Italo Calvino: vita e opere

Scopri la vita e le opere di Italo Calvino, uno dei maggiori narratori italiani del Novecento che spazia dal Neorealismo de Il sentiero dei nidi di ragno al fantastico-fiabesco di Marcovaldo, Le città invisibili e Se una notte d'inverno un viaggiatore.

Appunti

La produzione di Calvino si articola in più fasi: dal Neorealismo delle prime opere alla letteratura fantastica de Il barone rampante allo sperimentalismo dei romanzi più famosi. 

Italo Calvino nasce a Cuba nel 1923 da genitori italiani, che, due anni dopo, tornano in Italia, a Sanremo, terra d'origine del padre.

Spirito anarchico e libertario, partecipa alla guerra partigiana e aderisce al Partito Comunista Italiano non per convinzione ideologica, ma perché crede nella necessità di difendere i diritti umani e la libertà, ma lo abbandona, deluso, nel 1957.

Viaggia molto, ma nel 1985 muore improvvisamente per un ictus in Toscana, mentre stava lavorando alle Lezioni Americane, un ciclo di conferenze che avrebbe dovuto tenere ad Harvard sulle caratteristiche della letteratura del nuovo secolo, che usciranno come opera postuma.

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Nella prima fase della produzione di Calvino prevale l'impegno politico, come dimostra il romanzo Il sentiero dei nidi di ragno, in cui racconta la sua esperienza di partigiano, avvicinandosi così alla corrente neorealista.

La componente fiabesco-fantastica diventa centrale nelle opere successive, dalla trilogia I nostri antenati, costituita dai romanzi Il visconte dimezzato, Il barone rampante e Il cavaliere inesistente ai racconti di Marcovaldo

Ne Le città invisibili si manifesta la tecnica combinatoria di Calvino: la scrittura supera la realtà e può creare mondi che, come le città immaginarie, esistono solo nelle parole di Marco Polo all'imperatore Kublai Kan. La metatestualità è ancora più marcata nel romanzo Se una notte d'inverno un viaggiatore in cui Calvino riflette sui meccanismi narrativi e sul rapporto scrittore-lettore.

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La trilogia I nostri antenati

Pubblicato per la prima volta nel 1960, I nostri antenati è un’opera che raccoglie al suo interno tre romanzi, precedentemente dati alle stampe singolarmente. La volontà dell’autore di accorparli in un’edizione unica, e di interpretarli come legati tra loro, nasce dalle numerose analogie che li accomunano.

Si tratta infatti di tre romanzi inverosimili ambientati in epoche storiche a noi lontane, nati dalla sete di fantastico e avventuroso insita nell’autore. Ciascun personaggio, attraverso storie bislacche e inverosimili, ci fornisce una lettura dell’uomo moderno e delle incessanti domande che lo stesso Calvino si pone in merito al concetto di identità. Questo tema, a seguito delle scoperte freudiane, ricorrerà per l’intero Novecento, instillando nell’uomo il desiderio di esplorare la sua psiche. 

Nei tre romanzi Calvino procede per immagini. La fantasia è lo strumento che l’autore predilige per veicolare al lettore una morale, nota come la teoria del giusto mezzo, insegnata attraverso storie favoleggianti. 

Per lo scrittore, i dissidi che attanagliano l’animo dei protagonisti sono lo specchio dei propri: ricerca di equilibrio, capacità di osservazione e analisi della realtà, studio dell’identità umana sono dunque i temi chiave da ricercare nei singoli romanzi.

Il visconte dimezzato

Nel caso del romanzo Il visconte dimezzato (1952), ci troviamo di fronte a un uomo dimezzato da una cannonata. A questa prima divisione fisica, ne segue tuttavia una di carattere etico. Il visconte è infatti diviso in una metà buona e in una malvagia, incapaci di vivere in autonomia. Fuor di metafora, il visconte dimezzato è un uomo che non riesce a trovare la sua unità e il suo equilibrio; come lo stesso Calvino, diviso tra fede politica e amore per la scrittura leggera e fiabesca. 

Il barone rampante

Video youtube

Una cornice sette-ottocentesca fa da sfondo a Il barone rampante (1957). Il protagonista dell’opera è un ragazzo nobile che, a seguito di un litigio con i genitori, decide di allontanarsi dalle dinamiche strettamente terrene, andando a vivere sugli alberi. Questo cambio di prospettiva, e relativo distacco, lo arricchisce. Il suo punto di vista è lo stesso condiviso da Calvino: assumere una visione panoramica, priva di coinvolgimento, è spesso la giusta soluzione per comprendere gli eventi, senza che siano loro a fagocitarci. L’autore vive in questa eterna condizione di osservatore esterno della realtà.

Guarda il video e ascolta la versione integrale del Barone rampante letta dall'attore e cantante Peppe Servillo.

Il cavaliere inesistente

Il cavaliere inesistente (1959) racconta una storia epica ambientata all’epoca di Carlo Magno. Il  protagonista è essenzialmente una corazza, un’armatura, conosciuto soltanto per essere il cavaliere più fedele all’imperatore. Dimostrato che il suo ruolo gli è stato attribuito per un’impresa non vera, la sua identità svanisce. Essendo sempre vissuto per l’apparenza, il suo “io” è pura inconsistenza. Per Calvino dunque il titolo, il ruolo che ci contraddistingue nel sociale non può caratterizzare l’intera vita umana.  

Nel brano emerge la figura di Rambaldo, un giovane arruolatosi nell’esercito di Carlo Magno al solo scopo di vendicare la morte di suo padre. Il concetto di fedeltà alla patria e all’imperatore non gli appartiene; è stata la sua vicenda personale a condurlo alla scelta di combattere. All’umanità e all’emotività del giovane si contrappone la rigidezza e l’insensibilità di Agilulfo. Leggi il testo che segue per riconoscere questa antitesi.

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Marcovaldo e i funghi in città

Marcovaldo ovvero le stagioni in città (1963) è una raccolta di venti racconti che hanno per protagonista il manovale Marcovaldo, che vive in una grande città con la sua famiglia composta dalla moglie e dai sei figli.

Marcovaldo, personaggio ingenuo e buffo, si dimostra del tutto incapace di adattarsi alla vita cittadina. Per lui vivere in una città industriale rappresenta una costrizione. Trapiantato nella società consumistica, conseguenza diretta del boom economico, si sente totalmente a disagio. 

I racconti che compongono la raccolta sono al limite dell’utopia. Attraverso l’esagerazione Calvino vuole testimoniare il disadattamento umano nella fase di urbanizzazione degli anni Sessanta. Per il cittadino i ricordi della natura e del bosco sono ormai lontani e offuscati, ecco perché, in cerca di legna da ardere, Marcovaldo e la sua famiglia scambiano dei cartelloni pubblicitari per degli alberi.

L’ingenuità del protagonista si evince però già dalla lettura del primo racconto, Funghi in città, associato alla stagione della primavera, che trovi nella scheda.

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Mappa di Calvino da stampare

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