilizzare il metodo “sperimentale” anche nella risoluzione di problematiche non scientifiche: osservare con attenzione e curiosità, meditare, mettere in discussione preconcetti, riuscire a guardare le cose da più punti di vista, non lasciarsi affascinare dalle prime conclusioni.

Come diceva un noto storico: “La cultura è ciò che resta dopo aver dimenticato tutto ciò che si è studiato”.

Cosa fare per scoraggiare il fenomeno degli stereotipi di genere?

Educare le ragazze a non porsi dei limiti, a chiedere e pretendere. Bisogna educare a credere in se stessi.

Oggi fra i giovani la paura più grande è non riuscire a realizzarsi. Qual è il tuo consiglio?

Di interrogarsi su ciò che vogliono davvero, su cosa significa avere successo per se stessi e non adeguarsi a un concetto precostituito. Come ha ricordato Papa Francesco, la felicità non è un app che si acquista, ma una ricerca progressiva in cui mettersi in discussione, sperimetarsi al massimo. “Se un giovane non è capace di sognare è già andato in pensione”.

Cos’è il successo per te?

Dormire il sonno del giusto e svegliarmi con il sorriso sulle labbra, magari canticchiando.

Grazie Olimpia! 

 

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