Un caffè (con matematica e finanza) con Roberto Condulmari 9 mag 2014

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Sono 25 anni che lavoro nel settore finanziario. Prima come analista finanziario e poi come gestore di fondi hedge e fondi di investimento. In 25 anni molti degli aspetti “misteriosi” della finanza mi sono stati svelati e mi è apparso il retrobottega, immerso nei numeri.
Come la matematica, anche la finanza è un settore totalmente immerso nei numeri. Il settore elabora in continuazione grandi masse d’informazioni in forma prevalentemente numerica, che vengono misurate e interpretate da armate di: trader, intermediari, analisti, gestori, investment banker, banchieri, consulenti finanziari, risk manager, etc…

Dietro le apparenze, i vestiti grigi, le sale riunioni, gli inglesismi, il “nocciolo” della finanza è molto semplice e anche molto approssimativo: tutti gli addetti al settore – chi più chi meno – misurano ed interpretano variabili numeriche – “micro” o “macro”, “storiche” o “previsionali”.
Dal risultato di questo sforzo nascono stime – non certezze – che servono a prendere decisioni che possono a volte tradursi in spostamenti di enormi masse di denaro o in cambiamenti di valori aziendali di miliardi di euro. Basta cambiare una piccola “assunzione” in un modello di DCF ed ecco che cambiano i valori per miliardi! Come disse un mio ex collega: “the combination of precise formulas with imprecise assumptions can lead to almost any number”.

Che vuol dire? che la finanza è imprecisa e facilona. Chi pensa – io lo pensavo 25 anni fa ma mi sono da allora ricreduto (e anche abbastanza in fretta) – che la finanza premi la precisione di calcolo si sbaglia di grosso: il segreto consiste nella velocità ed efficacia del metodo interpretativo.
Per un’analista o gestore o trader esperto la direzione delle stime e la velocità nel comprendere come “il mercato” interpreterà a sua volta queste stime contano molto di più del calcolo esatto, che con il senno di poi interessa a pochissimi.
È il classico “back of the envelope” o “stima sulla carta di formaggio” che molto spesso aiuta i gestori più esperti, anche se loro non ve lo dicono perché ci tengono a non svelarvi la semplicità dei loro segreti.

Del resto, anche uno dei testi più illuminanti sulla matematica che mi sia capitato di leggere: “The Elephant in the Classroom” di Jo Boaler ci ricorda e dimostra come “estimating is the most useful mathematical activity”.  Il grande matematico intuisce e stima molto più che fare calcoli: ecco trovato un nesso importante tra un matematico e un gestore!

Non so quanti siano i matematici ma posso dirvi con certezza che i gestori e gli addetti alla finanza in generale sono tanti, tantissimi, molti di più di quanti ce ne fossero 25 anni fa e sicuramente molti di più di quanti strettamente necessari, incluso il sottoscritto… Infatti, un numero crescente comincia ad essere sostituito dalle macchine, che si muovono velocemente e sulla base di algoritmi interpretativi. Circa il 70 per cento dei volumi borsistici giornalieri a Wall Street è ormai generato dai computer (algorithmic trading).
Un altro effetto del sovraffollamento del settore, che ha portato ad una moltitudine di partecipanti – umani e non – in grado di influenzare i prezzi degli asset che si scambiano sui mercati finanziari è stata la crescente importanza della “finanza comportamentale”, ma questa è un’altra storia, meno “matematica”.