Una conversazione (con matematica) con Paolo Alemanni 31 mag 2014

Paolo Alemanni wind

Oggi prendiamo un caffè (con matematica) con Paolo Alemanni, che si presenta così:

“Lavoro all’estero con i numeri da quando ho finito l’università. Anche se sono 25 anni che lavoro, nessun giorno è un giorno senza decisioni fondate su numeri. Chi vi dice il contrario – ad esempio che l’esperienza negoziale vi consentirà scorciatoie – non vi aiuta. Il mio pane quotidiano lo guadagno indirizzando i miei clienti, investitori istituzionali come assicurazioni o fondi pensione, verso investimenti di lungo termine (private equity in infrastrutture). Tradotto in italiano, li aiuto a comprare, attraverso calcoli e valutazioni di rischio/rendimento, porti, autostrade, gasdotti e impianti di produzione elettrica da fonti rinnovabili. Poi, sempre attraverso analisi quantitative, verifico che l’andamento degli investimenti sia in linea con le attese dell’investitore. I numeri (o meglio, le analisi quantitative) sono la base delle mie decisioni, anche gestionali. Sono un analista che negozia e gestisce aziende o concessioni.”

La mia formazione (liceo scientifico e poi economia) ha aiutato la mia capacità logica, ma non mi piaceva, come a molti, lo studio dei tecnicismi matematici o statistici. Devo convenire che solo lavorando ho imparato a usare i numeri per un fine.  In un’azienda particolare, che ne è “l’accademia”, ho imparato a convincere gli altri che una cosa si potesse fare attraverso il metodo di analisi “issue-driven”.

Se potessi scrivere i programmi didattici del liceo, ripartirei proprio da Galileo e Newton: come posso dimostrare una cosa qualsiasi (tesi), che non è ovvia? Quali sono le ipotesi più rilevanti (issue) che se provate, risolvono il problema indicando una soluzione? Quali analisi quantitative validano o smentiscono la mia ipotesi principale? Questo processo intellettuale è una soddisfazione unica, specie se i tuoi interlocutori ne sanno apprezzare l’eleganza (pochi purtroppo) e tu lo sai comunicare (io no). Attenzione, però: senza supporto quantitativo, nessuna soluzione è logicamente provata (in senso comunque relativo, di approssimazione, nulla è definito, Heisenberg docet). Per questo, per spiegare qualsiasi cosa, ho imparato a raccogliere i dati per la mia analisi e a pulirli. Mi (quasi) diverte processarli informaticamente in un database o in un modello valutativo. Quando ho iniziato a lavorare, uscivano i primi PC; Excel non era ancora lo standard e usavamo Lotus (ironicamente chiamato “123”, ma non era facile!). Invidio chi, oggi, sa come spremere Excel al massimo.

Bisogna imparare a scegliere gli strumenti matematici e statistici corretti per collegare i dati tra loro. Io non ho mai eccelso nell’uso di funzioni matematiche o statistiche esoteriche, ma so capire come calcolare il valore economico dei risultati ottenuti (DCF/IRR) per dargli priorità ed efficacia. Bisogna anche imparare a capire se qualcosa non torna: è importante quanto il resto.

Consiglio a tutti di avvicinarsi ai misteri della Partita Doppia, inventata in Italia nel quattrocento e tuttora lo spartito matematico su cui si scrive l’economia. Mi ha salvato nel bug-fixing di decine di modelli valutativi anglosassoni, dove tutto è cash-flow. Stock/patrimonio, non solo flusso! Per capire tutto questo sopra andate a vedere questo: (http://it.wikipedia.org/wiki/Teorema_di_Modigliani-Miller) e provate ad immaginare a cosa serva. Dal 1958, l’economia moderna parte da qui.

Grazie Paolo!