L'Inquisizione contro Bruno e Galileo

Nel XVII secolo lo scontro tra filosofi della natura (pionieri della futura scienza intesa in senso moderno) e la Chiesa romana raggiunge l’apice. Emblematici in tal senso sono i due processi che vengono istruiti contro Giordano Bruno, filosofo ex frate domenicano, e Galileo Galilei, filosofo e docente universitario. In entrambi i casi la Chiesa non esita a imporre la propria visione del mondo con la minaccia e la violenza.

Appunti

Giordano Bruno possiede una personalità fortissima e combattiva, che gli procura non pochi grattacapi in diverse corti europee, sia con la Chiesa cattolica (è un ex frate domenicano) sia con la Chiesa riformata calvinista (quando credeva che avrebbe potuto trovare riparo a Ginevra).

Galileo è anch’egli un genio perfettamente consapevole di sé e con un’altissima considerazione del proprio ingegno, nonché della validità delle proprie opere.

Di fronte al tribunale dell’Inquisizione, tuttavia, hanno un atteggiamento ben differente: Bruno si ribella accettando di morire sul rogo, mentre Galileo opta per il compromesso dell’abiura.

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Mappa mentale dell'Inquisizione contro Bruno e Galileo

Ben al riparo delle grinfie del Papa, Bruno girovaga in Europa a partire dal 1578 fino a quando non accetta l’ingannevole invito del nobile veneziano Giovanni Mocenigo, il quale lo sequestra nel 1592 e quindi lo consegna alla Santa Inquisizione romana. Il 17 febbraio del 1600 Giordano Bruno viene arso vivo in Piazza Campo de’ Fiori in Roma.

Galileo, invece, viene ammonito nel 1616 (quando sotto processo sono le idee del già defunto Copernico) e, successivamente, processato nel 1633 per aver difeso il sistema eliocentrico nell’opera Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo tolemaico e copernicano (1632). Galileo accetta di abiurare le proprie idee e viene condannato a qualcosa di molto simile agli attuali arresti domiciliari.

Questi due processi sono molto interessanti perché, seppure corretti da un punto di vista formale e giudiziario in riferimento alle pratiche e alle leggi dell’epoca, presentano alcuni aspetti interessanti per noi che viviamo nel terzo millennio. È corretto mettere sotto processo un’idea che non nuoce a nessuno? È giusto che una persona venga condannata a morte perché osa pensare diversamente da tutti gli altri senza che abbia torto un capello a nessuno? Queste e simili sono le domande che oggi ci poniamo nel tentativo di capire se, quanto è capitato a Bruno e Galileo, possa in qualche modo ripetersi anche oggi. Il 31 ottobre 1992 la Chiesa cattolica, dopo una riflessione durata ben 11 anni, decide finalmente di “riabilitare” il grande filosofo, riconoscendo l’errore commesso tre secoli e mezzo prima.

Per approfondire la figura di Giordano Bruno guarda il video Il processo a Giordano Bruno.

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“Tremate più voi nel pronunciare questa sentenza, che io nell’udirla”

Questa è la frase che Giordano Bruno avrebbe pronunciato di fronte a colui che veniva a comunicargli la sentenza di morte. Non possiamo sapere se sia andata veramente così, né se siano state proprio queste le parole del Nolano, tuttavia una cosa è certa: vero o falso che sia, questo aneddoto rende benissimo la forza d’animo e la risolutezza del filosofo Giordano Bruno, capace di restare fedele a se stesso e di tenere fede alle proprie convinzioni fino ad affrontarne le estreme conseguenze.

Nell'immagine il Monumento a Giordano Bruno in Campo de' Fiori (Credits RuprechtN, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons).

Giordano Bruno come Socrate

Esattamente duemila anni prima di Giordano Bruno, un altro filosofo è condannato a morte per aver osato pensare diversamente da quanto imposto dal potere costituito. Si tratta di Socrate (470/469 – 399 a. C.) accusato di corrompere i giovani, non credere negli dei tradizionali e introdurre in Atene nuove divinità. Nel corso del processo a Socrate viene proposto non di abiurare, ma di andare in esilio, ma egli rifiuta, sdegnoso. In carcere, il discepolo Critone gli propone allora di evadere, avendo già corrotto le guardie ma, questa volta ricorrendo a ragionamenti filosofici, Socrate persuade l’amico che è meglio per lui andare alla morte anziché macchiarsi di un crimine di fronte alle Leggi della città di Atene. Anche Bruno, come Socrate, suggella quindi la sua esistenza con la morte degna di un grande uomo e un grande filosofo.

Mappa dell'Inquisizione contro Bruno e Galileo da stampare

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