Le studentesse vogliono contare: intervista a Valeria Bonilauri

4 apr 2016

studentesse vogliono contare

Per “Le studentesse vogliono contare” la rubrica che cerca di contrastare uno degli stereotipi più grandi dentro il sistema scolastico, la presunta scarsa attitudine delle studentesse verso le discipline STEM, presentiamo una nuova intervista a Valeria Bonilauri.

Questa intervista è contenuta nel libro “Le ragazze con il pallino per la matematica“.

Valeria Bonilauri è responsabile delle Relazioni Aziendali dell’ELIS, Centro di formazione no profit che nasce 50 anni fa a Roma. Si occupa della definizione, ingaggio e consulenza delle Consorziate ELIS nei progetti di formazione che coinvolgono giovani e professionisti d’azienda. Già progettista della formazione di percorsi rivolti a professionisti delle aziende Media, Telco&ICT (analisi del fabbisogno, progettazione dei contenuti, erogazione dei percorsi formativi e coordinamento di Project Work aziendali) ha approfondito il tema della Governance IT sul framework di gestione dei servizi IT ITIL (Information Technology Infrastructure Library). In precedenza ha lavorato in British Telecom Italia su progetti di Business Continuity, Information Security e Business Impact Analysis.

E’ laureata in Ingegneria delle Telecomunicazioni presso il Politecnico di Milano e ha frequentato un EMBA del MIP specifico per il settore Media&Telco. E’ coach certificato ICF e svolge attività di docenza su tematiche di Personal Development ed executive e career coaching presso il Centro ELIS. Ha una grande passione per lo sci e la barca a vela che pratica “stagionalmente”.

Le studentesse vogliono contare: intervista a Valeria Bonilauri

Quale Liceo hai scelto?

Un Liceo Classico ma sperimentale (Classico-Economico): durante gli anni del liceo ho potuto infatti studiare anche diritto, economia e matematica finanziaria (oltre a greco, latino…). Tante ore di lezione, ma questo mi ha permesso di ampliare i miei interessi e a iniziare a capire come “gira il fumo” in azienda.

Quale era la tua materia preferita al Liceo? 

Matematica (con una mamma prof di matematica, più che una preferenza è qualcosa di genetico )

Quale Università hai frequentato e perché?

Ingegneria delle Telecomunicazioni al Politecnico di Milano. Ho sempre avuto una passione nello scoprire come funzionano le cose (da piccola avevo una passione smodata per il LEGO). Non ho mai avuto dubbi su quale tipo di facoltà, magari su quale indirizzo. Ho scelto quello in cui vedevo maggiori prospettive di sviluppo tecnologico (contando che dal GSM del 1999 siamo arrivati al 5G direi che l’intuizione era stata buona)

Se potessi tornare indietro nel tempo, chi vorresti conoscere?

Maria Montessori! E’ stata infatti la prima ad applicare il “learning by doing” come metodo educativo senza dare indicazioni di genere.Il suo pensiero identifica il “bambino come essere completo, capace di sviluppare energie creative e possessore di disposizioni morali”.

Chi ti ha ispirato e guidato nella tua carriera?

Devo ringraziare non tanto una persona in particolare, ma un “board” composto dai miei genitori, le professoresse del liceo, le mie migliori amiche: ognuno di loro conosce aspetti diversi di me. Poi sintesi e decisione finale sono state mie.

Una frase che non sopporti?

“Non è di mia competenza”

Una frase che ripeti spesso?

“Ci vuole audacia e una macchina” (= per qualsiasi progetto ci vogliono spirito d’iniziativa e mezzi per realizzarlo)

Quanto hanno contribuito le tue conoscenze logico – matematiche nella tua carriera?

Rispetto al mio percorso professionale io mi definisco un ingegnere “atipico”. Non mi sono inserita in un ambiente tecnico ma educativo. Sono passata dal desiderio di conoscere come funzionano le cose alla scoperta di come “funzionano” le persone. Sono grata ai miei studi logico – matematici perché mi hanno dato un metodo nell’affrontare progetti, problemi, …

Cosa fare per scoraggiare il fenomeno degli stereotipi di genere?

3 passi:

  1. Fare tanta formazione ai genitori: sono loro infatti i primi a indurre nei propri figli e figlie gli stereotipi
  2. Durante gli anni di scuola creare festival scientifici, hackathon, concorsi,… in cui un driver di valutazione e vittoria è l’eterogeneità del team
  3. In azienda, identificare le caratteristiche di ogni ruolo aziendale tenendo conto delle specificità sia maschili che femminili, senza quindi innalzarne uno dei due come must.

Oggi fra i giovani la paura più grande è non riuscire a realizzarsi. Qual è il tuo consiglio? 

Bisognerebbe capire prima di tutto cosa intendono per “realizzarsi”, e soprattutto se essere realizzati è un “sentimento” interno oppure uno stato/condizionamento sociale. Il mio consiglio è comunque “be passionated”: se non ti appassioni in quello che fai a fatica troverai una realizzazione personale.

Cos’è il successo per te?

Io ho seguito il mio istinto, spesso anche contro il volere dei miei familiari: mi sono trasferita a Roma da Milano per lavoro (non si offendano i romani, ma per un milanese è come cambiare stato), ho scelto un percorso in una no-profit che si occupa di education (rispetto alla laurea in ingegneria non è un passo immediatamente logico), ma… ogni giorno mi appassiona! E sono contenta della mia forma mentis da ingegnere perché mi permette un approccio scientifico e fortemente orientato alla risoluzione del problema.

Grazie Valeria! 
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Le interviste de “Il mese delle STEM” le trovate qui.