Covid 19 – Cosa pensano gli studenti della scuola online?

3 giu 2020

covid 19 e scuola online

Covid 19. Cosa pensano gli studenti della scuola online, in questo periodo di quarantena forzata, con scuole chiuse e strumenti tecnologici tutti da sperimentare in una didattica ancora legata alla tradizione?

Ci troviamo in un periodo storico molto difficile nel quale tutto il mondo come lo ricordiamo sta cambiando: le nostre vite sono mutate drasticamente così come le nostre attività quotidiane. Nei giornali e in televisione ascoltiamo e leggiamo in prevalenza degli effetti che il virus sta avendo sulla nostra società (in particolare, sul sistema sanitario e sull’economia “reale”). Nonostante tutte queste informazioni siano ovviamente importantissime, ho trovato che non si discute abbastanza della scuola e che, ancora una volta, l’opinione dei diretti interessati (studenti e insegnanti) non sia stata presa in considerazione

e-Student-Volution

Da questa premessa è nata l’idea di e-Student-Volution, cioè un incontro di studenti e tra studenti provenienti da diversi paesi che si sono scambiati la loro esperienza di scuola ai tempi del Covid19 e hanno condiviso idee per migliorarne contenuti e fruizione. 

Sabato 9 maggio scorso, attraverso la piattaforma Google Meet, abbiamo organizzato un incontro con quindici studenti provenienti da molti Paesi tra i quali: Stati Uniti, Italia, Regno Unito, Cile, Russia, Cina, Germania, Svizzera, Australia e Ucraina.

Abbiamo tutti concordato che le lezioni che funzionano meglio sono quelle che danno l’impressione di un contatto umano, quindi Google Meet, Zoom, Skype durante le quali possiamo interagire con i nostri insegnanti e al tempo stesso avere visibitlià sui nostri compagni di classe. Tutti però hanno potuto apprezzare quanto effettivamente la permanenza prolungata davanti al computer possa essere dannosa per la nostra salute, la nostra concentrazione, la nostra postura.  

Scuola online: situazione e conseguenze

Tutti abbiamo notato quanto sia lontana dalla “normalità” la fruizione esclusiva di contenuti educativi attraverso una piattaforma digitale: siamo con le nostre famiglie e non in un ambiente che ti spinge a studiare e concentrarci; le case nascondono molteplici fonti di distrazione: i fratelli, i nostri telefoni che non possono essere sotto il controllo dei nostri professori, social media e molto altro. 

E’ risultata unanime la percezione di una crisi che nonostante sia in grado di colpire tutti indiscriminatamente possa avere implicazioni profondamente antidemocratiche: non tutti hanno la possibilità di separare gli spazi domestici nei quali studiano e/o dormono. Pensiamo che questi fattori debbano essere presi in considerazione dai docenti quando preparano le lezioni e assegnano i compiti. 

Abbiamo avuto testimonianze di studenti del Cile, Russia e Italia che hanno rivelato che il livello di progresso tecnologico costituisce un problema: la connessione spesso non funziona bene, non tutti gli insegnanti sono preparati e sanno utilizzare un computer e non tutti gli studenti hanno gli strumenti per seguire le lezioni online. 

Eravamo tutti d’accordo con Elvira, una studentessa di una scuola privata di Bologna, quando ha detto che ogni materia andrebbe trattata con un approccio diversificato e “strumentale” rispetto all’esame finale. Ad esempio, le lingue necessitano maggiore esercitazione orale rispetto alle materie scientifiche, quindi le lezioni dovrebbero essere preparate in base quello che richiede la materia specifica.  

Quando abbiamo parlato del benessere mentale e in che modo le scuole lo stanno gestendo in questo periodo difficile, abbiamo avuto la testimonianza di esperienze discordanti: gli studenti che frequentano la Felsted School, Regno Unito, erano positivamente impressionati dall’impegno che la scuola ha dimostrato a riguardo. Ad esempio, questa scuola ha creato un sito accessibile a tutti gli studenti che ha corsi e idee di attività da fare durante il periodo di quarantena e molto altro. Gli studenti russi, cileni e italiani hanno invece denunciato la mancanza di considerazione delle loro scuole nei riguardi di questo argomento così centrale. 

Suggerimenti per le scuole

Quando invece abbiamo provato a proporre alcuni suggerimenti da dare alle nostre scuole o istituzioni per migliorare il metodo delle lezioni, Arina dalla Russia ha detto: “Fermate la scuola online e fateci tornare!”. 

Altri hanno voluto dare suggerimenti più articolati come, ad esempio, aumentare la quantità di collegamenti telefonici con i professori e i compagni; dare agli studenti una sorta di routine da seguire per avere giornate più organizzate; abbreviare la lunghezza della giornata scolastica oppure dare più tempo agli studenti per completare ed inviare i compiti; rendere le lezioni più “personali” e interessanti e provare a dare compiti che possono essere fatti anche senza l’uso della tecnologia. 

Una ragazza cinese ci ha detto che la sua scuola organizza delle sessioni di “catch-up” con i professori nelle quali i ragazzi dicono come sono andate le lezioni, cosa potrebbe migliorare e che cosa invece è andato bene. In queste sessioni inoltre si rivisitano gli argomenti che hanno creato problemi per la maggior parte della classe. 

Gli studenti italiani hanno manifestato la loro preoccupazione per gli esami di maturità in quanto il governo non ha disposto delle direttive chiare su come verranno svolti gli esami, il che ha creato un disagio per i diretti interessati in quanto non sanno come verranno testati e quindi nemmeno come prepararsi. 

Per concludere, il consiglio che ci sentiamo di dare è che la maggiore comunicazione tra i professori e gli studenti e tra gli insegnanti e lo staff è chiave per una esperienza educativa migliore non solo per gli studenti, ma anche per i professori. 

Vorrei ringraziare tutte le persone che hanno preso parte al seminario e tutti coloro che mi hanno aiutato a prepararlo. 

Spero che questo possa essere di aiuto. 

Angelica Agostini, Felsted School, UK 

 

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