Poesia religiosa, Scuola Siciliana, Stilnovo, sono solo alcune delle correnti poetiche che si sviluppano in Italia tra Duecento e Trecento. Scopri di più sulle origini della letteratura italiana.

Letteratura in Italia

Tra Duecento e Trecento in Italia si sviluppano diverse correnti poetiche in volgare, mentre la prosa scopre la novella oltre ai libri di viaggio e ai trattati sulle città.

A seconda dell'area geografica, la poesia assume in Italia tra Duecento e Trecento forme e funzioni diverse: c'è la poesia religiosa in Umbria, quella d'amore in Sicilia alla corte di Federico II da cui deriva anche la poesia siculo-toscana, c'è lo Stilnovo di Guinizzelli, Dante e Cavalcanti e la poesia comico-realistica di Angiolieri.

E il volgare comincia a essere usato anche nella prosa, per novelle e libri di viaggi.

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Mappa mentale della letteratura italiana tra Duecento e Trecento

Nella mappa mentale trovi le diverse correnti poetiche che si affermano in Italia nel Duecento: 

  • la poesia religiosa si sviluppa in Umbria e ha in Francesco d'Assisi uno dei principali rappresentati: il suo Cantico delle Creature è l'esempio più antico di lauda;
  • la Scuola Siciliana nasce alla corte di Federico II sul modello della lirica provenzale: l'autore più importante è Jacopo da Lentini, inventore del sonetto;
  • la poesia siculo-toscana prosegue sulla scia della Scuola Siciliana, ma utilizzando il volgare toscano e ha in Guittone d'Arezzo il suo maggior esponente.
  • lo Stilnovo nasce a Bologna con Guido Guinizzelli, ma si diffonde a Firenze con Dante Alighieri e Guido Cavalcanti: celebra la gentilezza come nobiltà d'animo e la donna come figura angelica.
  • la poesia comica e realistica si afferma in Toscana e ha come principale rappresentante Cecco Angiolieri.

 

Il volgare viene usato anche nella prosa, in diversi generi:

  • la novella, che troverà nel Decameron di Boccaccio la sua massima espressione;
  • i libri di viaggio, come Il Milione di Marco Polo.

 

Non mancano però le opere in latino, come il trattato sulla città di Milano scritto da Bonvesin de la Riva.

Dolce Stil novo

Il "dolce stil novo"prende il nome da alcuni versi del XXIV canto del Purgatorio di Dante.

Qui Dante immagina di incontrare tra i golosi il poeta Bonagiunta Orbicciani, esponente del vecchio gusto poetico, che gli chiede se è lui l'iniziatore del nuovo modo di fare poesia. Dante risponde che quello che scrive è dettato dall'amore e Bonagiunta dice di aver capito allora la differenza tra la Scuola Siciliana di Jacopo da Lentini e la poesia siculo-toscana di Guittone d’Arezzo e il "dolce stil novo ch’i’ odo".

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L'iniziatore dello Stilnovo fu in realtà il bolognese Guido Guinizzelli e la principale novità rispetto alla poesia precedente riguarda non tanto i temi quanto lo stile, caratterizzato da una dolcezza di suoni ottenuta attraverso un'accurata scelta dei vocaboli.

Io voglio del ver la mia donna laudare di Guido Guinizzelli

Nella scheda trovi un famosissimo sonetto di Guido Guinizzelli, in cui loda la sua donna celebrando dapprima la sua bellezza e poi gli effetti benefici e salvifici del suo passaggio e saluto.

La lode della donna amata, quindi, non riguarda solo il suo aspetto fisico, che non viene descritto, ma solo esaltato attraverso similitudini con fiori, stelle e gioielli preziosi. Il poeta mette in evidenza la nobiltà d'animo della donna e la sua influenza benefica sugli uomini che incontra, che vengono purificati e convertiti dal suo saluto. Nel termine "saluto" c'è molto più del semplice gesto di salutare, c'è il potere salvifico della donna, dal latino dare salutem

È così che l'amore, per i poeti stilnovisti, assume una connotazione religiosa che si concretizza nella figura della donna-angelo.

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Mappa da stampare

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