Sigmund Freud

Con Freud la psicologia e la cultura europea entrano in una nuova stagione intellettuale. Ne Il disagio della civiltà (1929) Freud mostra come la sua creazione non sia solo una forma di psicoterapia, ma anche un'ermeneutica della realtà storico sociale in cui viviamo. Freud è convinto che le molteplici sofferenze degli europei siano dovute principalmente al fatto che essi hanno barattato un po’ di felicità in cambio di un po’ di sicurezza; allusione alla frustrante repressione delle pulsioni a cui è sottoposto l’uomo civilizzato.

Appunti

Freud nasce in Austria nel 1856 da genitori ebrei. Successivamente la famiglia si trasferisce a Vienna dove Freud intraprende con successo gli studi di medicina fino a conseguire la libera docenza in neurologia. A cavallo del secolo, il giovane medico si mette in luce per una brillante quanto innovativa teoria sull’isteria, individuandone le cause non in una ragione organica, bensì psicologica, approfondendo contemporaneamente il metodo dell’ipnosi che, però, successivamente abbandonerà quando elaborerà la propria teoria psicologica chiamata psicanalisi. Grazie a innovative metodologie di indagine e ardite ipotesi teoriche (inconscio, pulsioni e complesso di Edipo, su tutte) Freud diventa uno dei medici e degli intellettuali più influenti del ‘900. Nel 1923 gli viene diagnosticato un tumore alla mascella che lo condiziona per il resto della sua vita, che termina con la morte a Londra nel 1939.

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Mappa mentale su Sigmund Freud

Nella sua indagine sull’inconscio, Freud è fortemente debitore delle filosofie di Platone (e di tutta la cultura greca arcaica e mitologica in generale), Schopenhauer, Nietzsche, nonché del suo brillantissimo collaboratore e amico Carl Gustav Jung. Durante la sua ricerca Freud perviene alla descrizione della mente come di una realtà non unitaria, bensì frammentata, che descrive dapprima con la metafora delle tre “regioni”, o prima topica (Inconscio, Preconscio e Conscio) e successivamente finalizza nella metafora delle tre “istanze”, o seconda topica: Es, Io e Super-Io.

Nel 1900 Freud dà alle stampe uno dei libri più straordinari del secolo, destinato a impressionare e stimolare non soltanto la comunità, ma anche il sentimento comune: L’interpretazione dei sogni. Da questo momento in poi, infatti, non è più possibile assumere un atteggiamento inconsapevole e ingenuo di fronte a fatti quotidiani, eppure misteriosi, quali i sogni, i lapsus e i cosiddetti atti mancati. È la nascita di una nuova disciplina, destinata a dividere le opinioni di specialisti e profani: la psicanalisi o psicologia del profondo.

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Il tema della duplicità umana

L'immagine è un frame del video La coscienza di Kronk tratto da Le follie dell'imperatore.

La concezione bipartita di amore e morte è esposta da Freud in Al di là del principio di piacere (1920). Nell’opera citata lo psicanalista affronta il tema della duplicità umana e del dualismo insito in ogni uomo tra pulsioni di vita e pulsioni di morte:

  • se da un lato l’uomo risponde a un principio vitale, dinamico, rappresentato dall’eros, indispensabile per il raggiungimento di una soddisfazione individuale;
  • dall’altro risente anche di un principio di morte, statico, da Freud stesso definito thanatos determinato dalle imposizioni sociali, che si traduce in atteggiamenti aggressivi verso il mondo o in tendenze autodistruttive. 

Il ragionamento di Freud parte dalla considerazione che ogni uomo desideri per se stesso la felicità, che spesso si traduce nel soddisfacimento di impulsi di natura sessuale. Tuttavia, i limiti imposti dalla società spesso gli impediscono di raggiungere la meta. L’uomo si trova in questo modo imbrigliato da regole che cercano di indirizzare le sue pulsioni libidiche e dalla condivisione di valori quali monogamia e fedeltà.

Questa teoria sarà maggiormente strutturata nell’opera L’Io e l’Es del 1923 in cui, in modo più chiaro, si dipingerà l’Io come un regolatore capace di rimandare il soddisfacimento dei desideri del singolo sulla base dei rapporti che costui intesse nella società.

L'Io freudiano

Video youtube

Analogamente alla maschera di Arlecchino che, nella commedia di Goldoni, è servitore di due padroni, l’Io freudiano non è da meno, anzi, si scopre servitore addirittura di tre padroni: Es, Io e mondo reale, nel tentativo sempre difficile di trovare un equilibrio (provvisorio e instabile) tra le istanze sollecitate da questi esigentissimi padroni i quali, neanche a farlo apposta, quasi mai vanno d’accordo. Il povero Io è pertanto sempre in preda di frustrazioni e pericoli, mentre ricorda con rimpianto il principio di piacere ormai da tempo soppiantato dal più coriaceo principio di ragione.

Anna, la figlia di Freud

Freud ha sei figli dalla moglie Martha Bernays. Tra tutti, la più famosa è senz’altro Anna la quale, durante i 16 anni della malattia del padre, è sempre presente per accudirlo.

Questa devozione nei confronti del padre nasce anni prima, quando, a causa di disturbi nevrotici, Anna comincia una terapia con Sigmund durata ben 4 anni, divenendo a tutti gli effetti una sua paziente.

Donna pragmatica, non ama sviscerare teorie che possano risultare sterili, in quanto fini a se stesse. Crede fermamente che la psicanalisi possa rappresentare uno strumento di utilità pratica, non soltanto per gli adulti, ma anche per i bambini. 

Se il padre aveva rivolto il suo principale interesse e studio all’Es, la figlia approfondisce la tematica dell’Io, nell’opera L’io e i meccanismi di difesa, in cui riprende alcuni concetti già citati dal primo, esplicitando come l’adozione di tali meccanismi di difesa sia naturale e comune in tutti gli esseri viventi. 

Anna riconosce una stretta comunicazione tra psicanalisi e pedagogia, attribuendo alla prima il compito di riequilibrare le condizioni psicologiche di bambini che hanno subito traumi durante il loro percorso di crescita. È la prima ad avvalersi della ludoterapia, riconoscendo al gioco un’importanza fondamentale. 

Con il tempo Anna diventa una brillante psicanalista specializzata nei disturbi infantili e, diversamente dalla figura di psicanalista distaccato e autorevole che si era ritagliato il padre, riesce a mostrarsi profondamente empatica e cordiale con i suoi pazienti, adottando il linguaggio di questi ultimi: quello infantile.

Frase celebre di Sigmund Freud

"In fondo Dio non è altro che un padre potenziato".

(Totem e tabù, 1913)

Mappa di Freud da stampare

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