L’imperfezione

Il concetto di imperfetto dallo stile di Tacito ai filtri da fotoritocco, passando per l'Espressionismo, le opere di Gozzano e Virginia Woolf, la politica di Churchill e il metodo scientifico di Rita Levi Montalcini.

Perché il concetto di imperfezione racchiude in sé una valenza negativa? “Imperfetto” può essere anche sinonimo di originale, atipico, fuori da determinati dettami, può assumere il significato di unico e diventare un punto di forza.

Appunti

Da sempre il termine “imperfezione” è definito rispetto a un canone, a una norma. L’attributo “imperfetto”, di conseguenza, è associato a qualcosa che, proprio rispetto a tale canone o norma, possiede troppo o troppo poco. Si definisce “imperfetta”, parziale, una condizione di partenza, uno scopo non ancora raggiunto, un progetto con ampio margine di miglioramento.

Questo percorso interdisciplinare si propone di scardinare tale convinzione, riconoscendo una ricchezza in quella che, finora, è parsa come una mancanza. Preparati per un viaggio attraverso la rivalutazione e la conseguente accettazione dell’imperfezione.

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Argomenti da ripassare per il percorso interdisciplinare sull'imperfezione

Per seguire al meglio il percorso interdisciplinare sul concetto di imperfezione, puoi ripassare:

Imperfezione stilistica. Le scelte formali di Tacito

Imperfezione stilistica. Le scelte formali di Tacito

Imperfezione come espressione artistica - Henri Matisse

Nei primi decenni del Novecento, le Avanguardie storiche portano a un annientamento del concetto di perfezione passata. Siamo di fronte a una reale trasvalutazione dei canoni estetici: il brutto e l’antiestetico entrano nella storia dell’arte. 

Con la scoperta della fotografia come grande rivale, è venuto il momento per la pittura di interrogarsi sulla propria legittimità e sulla funzione che deve svolgere: può realmente continuare a imitare la natura, restando fedele al reale? Per innescare una vera competizione con le invenzioni e le scoperte dell’epoca, le arti in generale, e la pittura nello specifico, avrebbero avuto un futuro soltanto se fossero venute meno all’obbligo della realtà, accettando di abbracciare e creare nuovi linguaggi alternativi. 

Questo è il pensiero degli Espressionisti e del loro capostipite sul versante francese Henri Matisse. Il tutto viene espresso ne La donna con il cappello (1905), primo ritratto da cui è possibile evincere anche aspetti del carattere e dell’interiorità del soggetto, in questo caso, la moglie del pittore. 

“Ciò che mi interessa di più non è né la natura morta, né il paesaggio, è la figura. È questa che mi permette meglio di esprimere il sentimento, quasi religioso, che ho della vita. Non mi interessa dettagliare i tratti del viso, riproducendo la loro esattezza anatomica. [...] Un’opera deve portare in se stessa tutto il suo significato e imporlo allo spettatore ancor prima che questi ne conosca il soggetto. Quando vedo gli affreschi di Giotto a Padova non mi interessa sapere quale sia la scena della vita di Cristo che ho davanti, ma subito capisco il sentimento che emana, perché è nelle linee, nella composizione, nel colore e il titolo non servirà a confermare la mia impressione.”

Matisse non si presenta al pubblico come un perfetto ritrattista, data la presenza di scorrettezze formali nei suoi dipinti. Il suo scopo consiste nel porre l’accento sul mondo interiore dei propri soggetti. Siamo inoltre di fronte a una scienza autonoma del colore: secondo la corrente espressionista la visione di un’opera deve comunicare empatia nello spettatore. Al canone della perfezione estetica si sostituisce il valore della comunicatività.

Imperfezione come espressione dell’autentico - Guido Gozzano

Imperfezione come espressione dell’autentico - Guido Gozzano

Imperfezione come libertà dal totalitarismo sovietico - Winston Churchill

British Government, Public domain, via Wikimedia Commons

Da un punto di vista prettamente storico-governativo, a partire dal XX secolo, la sfrenata ricerca della perfezione, intesa come dominio delle masse, viene perseguita come obiettivo primario da ciascun regime totalitario

La storia contemporanea ha posto l’uomo di fronte all’esplosione del male, come difficilmente era stato sperimentato in epoca passata. Nel secolo in cui il progresso scientifico e tecnologico permette all’uomo di raggiungere confini inesplorati, il male, contro ogni aspettativa, irrompe nella vita di quest’ultimo.

“Nel suo discorso introduttivo il Dottor Buchard, il Preside della Facoltà, ha parlato di un’imminente abilità scientifica di controllare i pensieri dell’uomo con precisione. Sarò molto contento se il mio compito su questa terra sarà esaurito prima che ciò accada.”

È con questa premessa che Winston Churchill apre il suo discorso al MIT il 31 marzo 1949. Ormai ex Primo Ministro britannico, con il suo discorso Churchill ripercorre gli ultimi 50 anni di storia globale, facendosi portavoce di un’Europa ideologicamente e culturalmente differente dall’Unione Sovietica.

Siamo agli albori della Guerra Fredda: in Unione Sovietica vige un regime totalitario caratterizzato dal tentativo maniacale di controllare capillarmente la società, imponendo fedeltà al partito unico. La libertà del singolo è annientata, le opposizioni sono represse. Questa è per l’URSS l’unica via per costituire una società pura sotto ogni punto di vista: agli occhi del regime sovietico la perfezione è individuata nell’assenza di libertà e concessioni al singolo cittadino. 

Questa la risposta di Churchill: “Gli esseri umani e le società non sono strutture costruite o macchine contraffatte. Sono piante che crescono e devono essere considerate tali. La vita è un test e questo mondo un posto di prova. L’essenza umana non deve essere ridotta a standard: vivere, crescere, sbocciare e morire. Non tutto è riconducibile a ciò.”

L'accettazione di una vita imperfetta - Virginia Woolf

L'accettazione di una vita imperfetta - Virginia Woolf

Imperfezione come materia dello studio scientifico - Rita Levi Montalcini

Imperfezione come materia dello studio scientifico - Rita Levi Montalcini

Imperfezione online: insicurezza da foto profilo

Immagine tratta dal videoclip Carl Brave - Posso ft. Max Gazzè

Vi siete mai chiesti come e quando sono nati i filtri che quotidianamente usiamo sui nostri social media? Secondo una ricostruzione del MIT Technology Review tutto nasce in Giappone, dall’ossessione per i caratteri buffi e graziosi, tipici dei personaggi dei manga. 

Nei primi anni Duemila, l’introduzione della telecamera frontale inaugura l’era dei selfie. Sono poi gli stessi social media a dotarsi di filtri che permettono agli utenti veri e propri travestimenti: la possibilità di assumere le sembianze di animali, di cartoni animati o di subire vere e proprie trasformazioni a seconda di specifiche ricorrenze e festività. Tuttavia questi camuffamenti diventano sempre più strumenti di abbellimento: filtri da fotoritocco che permettono di rimpicciolirsi parti del volto, evidenziare gli zigomi e le labbra, modificare il colore della pelle e degli occhi.

Il filtro rappresenta l’occasione alla portata di tutti per vedere come potremmo apparire senza quella data imperfezione che ci ha sempre messo a disagio. Attraverso l’intelligenza artificiale possiamo sbarazzarci di difetti fisici, difficilmente eliminabili senza l’intervento chirurgico. 

Ad oggi il 22% degli adulti e il 40% dei teenager dichiara che le immagini sui social media condizionano il modo in cui percepiscono il loro aspetto. Si insinua così una correlazione tra la continua modifica virtuale del proprio corpo e un senso di insicurezza e inadeguatezza, soprattutto nei più giovani. 

Riconosciuto il problema, come si stanno muovendo ora i principali social media? Quali campagne stanno avviando, anche grazie alla collaborazione di influencer e content creator per ridurre la gravità del danno? Per saperne di più, goditi la visione della newsletter gratuita di Will Media. Iscriviti dal loro sito: Will Media.

Consiglio di visione: Little Miss Sunshine

Video youtube

La pellicola ruota attorno alla piccola Olive, la protagonista, e alla sua grande aspirazione a divenire una reginetta di bellezza. Agli occhi dello spettatore questo sogno sembra tuttavia ostacolato della sua stessa forma e struttura fisica, lontane dalle misure richieste dal concorso di piccola Miss California.

La piccola vive assieme alla sua rocambolesca famiglia: genitori, fratello, nonno e zio, ciascuno assetato di un desiderio di rivalsa e di giustizia non ancora ottenuto, che soffrono del contrasto tra la dura realtà e le loro precedenti speranze. Tutti i membri della famiglia sono presentati come perdenti e la paura del fallimento che incarnano è il reale motore che li spinge, ciascuno secondo differenti motivazioni, ad appoggiare Olive e la sua irreale aspirazione. 

In questa cornice caotica l’unica che tuttavia sembra non accorgersi delle poche probabilità che possiede di realizzare i propri sogni è proprio la più piccola. Olive non crede che non entrare nel costume di scena possa compromettere la sua vittoria, che la sua goffaggine rispetto all’eleganza delle altre concorrenti sia motivo di vergogna. La sua sicurezza e il suo entusiasmo non sono dunque scalfiti dal malato mondo delle baby modelle.

Consiglio di lettura: Fat Shame, lo stigma del corpo grasso

Primo libro sulla grassofobia a uscire in Italia, Fat shame, lo stigma del corpo grasso (2020) ripercorre l’evoluzione storica che il concetto di “grasso” ha avuto nella società, da tempi immemori. Si tratta di un libro scomodo che porta alla luce i motivi per cui i normopesi provino paura e trovino respingenti le persone grasse. 

L’autrice, una professoressa universitaria, mostra attraverso i suoi studi come il corpo grasso sia per molti legato al concetto di inciviltà, contrapposto al controllo dei corpi magri. L’obesità tuttavia non è sempre il risultato di uno stile di vita poco sano e la discriminazione dei grassi, da un punto di vista storico, viene persino prima degli studi medici relativi alla salute. 

La risposta a questo atteggiamento? La body positivity, intesa come rispetto e accettazione a livello sociale di ogni tipologia di corpo. A dimostrarsi imperfetto in questo caso non è l’estetica di determinati corpi, ma l’atteggiamento con cui la società si pone nei confronti di chi non rispecchia stabiliti canoni di perfezione.

Continua la ricerca sul concetto di imperfezione

Ora è il tuo momento: sulla base degli argomenti trattati in classe, ma anche delle tue passioni e dei tuoi interessi, puoi approfondire ulteriormente il percorso sul concetto di imperfezione. Se vuoi, puoi farlo anche come lavoro di gruppo.

La  volontà di rappresentare impietosamente la società, senza censure e abbellimenti, è uno dei tratti che contraddistingue la poetica verista. Riusciresti a fare un esempio?

Da un punto di vista puramente estetico i canoni di bellezza nel mondo della moda, del cinema e della fotografia hanno subito un’evoluzione nel tempo. Ripercorrine le principali tappe. Storia dell’arte è la tua materia preferita? Attua la stessa ricerca anche in chiave artistica e leggi Storia della bellezza di Umberto Eco.

Amante della cultura giapponese? Approfondisci la tecnica del wabi-sabi, una visione del mondo fondata sull’accettazione dell’imperfezione. Stupisci i tuoi familiari cimentandoti nell’arte del kintsugi: una pratica per riparare gli oggetti rotti di ceramica.

Ti piacciono le canzoni d’autore? Conosci il significato che sta dietro a La donna cannone di De Gregori? 

In fissa con l’arte contemporanea? Hai mai visto la Nana di Niki de Saint Phalle? Visita il Giardino dei tarocchi, in Toscana, e scopri come l’imperfezione possa essere anche sinonimo di sensualità.