Martin Heidegger

Heidegger è uno dei filosofi maggiori del '900, soprattutto grazie al suo capolavoro incompiuto del 1927, Essere e tempo, che diviene punto di riferimento per la cultura europea. L’opera di Heidegger è stata capace di contribuire alla nascita di quelle filosofie che la storiografia ama riunire nel concetto di Esistenzialismi. Tuttavia, né Heidegger né Sartre accettarono mai che la loro filosofia fosse racchiusa in tale etichetta, rivendicando la loro autonomia e indipendenza da tali correnti di pensiero.

Appunti

Martin Heidegger nasce in Germania nel 1889.

Nel 1915 consegue la libera docenza in filosofia presso l’Università di Friburgo. L’anno successivo diviene allievo di Edmund Husserl, padre della fenomenologia, il quale lo aiuterà a entrare nell’Università di Marburgo. Quando però nel 1927 Heidegger pubblica Essere e tempo (con la dedica all’amico e maestro) il sodalizio si rompe per sempre. Nel 1933 aderisce al partito nazista e diventa rettore dell’Università di Friburgo, carica che lascia però già l’anno successivo. Dopo la fine della guerra, Heidegger viene sospeso dall’insegnamento per alcuni anni, prima di poter riprendere il lavoro. Senza aver mai chiarificato o preso le distanze dalla sua adesione iniziale al Nazismo, Heidegger muore in Germania nel 1976.

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All’interno di Essere e tempo, Heidegger conduce una ricerca sul senso dell’Essere e per poter far ciò inizia analizzando l’unico animale che è in grado di porsi questa domanda di senso, cioè l’uomo stesso. Ecco da dove trae origine il fraintendimento che spesso pretenderebbe di collocare il filosofo nella schiera dei cosiddetti filosofi esistenzialisti.

Vero è, tuttavia, che anche se non costituisce il fine dell’opera, l’analisi dell’esistenza umana condotta in quelle pagine rappresenta una delle indagini più interessanti di tutto il secolo per quanto riguarda il mistero, la struttura e il funzionamento dell’esistenza umana.

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Essere e tempo: un capolavoro incompiuto

Come già Spinoza per il Trattato teologico-politico (1670) e Marx per Il capitale (1867) anche Heidegger lascia incompiuto il suo capolavoro Essere e tempo (1927). Nel suo caso si tratta di un problema di linguaggio nel senso che, a detta del filosofo, la filosofia occidentale, in particolare da Platone in poi, aveva colpevolmente cessato di porsi il problema del senso dell’essere e l’aveva sistematicamente frainteso e reso impossibile da affrontare, per via della sua terminologia impregnata di una metafisica che riduceva l’essere a un semplice ente.

Il cosiddetto “secondo Heidegger”

A partire dal 1937, solitamente si considera l’inizio della seconda fase del pensiero di Heidegger, nella quale è sempre al centro la problematica del senso dell’essere, ma cambia radicalmente l’approccio. Non si tratta più, infatti, di un’indagine rigorosa e razionale come quella condotta nel 1927, bensì di un’analisi che si impernia sul linguaggio della poesia che sarebbe l’unico, secondo il filosofo, capace di disvelare il senso dell’essere.

Frase celebre di Martin Heidegger

"L’angoscia è la disposizione fondamentale che ci mette di fronte al nulla"

(Kant e il problema della metafisica, 1929)

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